martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dal BR al Renzi a Cinque stelle?
Pubblicato il 07-11-2014


Dopo la legge BR (Berlusconi e Grillo), ogni riferimento ad altre sigle è puramente casuale, adesso si profila la nuova legge Renzi a Cinque stelle, ogni riferimento ad altre stelle con cinque punte sarebbe solo provocatorio. Cioè si passa da un alleato ad uno opposto come se fosse la stessa cosa. Si cambia sostanzialmente la vecchia intesa con la nuova, con contenuto diverso, nella più assoluta indifferenza. Questo non mi piace del renzismo. Non il Jobs act che è la legge migliore di questo governo, quella che avremmo dovuto fare noi socialisti se fossimo ancora in carne, quella che allarga i diritti del mondo del lavoro e che protegge chi non era protetto. Non mi piace questo pressappochismo nel disegnare un nuovo ordine istituzionale.

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, recita un vecchio adagio. Renzi si sente talmente forte da trasformare a suo piacimento gli interlocutori o piuttosto é interessato solo a portare a casa un risultato, qualunque sia? I suoi frequenti paragoni col calcio, che è fatto di risultati, mi portano a optare per questa seconda ipotesi. Renzi vuole portare a casa i tre punti. È interessato solo a cambiare il Consultellum perché votando con questa legge la sua vittoria sarebbe dubbia. Gli va bene sia la lista bloccata come nell’Italicum, sia la lista sbloccata con le preferenze (al 70 o al 100 per cento non importa). Gli va bene il premio alla coalizione (che sia al 35, al 37 o al 40 gli è indifferente) o alla prima lista (con soglia, senza senza soglia, con ballottaggio tra le prime due non importa), gli va bene lo sbarramento al 3, al 4 o al 5 per cento, perché no?

Berlusconi nicchia e Renzi si rivolge a Grillo. D’altronde se i due forni valevano per Andreotti perché non possono valere per lui, che in fondo del partito di Andreotti è anche un po’ l’erede? Grillo, sarebbe meglio dire Di Maio, che è colui che ha lanciato la nuova politica di attenzione verso il Pd, osteggiata da Grillo, vuole il premio di lista e le preferenze? E diamogliele, santo cielo. La verità è che Renzi vuole una legge elettorale subito non perché voglia andare subito al voto, ma perché può essere credibile se lo paventa. Berlusconi, che è alle prese con la lotta interna scatenatagli da Fitto e da molti parlamentari che si sentono ormai senza poltrona, non può permettersi di offrirgli questa opportunità. Dunque sulla legge elettorale si gioca una partita importante.

Bisogna pur ricordarne il tragitto. Alla Camera è stato approvato, col voto fondamentale di Pd e Forza Italia, il testo del cosiddetto Italicum, che ancora non è approdato al Senato. Quando vi approderà potrebbe essere sostanzialmente cambiato e votato magari dallo schieramento opposto, col perno centrale del Pd. Tornerà poi alla Camera dove la maggioranza che lo aveva varato sarà sostituita da una nuova maggioranza. È un tragitto che non ha precedenti. Non so se la scelta della procedura sia questa o piuttosto quella di lasciar decadere l’Italicum, senza inscriverlo all’ordine del giorno del Senato, e di ricominciare dalla Camera con un nuovo testo. Resta il fatto che mentre viaggia dal Senato alla Camera la riforma di Palazzo Madama, ma dovrà tornare al Senato e poi ancora alla Camera per diventare legge, l’Italicum, dopo l’approvazione alla Camera, è adesso bloccato al Senato. Si rischia un clamoroso autogol, per usare il termine preferito da Matteo, che vuole passare dagli annunci alle decisioni.

Di più. Se la legge sul Senato, che è legge costituzionale, non verrà approvata definitivamente in quarta lettura, si rischia di votare anche per il Senato, dove la legge non c’è, perché l’Italicum affronta solo la procedura elettorale per la Camera, essendo quella del Senato inserita in Costituzione. Bel grattacapo, Matteo. Un consiglio. Porta un Renzellum con collegi o preferenze, sbarramento al 3 per cento, premio di maggioranza alla coalizione che superi il 50 per cento, altrimenti ballottaggio tra le prime due con possibile recupero di seggi anche per i partiti che non hanno superato lo sbarramento al primo turno e che fanno parte della coalizione vincente, per non consentire che il voto, magari determinante, di alcune liste sbarrate sia attribuito ad altre. È una proposta di buon senso che potrebbe innanzitutto mettere d’accordo la maggioranza. Perché tra Berlusconi e Grillo esiste anche una maggioranza. O sbaglio?

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Commenti all'articolo
  1. Bellissimo articolo ed ottima la soluzione suggerita! Tuttavia, come recita l’apertura di oggi del giornale, la maggioranza è variabile…cosa aspetta dunque il Capo dello Stato a prenderne atto?

  2. La politica degli annunci di Renzi non porterà a nulla. Lavoriamo da subito per smarcarci da questo governo e per costruire una vera alternativa a sinistra. Il PD è solo un carrozzone assetato di potere. Dialogherebbero anche con l’ISIS pur di rimanere aggrappati alle loro poltrone. Sono buoni solo a prendersela con i lavoratori e con i pensionati, mentre il divario tra chi ha troppo e chi non ha proprio niente aumenta sempre di più. Vadano a casa tutti e si voti subito con il Consultellum!

  3. Altro che legge migliore il jobs act, altro che allargamento dei diritti, altro che protezione di chi non era protteto. Il jobs act cosi com’è a me sembra solo una cambiale che il governo si è impegnato a pagare a confindustria. E tutto questo a fronte di cosa? Di maggiori opportunità di lavoro? Ma dai, lo sappiamo o no che il lavoro si crea attraverso lo sblocco degli investimenti anche a mezzo spesa pubblica? Lo sappiamo che le future generazioni di lavoratori così rischiano di non essere più garantite nella stabilità del posto di lavoro visto che potranno essere licenziate più facilmente non essendo più previsto per loro il reintegro in caso di ingiusto licenziamento economico? E questo non è forse un diritto negato? Il solo scopo della riforma, cosi come viene presentata, è la svalutazione interna cioè la svalutazione del costo del lavoro, (salari e stipendi), per essere più competitivi. Lo fece la Germania negli anni 90 e soprattutto lo fece in un contesto di crescita economica, fattore essenziale che per noi oggi non vale visto che non cresciamo da un pezzo.
    Detto questo e riconoscendomi nel documento della minoranza spero che il partito socialista assuma almeno una posizione critico costruttiva sul jobs act, evidenziando le probabili conseguenze negative mancando un serio confronto col mondo sindacale ma anche promuovendo iniziative volte a riconoscere il diritto dei lavoratori ad essere rappresentati negli organi aziendali, ovvero nei consigli di amministrazione, a contrappeso della rinuncia al diritto di reintegro in caso di licenziamenti economici ingiusti. Almeno così i lavoratori potranno pronunciarsi sulla “bontà” di possibili licenziamenti economici evitando che queste decisioni vengano prese solamente dalle parti datoriali.

  4. Forse mi metto a ridere. al 3% il nostro partito virtuale sparirebbe. Forse perchè i nostri prodi, ogni riferimento è casuale, almeno per ora, traghetterebbero subito su qualche altro carro, magari perchè riformisti snob.
    scusi, Del Bue, lei è un uomo intelligente e caparbio, il problema politico è Renzi : ha tutti contro, tanto vale recuperare una sana prassi costituzionale. Il Presidente si dimette , ma prima scioglie queste Camere. Almeno festeggiamo Capodanno con un sole nuovo. Sogno, mi scusi, ma forse no.

  5. Per la verità noi non ci siamo presentati nemmeno con uno sbarramento al 2 e sotto il due. Ma noi dobbiamo immaginare una legge utile all’Italia o utile a noi? Secondo. Certo che il jobs act amplia i diritti. Li estende a chi non li ha mai avuti. Anche ai precari. E non toglie nulla sull’articolo 18 a chi lo ha. Mi sono anche stancato di ripetere le stesse cose. È un passo avanti nel segno del l’equità sociale. Io non ho detto che risolvera tutti i problemi. Ci mancherebbe.. Se qualcuno poi è cieco o sordo, faccia pure.

  6. Nella delega dell’art. 18 non si parla come fai a sapere cosa ci sarà? Forse grazie al Patto PD-PSI qualcuno ha delle informazioni riservate. La svolta sulla Corte Costituzionale è avvenuta dopo una consultazione Renzi Nencini ed anche le modifiche all’Italikum. Nell’informazione di regime non si è neppure detto che Nencini era presente alla caduta del diaframma della variante di valico .

  7. Caro Mauro per errori irrimediabili nel testo della riforma costituzionale siamo alla Quinta lettura. Non si sono accorti che nell’art. 117 all’ultimo commaci sono bestialità come con legge regionale si regola la partecipazione delle minoranze linguistiche nel PARLAMENTO!!! Nello stesso articolo al comma 2 lett. p) la legge elettorale è invece competenza esclusiva dello Stato ovvero l’altra perla che i sindaci metropolitani se si fanno democraticamente eleggere non possono essere nominai Senatori

  8. Vorrei semplicemente osservare che se il Senato fosse già stato eliminato, e ci trovassimo una sola camera, i giochetti di cambio di maggioranza , tra la prima e la seconda lettura, sulla legge elettorale o su altro non sarebbero possibili e la politica sarebbe costretta a una maggiore serietà.

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