mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Dopo la strage della sinagoga
Pubblicato il 18-11-2014


Adesso non si dica che è colpa di Israele. La sinagoga di Gerusalemme ferocemente colpita dal raid terroristico palestinese, che ha lasciato sul selciato quattro rabbini morti e alcuni feriti, parla purtroppo da sola. Netanyahu ha subito parlato di dura reazione. Saranno ancora bombardamenti su Gaza? La verità è che si è riaccesa la spirale di guerra che dura a intermittenza ormai dal lontanissimo 1948, quando Ben Gurion proclamò la nascita dello stato di Israle e venne subito attaccato da cinque paesi arabi. Troppo sangue si continua a versare in quel territorio. E la mancata soluzione del conflitto è anche fonte di tensione e di giustificazione o pretesto di guerre in tutta la zona. Più volte la pace è stata a un passo dopo le varie Camp David, ultima delle quali quella del 2000 che pareva preludere a un accordo assai soddisfacente per i palestinesi, con la concessione del novanta per cento dei territori.

Quando si arriva a un passo dalla pace scoppia subito un nuovo focolaio di guerra. Questo mentre tutto il Medio Oriente è divenuto ormai una polveriera. Le primavere arabe sono quasi tutte sfociate (con l’unica eccezione della Tunisia, dove dopo la vittoria degli islamici la supremazia è andata recentemente ai partiti laici) in regimi religiosi alcuni fanatici, in qualche caso capovolti, come in Egitto, da colpi di stato. In Siria la guerra civile contro Assad si sviluppa nell’indifferenza e nelle contraddizioni assunte dagli stati occidentali e in particolare dagli Usa e ha finito per generare l’Isis, l’organizzazione terroristica più spietata e sanguinaria dell’ultimo cinquantennio.

Questa organizzazione minaccia direttamente anche l’Europa e in particolare l’Italia. Ha ragione Angelo Panebianco a metterci in guardia. L’Isis punta a Roma, alla città del papa, capo di una religione da distruggere. Che ci siano terroristi che provengono da tutte le nazioni europee, che hanno studiato e lavorato in Europa, e che sono pronti a tornare da noi per importare il conflitto, risulta evidente dai dati forniti e dalla stesse parole dei protagonisti. Noi facciamo finta di niente. Abbiamo altri problemi, i fiumi che esondano, la disoccupazione giovanile, la miseria che si allarga. Se poi ci capitasse addosso anche una guerra terroristica di quel tipo, penso che i nostri drammi domestici passerebbero in secondo piano.

È inutile nasconderci dietro un cerino. C’è una guerra dell’estremismo islamico contro di noi. Non solo contro il mondo cristiano, ma anche contro la civiltà liberale. Continuare a sottovalutarlo significa perderlo in partenza. Abbiamo il dovere di meglio selezionare l’immigrazione aprendola ai profughi politici, chiudendo alla clandestinità indiscriminata. Abbiamo il dovere di verificare il modo col quale vivono e si educano nelle moschee i giovani mussulmani. Senza confondere naturalmente l’estremismo islamico con la religione mussulmana. Anzi, noi abbiamo bisogno dei mussulmani per sconfiggere il terrorismo islamico. Così come abbiamo bisogno dei paesi arabi per sconfiggere l’Isis. E avremmo davvero bisogno della fine del conflitto israelo-palestinese per togliere anche il più remoto alibi a chi sceglie di imbracciare un fucile in nome di Allah e di puntato contro di noi.

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Commenti all'articolo
  1. Siccome, purtroppo, aveva ragione Oriana Fallaci, ben vengano i droni d’Israele e le sofisticate batterie di difesa anti missile. Ben vengano le tecnologie più raffinate, che infliggano il castigo più pesante, risparmiando vite umane: prima di tutto le vite dei nostri soldati ma anche quelle dei nemici. Alla logica dei kamikaze dobbiamo rispondere con i nostri valori che mettono la vita sopra ogni cosa. Però dobbiamo fare terra bruciata. Dobbiamo anche costruire le occasioni economiche per i giovani africani che vogliono abbandonare il fondamentalismo contapponendo il nostro stile di vita a quello demenziale di tutti i fanatismi. Assieme alla Cina dobbiamo intervenire con nuclei di sviluppo, di industrie e di commerci, da sempre l’antidoto più efficace contro la guerra.

  2. Per affrontare le sfide che ci stanno difronte occorre dialogo ma anche fermezza.
    Non bisogna tornare sul signor Però, caro Mauro, bisogna avere il coraggio di affrontare i problemi per quello che sono.
    Il buonismo non è dialogo, la tolleranza deve avere un limite invalicabile, chi va oltre quel limite deve essere punito o cacciato.
    Bisogna mettersi in mente che il degrado delle periferie se non si elimina, prima o poi toccherà tutti, anche chi attualmente si sente immune, è nel degrado che possono crescere forme di terrorismo anche di matrice islamica.
    Lo Stato democratico non può reprimere brutalmente, deve perentoriamente far rispettare a tutti, italiani e stranieri le regole di convivenza. Chi non può vivere con decenza nel nostro Paese va rispedito nel suo Paese, senza Però.
    Cosa centra la questione Palestinese?
    Centra e come! Più l’occidente, in particolare l’Italia va in degrado, maggiori saranno le tensioni e i pericoli nel nostro Paese.
    Quando uno è debole corre più rischi, perchè è più vulnerabile.

  3. Libera Chiesa in libero Stato!
    La garanzia di professare la propria religione è stata garantica dal nuovo concordato, siglato da Bettino Craxi.
    Dopodiché uno stato autorevole fa rispettare le proprie leggi e chi non le rispetta ovvero le infrange – come da regola – o ha le pene conseguenti o, se non è cittadino italiano rispedito a casa propria, come ormai mi pare stiano facendo diversi Paesi al mondo.
    Negli stati autoritari, oltre che autorevoli – cito la Cina per tutti – queste persone si guardano bene dal praticare azioni contro la regola comune. Da noi più permissivi (ah, il buonismo!), fanno anche di peggio: Non siamo padroni in casa nostra per cui loa SOVRANITA’ va a farsi benedire.
    Un parlamento serio – costituzione alla mano – dovrebbe dare INTERPRETAZIONE AUTENTICA alla norma fondamentale, mettendo la magistratura dentro la maglia dell’applicazione della legge. Senza se e senza ma. Non possono applicarsi casi particolari dalla magistratura: DURA LEX SEDE LEX. L’eventualità riduttiva sta solo nel “buon cuore” del Presidente della Repubblica.

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