venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

E vennero i fratelli dell’Est …
Pubblicato il 10-11-2014


Già da due settimane le televisioni e le radio di tutto il mondo stanno facendo concentrare l’attenzione generale su ciò che sta accadendo nell’Est dell’Europa, zona allora indicata come “Oltre Cortina”.

 La ” Cortina di Ferro” fu una conseguenza della seconda guerra mondiale e della Conferenza di Yalta, ridente località della Crimea dove nel 1945, a conflitto ancora in corso , America, Russia e Gran Bretagna, si spartirono il mondo decidendone il nuovo assetto politico.

A parte un occhio di riguardo per la Francia riconosciuta vincitrice a rutti gli effetti, alquanto dure furono le condizioni di resa per i vinti. L’Italia ed il Giappone vennero colpite con “amputazioni” territoriali e pure da sanzioni di carattere internazionale.Ma tremenda fu la punizione per la Germania costretta a rinunciare per sempre alle pretese su Alsazia e Lorena e ad altre regioni  di sua secolare sovranità, indotta ad affrontare un isolamento internazionale, ma soprattutto forzata  a subire una vera e propria occupazione militare.

Quest’ultima si concretizzava in due aspetti e in due livelli ben disciplinati e codificati.

L’intero territorio tedesco venne diviso in quattro zone di occupazione : a nord ovest la Zona inglese, a Sud Ovest quella francese, a Nord Est quella Russa e Sud Est quella Americana.

Per evitare che la Capitale Berlino restasse completamente in mano ai Sovietici, la città venne suddivisa a sua volta in altrettanti settori, pressochè in similitudine geometrica alle indicazioni geografiche sopra citate, assegnandone ognuna al controllo dei quattro Stati vincitori. Da quel momento, con il comune nemico ormai battuto,le ambizioni delle democrazie Occidentali coalizzate attorno agli Stati Uniti e quelle degli Stati dell’est Europa sotto influenza dell’Unione Sovietica tesero sempre più a divergere con l’aumento di una tensione internazionale politico-economica che vide nella guerra civile greca(1946-1949)  il suo massimo momento di esplosione, dissidio ben riassunto   anche in altri episodi dell’epoca come la sovietizzazione della Bulgaria (1946),  l’inizio degli arresti di Budapest (1947), l’esclusivismo comunista nel Governo della Romania (30-12-1947), la svolta stalinista della Polonia (1948), il colpo di Stato di Praga (25-02-1948).   La decisione della costituzione delle due alleanze del Patto Atlantico  (1949) e del Patto di Varsavia (1955) riassunsero questo stato di cose, portando conseguenze in varie aree del mondo e soprattutto nell’Europa dove il contatto fra le due parti contendenti ed i rispettivi alleati era più chiaro ed evidente.

In Germania, in specie,  passati  4 anni dal 1945 che aveva visto la caduta del nazismo, ed esattamente  il 23/05/1949 le zone tedesche controllate da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia dettero vita alla Repubblica Federale di Germania (generalmente denominata Germania Ovest ed abbreviata in BDR )con capitale, definita provvisoria a Bonn, che decretò la sua adesione al Patto Atlantico. Al contempo  la zona sotto il controllo Sovietico dette vita alla Repubblica Democratica Tedesca ( indicata spesso come Germania Est e con sigla DDR ), che scelse come capitale il settore russo di Berlino di  fatto corrispondente a Pankow, il quartiere più esteso e popoloso ivi esistente.

Proprio Berlino la ex- capitale del Terzo Reich visse una situazione drammatica, frutto della sua “divione nella divisione”.

Sin dallo stesso 1949 infatti  i settori affidati agli occidentali vennero unificati in una sola amministrazione costituente un’entità aggregata alla Repubblica Federale, di cui era praticamente un enclave circondato interamente dal territorio della Germania Est, per di più confinante con  il settore orientale di Berlino-Pankow diventata, come detto, capitale della Repubblica Democratica Tedesca.

I rapporti frontalieri fra le due Germanie, e quindi fra le due Berlino, come del resto quelli fra gli Stati  orbitanti in area sovietica con gli altri filo-occidentali,  per quanto ricchi di suspence, si limitarono inizialmente alla presenza di barriere ben delimitate  con lunghissime ed altissime reti di filo di ferro , custodite con la presenza di posti di blocco molto ravvicinati. Ma la situazione era destinata ulteriormente ad incacrenirsi con l’aumentare di quella che sarà definita la ” Guerra Fredda” e con l’esplosione di  episodi macchiati di sangue e violenze quale quello della repressione della Rivolta Ungherese (1956). A questo deve aggiungersi il fenomeno della fuga di popolazione altamente specializzata dall’economia collettivista della Germania Est, verso  quella dell’Ovest dove la loro opera era molto più pagata e dove esisteva un sistema di governo rispettoso dei criteri di libertà e democrazia rappresentativa .

Furono questi i motivi che indussero nella notte fra il 12 edil 13 agosto 1961 le autorità della Germania dell’Est ad iniziare la costruzione di una linea di demarcazione che divise in due la città: Il Muro di Berlino, sinonimo di una umiliazione per la nazione tedesca, ma per certi aspetti pure per  l’intero contesto europeo,che per 28 anni campeggiò triste e lugubre sulle strade di una Berlino che visse da da  subito la sua presenza come un’onta, una vergogna.

Giustificato come una linea di difesa contro il fascismo (Antifaschistischer Schutzwall in tedesco) esso fu nel gergo politico e diplomatico la risposta tardiva. sbagliata ed enomermemente amplificata a quel ” Cordone Sanitario ” creato dagli Occidentali nel primo dopoguerra per isolare ed impedirne l’espansione ad Ovest della rivoluzione sovietica del 1917.

Esteticamente non bello ed i alcuni tratti massiccio ed irrobustito da controfortezze in vario materiale per il posizionamente delle guardie di frontiera, esso era costituito da due muraglie contrapposte divise da uno spazio lasciato libero per meglio individuare gli eventuali tentativi di passaggio e di fuga. I quali nonostante tutto ci furono ugualmente e spesso con un tragico epilogo, tanto da far meritare al corridoio l’appellativo di ” Striscia della Morte”. Infatti secondo stime alquanto recenti almeno 133 persone sono rimaste uccise nel tentativo di raggiungere l’occidente e la libertà, mentre di altre 80 arrestate o fermate durante la fuga, non si hanno più notizie.

Tutto ciò ha fatto diventare il Muro di Berlino il simbolo della divisione e dell’odio, un qualcosa da dover eliminare il più presto possibile, come una ferita da curare ed in fretta.

La ferita è stata guarita, ma con il tempo e la pazienza di tanti e tanti uomini che seppero tessere una tela di nuova speranza. Figure emblematiche degne di rispetto.

Fra tutte svetta quella del Cancelliere socialdemocratico Willy Brandt, ex-partigiano in Norvegia ed ex-Borgomastro di Berlino Ovest, di cui fu a capo nei terribili giorni dell’isolamento forzato deciso dalle autorità della Germania Est ed ideatore del famoso ponte aereo cui si dovette ricorrere per approvigionare la città.

Diventato leader nazionale inaugurò una politica di dialogo con l’est (la Ostpolitik) considerato il seme,il germoglio da cui in seguito nacque la riunificazione tedesca.

A lui, scomparso l’ 08/10/1992 e sepolto con tutti gli onori di un vero Capo, va dedicato principalmente questo venticinquennale della caduta de Muro di Berlino. E ,sono certo, a lui è stato rivolto un pensiero da tutti i Berlinesi, da tutti i Tedeschi e da tutti gli Europei amanti della pace, ma soprattutto della libertà.

Fabrizio Manetti

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Commenti all'articolo
  1. meglioi se la germania fosse rimasta divisa in due. l’imopressione, alla luce di documentazione solo recentemente resa accessibile, è che la caduta del muro fosse stata preparata a mosca, pankow incapace diu sostenersi senza l’appoggio economico soviertico.quanto all’alsazia-lorena (non l’alsazia, l’alsazia-lorena), che fosse tedesca è da dimostrare.

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