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Opinioni e commenti
 

Di Lello: “Basta alibi-Berlusconi. Cambiamo la Severino”
Pubblicato il 06-11-2014


Severino-Conferenza-Psi“C’è più di un buon motivo per cambiare la legge Severino, per i suoi profili di illegittimità costituzionale: perché è ingiustificata la sospensione da una carica pubblica dopo una sentenza di primo grado, perché non può esserci una differenza di trattamento tra parlamentari e consiglieri regionali o amministratori pubblici”. “La Costituzione – ha spiegato il capogruppo socialista alla Camera, Marco Di Lello, introducendo la conferenza stampa per illustrare due proposte di legge per abrogare l’articolo 11 della legge Severino, la parte in cui si prevede la sospensione o la decadenza degli amministratori locali anche per condanna non definitiva – stabilisce che si è innocenti fino a sentenza definitiva mentre la Severino prevede un regime diseguale per gli amministratori locali e i parlamentari, per i quali produce effetti solo per condanne superiori a 2 anni”. “Ma poi non può essere che il Parlamento aspetti che sia la Corte Costituzionale a costringerlo a rivedere delle norme palesemente sbagliate, in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, vista la diversità di trattamento prevista per i parlamentari”.

Alla conferenza stampa di presentazione delle pdl di iniziativa dei deputati socialisti, assieme a Marco Di Lello, altri tre degli undici che hanno già sottoscritto il testo, Fulvio Bonavitacola, Anna Maria Carloni e Enza Bruno Bossio, tutti del Pd. Il filo conduttore è stato quello delle ‘problematiche di natura costituzionale’ che riguardano le condanne ‘non definitive’, la incandidabilità e la sospensione o decadenza dalle funzioni di parlamentare europeo o italiano.

La proposta di modifica della legge Severino prevede la sospensione dalla carica solo in caso di condanna definitiva per i reati contro la pubblica amministrazione, fatta eccezione per i reati di mafia e terrorismo, per i quali continua a valere la condanna in primo grado. In secondo luogo, si chiede l’abrogazione dell’abuso d’ufficio dalla lista dei reati che comportano incandidabilità, sospensione e decadenza dalle cariche elettive regionali e da quella di amministratore locale.

A ricordare come si è arrivati a questo punto è stato Fulvio Bonavitacola che ha sottolineato il ‘vizio’ demagogico contenuto nelle norme nate da una legge delega affidata al Governo, che è stata approvata in appena 23 giorni, nel dicembre del 2012, alla vigilia dello scioglimento delle Camere quando le forze politiche che sostenevano il governo Monti dovevano dimostrare all’opinione pubblica la volontà di frenare la corruzione tra i partiti, “in un clima in cui bisognava mostrare lo scalpo per fare campagna elettorale”. “Qualcuno ci chiede – ha spiegato poi Bonavitacola – se questo sia il momento più adatto per aggiungere anche la legge Severino alla tanta ‘carne al fuoco’ che c’è alle Camere; se non sia un momento delicato. A queste obiezioni, rispondiamo che i temi che riguardano principi di fondo della nostra Repubblica, non possono essere barattati e il Parlamento deve dire la sua”.

“Una legge nata in un contesto emergenziale – gli ha fatto eco l’onorevole Carloni – da cui traspare l’incapacità della politica di riformare se stessa. Una legge che alla prova, vedi il caso De Magistris, ha dimostrato di non funzionare. Più di un motivo insomma per agire e agire in fretta”.

“E poi – ha sottolineato la parlamentare Bruno Bossio – immaginate cosa potrebbe accadere se la legge dovesse essere applicata con il nuovo Senato dove potremmo avere senatori che sono anche consiglieri regionali o sindaci. Come verrebbe applicata questa legge che prevede sanzioni e comportamenti diversi per parlamentari, consiglieri regionali e amministratori pubblici? Un doppio trattamento”?

Insomma un pasticcio che giustifica ampiamente l’iniziativa socialista e che non può essere frenata dalla questione della retroattività collegata ai problemi dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. “Mi sento equidistante, e non da oggi, tra De Magistris e Berlusconi e quando difendo i principi non bado alla convenienza. Mi auguro – ha concluso Di Lello – che la questione possa serenamente essere affrontata e risolta in Commissione. Berlusconi non può più essere un alibi per non riformare seriamente la giustizia nel nostro Paese”.

Redazione Avanti!

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