martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ebola, la ‘prima volta’ per l’Italia
Pubblicato il 25-11-2014


Ebola-contagio

Il medico italiano affetto da Ebola, il primo paziente italiano infettato dal virus, stamane aveva la febbre a 39° ed è ricoverato allo Spallanzani dove “ha iniziato un trattamento antivirale” con un farmaco sperimentale non registrato, ma autorizzato dall’Aifa, su indicazione del ministro della Salute. Il trattamento è stato già “utilizzato con successo in pazienti in Usa e Spagna”.

Il medico, siciliano, ha contratto l’Ebola durante la sua prima missione con Emergency in Sierra Leone. Attualmente “presenta condizioni stabili”.
Il medico è stato trasportato in Italia con un volo speciale dell’Aeronautica militare, assistito da un team di medici, in una barella chiusa specificatamente studiata per questo genere di persone colpite da patologie infettive contagiose.

“Abbiamo deciso – ha detto la presidente di Emergency, Cecilia Strada, durante la conferenza stampa all’istituto Spallanzani – per una questione di privacy di non fornire informazioni sul medico. Possiamo dire che ha 50 anni è un infettivologo ed ha già lavorato con Emergency. Era la sua prima missione in Sierra Leone dove era giunto il 28 settembre scorso”.

Spaventa più di qualsiasi altra epidemia, al punto che è stata definita la peste del terzo millennio. Il primo ad essere contagiato è stato il 42 enne liberiano Thomas Eric Duncan, morto negli Usa, subito dopo il contagio ha riguardato due infermiere: la prima è la spagnola Teresa Romero, che ha contratto il virus strofinandosi il viso con un guanto con cui stava trattando il missionario malato e rimpatriato dall’Africa, l’altra è l’infermiera che si era occupata di Duncan, la 26enne Nina Pham.
Nonostante la paura l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha ridimensionato l’allarme per l’ebola in Occidente, sostenendo che un’epidemia del virus in Europa o Stati Uniti è improbabile considerando che vi sono sistemi sanitari strutturati ed efficienti. Christopher Dye, direttore della strategia del braccio Onu per la sanità, ha riconosciuto che l’approdo del micidiale virus negli Usa o in Paese europei è motivo di «seria preoccupazione».

L’ebola è un virus estremamente aggressivo, che causa una febbre emorragica, e si diffonde tra coloro che sono entrati in contatto con il sangue e i fluidi corporei di soggetti infetti. Uno solo dei ceppi di ebola noti fino a oggi, possiede una trasmissibilità di tipo aereo, si tratta del Reston, dalla città di Reston, Virginia, dove fu identificato in un tipo di scimmia. Il tasso di mortalità è molto alto e varia dal 50% all’90%. Il primo ceppo di tale virus fu scoperto nel 1976, nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Finora sono stati isolati quattro ceppi del virus, di cui tre letali per l’uomo.

I sintomi dell’infezione sono febbre alta (almeno 38,8 C), cefalea, dolori ai muscoli e alle ossa, all’addome, astenia, faringite, nausea e vertigini. Successivamente con l’aggravarsi dell’infezione compaiono sintomi di più grave entità, come diarrea, feci scure o sanguinolente, vomito scuro dall’aspetto a “fondo di caffè”, occhi rossi dilatati con presenza di aree emorragiche sulla sclera, petecchie, rash maculopapulare e porpora. L’emorragia interna è causata da una reazione tra il virus e le piastrine che dà luogo a varie rotture nelle pareti dei vasi capillari. Occasionalmente si presentano sanguinamenti interni o emorragie esterne orali e nasali. Il periodo di incubazione può variare dai 2 giorni a tre settimane, ma generalmente è di 5–10 giorni e tra l’insorgenza dei sintomi e la morte, passano da una a due settimane.

Maria Teresa Olivieri

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