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Opinioni e commenti
 

E dopo Napolitano?
Pubblicato il 28-11-2014


Dopo le indiscrezioni di circa tre settimane fa, tornano in auge le possibili dimissioni a inizio 2015 del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato sta affrontando una fase turbolenta della politica italiana alla luce delle riforme del lavoro, di quella istituzionale e dell’astensionismo alle elezioni regionali. A 89 anni la fatica inizia a farsi sentire.

La rielezione al Colle, prima volta nella storia della nostra Repubblica, di Giorgio Napolitano nell’aprile 2013 può terminare nelle prime settimane del nuovo anno. Un’altra “prima volta”, nonostante altre illustri dimissioni anticipate come quelle di Segni e Leone. Le prerogative di Napolitano restano intatte per ‘vegliare’ sulla politica italiana fino a quando le forze glielo consentiranno. Il Presidente del Consiglio Renzi ha ricordato a Napolitano quanto può essere rischioso lasciare la più alta carica dello Stato prima dell’attuazione delle riforme. In particolare Renzi punta all’approvazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale maggioritaria. Ed è proprio lo spettro di elezioni anticipate che si aggira tra i corridoi del Quirinale.

La defezione dei 30 deputati PD che non hanno votato il Jobs Act e il crollo di Forza Italia sono elementi di destabilizzazione, e Napolitano lo sa bene. La maggioranza di governo può rompersi da un momento all’altro. Il Presidente della Repubblica allora non può fare altro che valutare l’effettiva tenuta della XVII legislatura. Al Colle, nella giornata di mercoledì, c’era oltre a Renzi il ministro Boschi. I due hanno chiesto a Napolitano di restare al Quirinale almeno fino a metà febbraio, quando il testo dell’Italicum sarà approvato da Camera e Senato. Re Giorgio, da fonti interne, continua a dire no.

Quali sono le ipotetiche candidature se Napolitano si dimettesse? I nomi che circolano sono quasi tutti di esponenti del PD: Anna Finocchiaro, Romano Prodi, Graziano Delrio, Walter Veltroni, Dario Franceschini, Roberta Pinotti. Altre personalità della politica sono già state prese in esame come Giuliano Amato, Mario Draghi, Pietro Grasso, Pierluigi Castagnetti, Gianni Letta. La candidatura più affascinante e super-parte rimane quella di Emma Bonino. Il toto Quirinale però dovrà attendere le decisioni di Napolitano, stanco di sedare da solo la litigiosità dei partiti. Il Capo dello Stato aveva chiesto sicurezza, celerità e collaborazione nell’affrontare l’approvazione di una nuova legge elettorale e della riforma del Senato. A oggi non pervenute.

Manuele Franzoso

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Commenti all'articolo
  1. La più affascinante Emma Bonino? Perché è una donna? Ma prima c’è Giuliano Amato. Un socialista DOC, una vera garanzia per la democrazia e la libertà di questo nostro bello e sfortunato Paese. Una personalità conosciuta in tutto il mondo, una ‘testa’ brillante, che gode di una stima larghissima e che sarebbe certamente indipendente da tante consorterie, tifoserie e parrocchiette. Forse il suo limite potrebbe essere proprio questo. Mi sa anche che è un po’ indigesto a tanti ex e neo democristiani, a cominciare da Matteo Renzi. Ma noi socialisti dovremmo cominciare a sostenerlo da subito. O no?

  2. Non sottovaluterei, tra l’accelerazione delle dimissioni di Napolitano, le sue perplessità sulle Leggi da firmare a cominciare dalla Jobs Act, che prevede una delega quasi in bianco, ai limiti dell’incostituzionalità, così per l’Italicum che prevede il disconoscimento dei partecipanti alla Lista vincente sotto lo sbarramento, ma i voti considerati validi per il Premio e il ballottaggio, oltre al mantenimento di Parlamentari nominati con il sistema del blocco dei capilista. Mi sembra un gioco inutili ipotizzare nomi, peraltro accettabili ai Socialisti, mentre il proposito di Renzi è metterci qualcuno poco autorevole per non fargli ombra.

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