domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Esodati, al via
la sesta salvaguardia
Pubblicato il 21-11-2014


Con il via libera definitivo al Ddl contenente la sesta salvaguardia per i lavoratori esodati, ossia rimasti senza stipendio né pensione dopo la legge Fornero, è arrivata una nuova circolare sulla “sesta salvaguardia”. La misura di tutela da poco licenziata dal parlamento riguarda 32mila persone. L’operazione (la sesta appunto in ordine di tempo) per i 32mila soggetti coinvolti mette sul tavolo nuove risorse per 8mila unità e recupera risorse per altre 24mila persone dalle somme che non sono state utilizzate nelle precedenti salvaguardie. Le posizioni tutelate raggiungono ora le 170mila unità per 13 miliardi di euro complessivi.

Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato  la circolare n. 27 del 7 novembre 2014, contenente le istruzioni operative per le Direzioni territoriali del lavoro in relazione alla VI procedura di salvaguardia di cui alla legge 10 ottobre 2014, n. 147, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 246 del 22 ottobre 2014 (S.O. n. 80).

La Circolare è corredata, tra l’altro, dal modello di istanza che deve essere presentata dai lavoratori rientranti nelle categorie previste dall’articolo 2, comma 1, della legge 10 ottobre 2014, n. 147, come riportate nel medesimo documento.

Si tratta dei soggetti individuati delle lettere c), d), e) dell’art. 2 appena richiamato, in particolare:

c) i lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412 del codice di procedura civile ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, ancorché abbiano svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a condizione che:

1) abbiano conseguito successivamente alla data del 30 giugno 2012 un reddito annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500;

2) perfezionino i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011;

d) i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4 dicembre 2011 e collocati in mobilità ordinaria alla predetta data, i quali, in quanto beneficiari della relativa indennità, devono attendere il termine della fruizione della stessa per poter effettuare il versamento volontario, a condizione che maturino i requisiti utili a causare la decorrenza del trattamento pensionistico entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011.

e) i lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato cessati dal lavoro tra il 1º gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo indeterminato, i quali soddisfano le condizioni utili a provocare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011, entro il quarantottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge.

Tali lavoratori devono presentare le richieste di beneficio entro 60 giorni dalla data in vigore della legge 147/2014 e dunque entro il 5 gennaio 2015 con le seguenti modalità:

Le istanze vanno inoltrate  presso le competenti Direzioni Territoriali del Lavoro all’indirizzo di posta elettronica certificata delle medesime o all’indirizzo di posta elettronica dedicato (DTLRm.salvaguardati@lavoro.gov.it) o, in via alternativa, inviate tramite Raccomandata A/ R.

Quanto alle modalità di esame delle domande, la legge 1547/2014 ha indicato che il criterio ordinatorio è quello della data di cessazione del rapporto di lavoro. E’ consigliabile, tuttavia, prendere visione delle istruzioni dell’Inps per ulteriori particolarità sulla procedura in parola.

Con quest’ultima disposizione legislativa, la questione esodati risulta ufficialmente chiusa. L’Inps “ha salvaguardato tutti i 162.130 esodati creati dalla riforma Fornero”. Lo hanno recentemente comunicato il commissario dell’Istituto Tiziano Treu e il direttore generale dell’Ente assicuratore Mauro Nori, dopo lo scorso incontro avuto con i senatori della commissione Lavoro. Grazie a sei provvedimenti di tutela varati all’Inps risultano tutti “messi in salvo” i cittadini lasciati nel limbo – senza retribuzione e senza pensione – a causa di un errore nella stesura delle norme “Certo quella che si sta chiudendo è la fase emergenziale”, ha riferito Nori. Una fase che ha generato numerose polemiche e logoranti battaglie di cifre. Fuori dai 162.130 ci possono però essere ancora altri “casi specifici” che saranno individuati da un censimento attraverso il monitoraggio avviato dal sito della commissione, come ha espressamente annunciato dalla senatrice, Anna Maria Parente. Ma dovrebbe trattarsi di numeri residuali.

Inps, dal 10 novembre le nuove domande per diventare avvocato domiciliatario 

Da lunedì scorso 10 novembre è partita la nuova procedura per acquisire la disponibilità di avvocati esterni, come procuratori domiciliatari e/o sostituti di udienza. Le domande possono essere presentate dagli interessati esclusivamente in via informatica, tramite il sito dell’Istituto dalle ore 9 del 10 novembre alle ore 24 del 10 dicembre 2014. La modalità telematica è l’unica consentita per l’invio della richiesta; non sono ammessi inoltri alternativi. Non verranno prese in considerazione infatti le domande che perverranno tramite posta e non saranno del pari accettate quelle consegnate a mano presso le strutture territoriali dell’Inps. L’istanza inoltre dovrà essere presentata unicamente per la lista circondariale del Tribunale presso il cui Consiglio dell’Ordine degli Avvocati il legale è iscritto al momento della richiesta.

Nel form di compilazione della domanda l’interessato dovrà indicare la P.E.C. (Posta Elettronica Certificata) comunicata al Consiglio dell’Ordine presso cui risulta iscritto. Le Direzioni regionali dell’Inps hanno nell’occasione predisposto gli avvisi locali di competenza assicurando la pubblicazione degli stessi presso le agenzie decentrate dell’Istituto e mediante invio ai consigli degli ordini degli avvocati territorialmente competenti, i quali hanno provveduto da parte loro alla conseguente affissione nelle rispettive sedi e alla trasmissione dell’informazione ai loro iscritti. Dopo la verifica amministrativa della regolarità e della completezza della domanda e dell’inesistenza di cause di incompatibilità e di situazioni di conflitto di interessi, un apposita Commissione procederà alla valutazione delle domande e dei curricula ricevuti. Le Liste Circondariali, compilate nei limiti dei fabbisogni individuati, saranno pubblicate sul sito istituzionale dell’Ente di previdenza. Con la formazione di queste ultime liste, non saranno più valide le liste formate a seguito dell’espletamento della precedente procedura selettiva. I professionisti già inseriti in quelle liste, qualora interessati a partecipare alla attuale procedura ed in possesso dei requisiti prescritti dall’avviso pubblicato in data 10 novembre, potranno presentare apposita istanza con le modalità di cui sopra.

Inail, la sicurezza al femminile 

L’Inail ha di recente dedicato alle donne lavoratrici il manuale “Lavoro, sicurezza e benessere al femminile”, in cui propone corretti comportamenti e sani stili di vita da seguire, anche alla luce del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) che stabilisce “l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”. Obiettivo della pubblicazione è quello di migliorare la qualità della vita, fornendo utili informazioni in materia di sicurezza in casa e sul lavoro, con la possibilità di conciliare impegni familiari, professionali e tempo libero.
Il manuale affronta le seguenti tematiche: le difficoltà della donna a conciliare gli impegni familiari con la propria attività professionale, individuando alcuni strumenti che possono aiutare in questo compito; la sicurezza della donna nei luoghi di lavoro; la cura e il benessere della donna, illustrando i diversi modi di impiego del proprio tempo libero.

Garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro partendo dal genere, è quindi una naturale “mission” dell’Istituto perché esistono specifiche differenze tra uomini e donne. Lo sa bene l’Ordine degli ingegneri di Napoli, che ha deciso di rispondere all’invito della consulenza tecnica Inail della Campania, avviando un sondaggio tra le proprie iscritte sui potenziali fattori di rischio e sulle diverse esigenze che una donna può avere in un settore come quello ingegneristico.

L’analisi dei dati al centro della seconda parte del progetto

L’idea nasce dall’esigenza di stilare nuove linee guida che facilitino la compilazione di un documento di valutazione dei rischi sul lavoro (Dvr) di genere, attraverso la raccolta delle informazioni sulle modalità organizzative e i fattori di rischio. In questo caso, però, non limitandosi soltanto ai settori ad alta occupazione femminile, ma analizzando anche rischi tipicamente “maschili”, come quelli legati al movimento dei carichi o alle posture sbagliate. Il primo step prevede la distribuzione del questionario a tutte le professioniste dell’area tecnica esposte a rischi peculiari, mentre la seconda parte, dedicata alla lettura e all’analisi dei dati, sarà affidata alla Contarp dell’Inail.

“Uno strumento utile in un settore storicamente maschile”

“Il progetto è in fase sperimentale – ha sottolineato Rossella Continisio, della Contarp della Campania – ma siamo soddisfatte della collaborazione fornita dall’Ordine degli ingegneri. Il sondaggio sarà un utile strumento che ci permetterà di indagare e capire meglio quelli che oggi vengono definiti ‘rischi al femminile’, specialmente in un settore che, storicamente è stato disegnato intorno agli uomini e alle loro esigenze biologiche e antropomorfiche. Questo settore sta invece registrando un incremento della presenza femminile. Tra i nostri obiettivi futuri c’è il coinvolgimento anche di altre categorie professionali di area tecnica”.

“Un modello da estendere in tutta Italia”

“Al nostro interno – ha spiegato Paola Marone, vicepresidente dell’Ordine degli ingegneri di Napoli e tra le persone incaricate di seguire il progetto – stiamo mettendo in piedi una vera e propria task force. Il nostro settore comporta rischi molto alti per le donne, pericoli che tra l’altro non sono limitati solo al periodo della maternità ma riguardano tutto l’arco lavorativo. Negli anni Novanta le iscritte al nostro albo non andavano oltre il 2%, oggi abbiamo superato il 13%. L’ingegneria civile e quella chimica stanno diventando sempre più ‘rosa’, per questo anche la valutazione dei rischi deve essere fatta in una ottica di genere. È un modello che vogliamo replicare su tutto il territorio, estendendolo anche al Nord e al Centro Italia”.

Carlo Pareto 

                                                                                 

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Commenti all'articolo
  1. ESODATI – Basta prese in giro. Il 27 Novembre 2014, tutti a Roma per protestare contro la mancata salvaguardia, l’iniqua legge Fornero, contro Poletti, contro Treu e l’INPS che ci dicono che non esistiamo più!
    Noi ci siamo e siamo veramente arrabbiati! Info sul blog postaliesodati

  2. Al Presidente La Commissione Lavoro del Senato Sen. Maurizio Sacconi,
    Al Presidente La Commissione Lavoro della Camera On. Cesare Damiano
    A tutti i Componenti le Commissioni Lavoro di Camera e Senato
    Al Presidente del Senato Sen. Grasso
    Al Presidente della Camera On. Boldrini
    Roma 17 novembre 2014
    La Rete dei Comitati di Esodati con costernazione e disappunto apprende, in maniera del tutto informale dal blog del Sen. Ichino, (http://www.pietroichino.it/?p=33436) che la Commissione Lavoro del Senato starebbe elaborando o ha elaborato una scheda per il censimento degli “esodati non salvaguardati”, che come iniziativa non puo’ essere concepita diversamente da una gravissima svolta persecutoria nei confronti di queste persone.
    Ci pare poter affermare che tale intenzione trovi ispirazione dalle recenti dichiarazioni dei vertici Inps in Commissione Lavoro del Senato, dichiarazioni da noi ritenute assolutamente infondate ed in merito alle quali abbiamo replicato con prontezza e risolutezza per mezzo di un argomentato e documentato comunicato inviatovi il 14 c.m., che rinviamo in allegato.
    Vogliamo sperare che tale proposta sia ascrivibile al solo Sen. Ichino, alle cui tesi, inconsistenti ed estranee alla realtà, la Rete dei Comitati ha costantemente controbattuto con argomenti oggettivi e documentati
    Qualora il progetto della “scheda” fosse invece e tristemente un’idea partorita in maniera congiunta dalla Commissione Lavoro o Sottocommissione Esodati, esprimiamo fin d’ora con il massimo sdegno la totale nostra contrarietà per le argomentazioni che sinteticamente indichiamo qui di seguito:
    1) La richiesta di tale censimento, è già stata avanzata dalla Commissione Lavoro della Camera con l’interrogazione n. 5-030439 dell’On. Gnecchi , a cui in data 15 ottobre si è fornita risposta con due tabelle elaborate dallo stesso Inps, che stimano in 49.500 unità gli ex lavoratori esclusi dalle 6 precedenti salvaguardie e con decorrenza del diritto entro il 6.1.2019;

    2) Reputiamo che la Commissione Lavoro del Senato o la Sottocommissione “Esodati” non abbiano né l’autorià né il potere per attuare un qualsivoglia censimento in materia previdenziale che si ritiene invece facoltà di esclusiva competenza dell’INPS. Il perimetro entro cui operare tale stima è per la Rete dei Comitati (e per tantissimi nostri interlocutori governativi e parlamentari) definito dai due principi che definiscono il bacino dei cosiddetti esodati, ovvero:

    a) Non essere più occupati al 31.12.2011 per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure avere entro quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che come esito finale prevedano il futuro licenziamento.
    b) Maturare il requisito pensionistico con le previgenti norme entro il 31.12.2018.

    3) Si stigmatizzano inoltre le numerose e palesi discriminazioni intuibili già da una primissima lettura della scheda in questione, e che si accumulano a quelle contenute nei precedenti 6 provvedimenti di salvaguardia legiferati nel corso di questi ultimi tre anni, (e sui quali alcuni giudici del lavoro si stanno già pronunciando) senza mai sanare tuttavia il problema:
    a) Censimento riservato agli ultra sessantenni; si deduce che ne risulterebbero esclusi tutti coloro aventi il requisito contributivo necessario ma nati dopo il 1954, con più che palese discriminazione rispetto all’art.3 della Costituzione.
    b) Auto certificazione del reddito proprio e familiare; se ne evince che – e sarebbe la prima volta nella storia della nostra Repubblica – si intende condizionare il riconoscimento di un diritto costituzionale al reddito familiare !!!
    c) Lo schema del documento si limita esclusivamente ai cessati con accordi di incentivazione, omettendo o ignorando volutamente intere categorie di esodati, anche molto numerose e previste nelle precedenti salvaguardie quali i contributori volontari, i licenziati senza tutele, ed i mobilitati;
    d) Domanda (si tratta di un censimento o di una domanda?) da presentare esclusivamente on-line. E’ ben nota a tutti la scarsa diffusione della cultura informatica tra gli ultrasessantenni e l’esclusione di fatto che una simile procedura causerebbe tra coloro che, non per loro negligenza, non posseggono o non sanno utilizzare un computer (e sono la stragrande maggioranza).
    e) Riteniamo che tale iniziativa contenga gli estremi per la violazione di numerose norme sulla tutela della Privacy dei cittadini e ci riserviamo eventuale ed opportuna denuncia all’Autority competente;
    f) Tale proposta appare contravenire anche ad alcune norme dell’Authority per le Comunicazioni, poiché si vorrebbe veicolare tramite media (il sito del Senato) la raccolta di informazioni personali e reddituali di cittadini italiani. Anche su tale circostanza si esaminerà la possibilità per presentare denuncia all’Authority competente. Le dichiarazioni che negano la persistenza del dramma sono già un fardello insopportabile per i non salvaguardati, perché negano la loro esistenza e l’ingiustizia che hanno subito, ma ancor più inqualificabile è che si possa concepire e proporre la loro schedatura.
    La Rete dei Comitati degli Esodati ribadisce la sua richiesta di poter essere ascoltata dalla Commissione lavoro del Senato, o dalla Sottocommissione Esodati, per poter portare le “buone ragioni” degli esodati non ancora salvaguardati.
    La Rete dei Comitati ribadisce la sua ferma e pressante richiesta affinché la Commissione Lavoro del Senato si renda unitariamente promotrice di un urgente provvedimento di salvaguardia almeno per i 49.500 “esodati non salvaguardati”, certificati dall’INPS, da inserire nella Legge di Stabilità all’esame del Parlamento.

    Iniziativa che rappresenterebbe un passo importante verso la soluzione del dramma che decine di migliaia di famiglie italiane stanno vivendo da quasi tre anni con il concreto rischio di indigenza perché condannate a vivere altri numerosi anni senza alcun reddito e senza pensione.

    Per la “Rete” dei Comitati degli Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, Donne ESMOL, Esonerati Pubblica Amm.ne, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele
    Francesco FLORE – Tel. 07803888 – 33899768
    (email: comitatiesodatinrete@gmail.com

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