martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dati Istat. Italia “sottostimata” anche da Moody’s
Pubblicato il 10-11-2014


Moody-s-Rating-ItaliaSe non ci ha pensato il clima, provvede l’Istat a raffreddare gli animi. Gli ultimi dati non solo confermano le stime al ribasso, ma l’Istituto di Statistica certifica che a settembre la produzione industriale è scesa del 2,9% rispetto a un anno prima. Un futuro dai tratti sempre più neri per il Belpaese se si aggiunge anche che Moody’s ha lanciato un avvertimento: nel 2015 l’Italia rischia una crescita pari a zero. Le stime sono comprese in un range che va dal -0,5% al +0,5% per il 2015. Le cifre si confrontano con le previsioni di un anno fa, che erano per una crescita compresa tra -0,3% e +0,5%.
Le prospettive per l’Economia italiana si mettono seriamente male, secondo i dati Istat, nel 2014 si prevede una diminuzione del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari allo 0,3% in termini reali, seguita da una crescita dello 0,5% nel 2015 e dell’1,0% nel 2016. Le brutte notizie non arrivano mai da sole, ad aggiungersi alle brutte prospettive del Pil, quelle sulla produzione industriale, a settembre è stato segnato un calo del 2,9% su base annua e dello 0,9% dal mese di agosto, contro quello previsto dello 0,2%. È il dato più basso da settembre 2013.

In fondo alla lista i comparti della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-12,8%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dell’industria del legno, della carta e stampa (-7,0%). Brusco arretramento anche per l’energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%). Mentre resistono e avanzano i settori della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).

Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi il dato della produzione industriale di settembre “è arrivato dopo un mese che è stato positivo, è chiaro che siamo in una situazione in cui c’è un mese di rialzo e un mese di calo: il trend non è certamente positivo”. Tuttavia per Squinzi il dato di ottobre dovrebbe essere migliore.

Ma l’Italia affanna e Moody’s scoraggia gli ultimi spifferi di ottimismo dando le previsioni più negative a livello internazionale dove tutti danno per certo un ritorno alla crescita per l’Italia.

Moody’s punta il dito sulle riforme strutturali che tardano ad arrivare, riferendosi però non solo all’Italia. Per gli analisti americani la crisi che percuoterà il nostro Paese è frutto anche di una congiuntura esterna: gli elevati livelli di debito societario rispetto alla crescita del Pil in paesi come Francia e Spagna, uniti alla crisi in Ucraina, continueranno a incidere sull’andamento nervoso dei titoli di Stato d’Europa, senza dimenticare la frenata della crescita cinese (la seconda economia al mondo), del Brasile e del Sudafrica, di quest’ultimo la stessa agenzia di rating Usa ha deciso la settimana scorsa di declassare il rating.

Insomma a restare in sella, secondo Moody’s, resteranno gli anglofoni Usa e Regno unito, accompagnati dalla produttiva India.

Liberato Ricciardi

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