martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Eternit. La vergogna vera sarebbe
allungare la prescrizione
Pubblicato il 24-11-2014


La vicenda Eternit, culminata con la sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto per prescrizione, già prima della sentenza di primo grado, il reato di disastro ambientale doloso, annullando per conseguenza sia la condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione, sia le statuizioni risarcitorie in favore delle parti civili, è l’ennesima, perfetta metafora della giustizia italiana.

Non entriamo, ovviamente, nel merito dei fatti e delle responsabilità: quel che è certo è che gli stabilimenti Eternit chiusero definitivamente nel lontano 1986. Un dato di fatto semplice ed inequivocabile, dal quale discende una conseguenza altrettanto inesorabile: la data di consumazione del reato di disastro ambientale non può che coincidere –o meglio, non può certamente essersi protratta oltre- quella data di chiusura degli stabilimenti. Il reato di disastro ambientale si prescrive in 15 anni dalla commissione del fatto. I difensori degli indagati hanno eccepito la intervenuta prescrizione sin dai primi atti di indagine, ma inutilmente. Si noti che la Procura di Torino operò una precisa scelta, e cioè di procedere per il disastro ambientale, prima ed a prescindere dagli omicidi –se così dovranno essere classificati- delle vittime accertate dell’amianto. Evidente la ragione: la prova del reato di disastro ambientale era largamente più agevole di quella degli omicidi, qualificati –si badi bene- come volontari in ragione del ritenuto dolo eventuale. Perciò, l’Accusa operò questa scelta e, contro la evidenza della prescrizione – imminente, se non addirittura già maturata- sostenne la ardita tesi che la consumazione del reato di disastro doloso andasse ancorata non alla cessazione delle attività degli impianti industriali che ne erano la ritenuta causa, ma nientedimeno all’evento delle morti per amianto, pur non ancora contestate quali frutto di condotte omicidiarie. Incrollabilmente, la stravagante ipotesi accusatoria fu asseverata sia dal tribunale che dalla Corte di Appello di Torino.

Senonché la Corte di Cassazione, sollecitata dallo stesso titolare dell’accusa, il sostituto procuratore generale, ad adempiere alla propria doverosa ed altissima funzione di giudice della legittimità, chiamato ad applicare le regole del diritto, anche quando esse sembrano sottrarsi ad un diffuso senso di giustizia, non ha potuto che ricondurre la vicenda giudiziaria all’interno delle sue regole. Una idea stravagante non può diventare regola di ordine generale, come sempre accade quando si pronuncia la Corte di Cassazione; la quale appunto non era chiamata a pronunciarsi sul merito della vicenda Eternit, ma preliminarmente su di un principio generale destinato a valere per tutti e per sempre, e cioè se il reato di disastro ambientale dovesse ritenersi consumato o meno quando l’attività che lo ha prodotto si sia definitivamente interrotta. Ovviamente, la Corte non ha potuto che affermare che certamente, è quello il momento consumativo di quel reato, e non potrebbe essere diversamente, con buona pace della giurisprudenza, diciamo così, creativa dei giudici torinesi e del Procuratore Guariniello.

La prescrizione, che necessariamente ne è conseguita, mai come in questa vicenda –sembrerà un paradosso, ma è semplicemente la verità- appare del tutto incolpevole. Intendo dire che, essendo il reato consumato la bellezza di 28 anni fa, non si capisce cosa c’entri tutta questa cagnara da analfabeti sulla prescrizione troppo breve che strangolerebbe la giustizia; a meno che non si voglia avere la impudenza di sostenere, senza arrossire dalla vergogna, che la prescrizione non debba poter maturare nemmeno a 28 anni (ripeto: 28 anni) di distanza dal fatto.

Qui il problema è palesemente un altro, e sono lieto nell’aver letto che ne sono convinti anche diversi avvocati delle parti civili: perché la Procura di Torino ha voluto, contro ogni sensatezza giuridica, puntare su un reato già morto, creando aspettative ed illusioni nei parenti delle vittime dell’amianto, trascinando in questa scommessa francamente assai azzardata anche i giudici di primo e secondo grado, e non invece puntare da subito sulla ipotesi omicidiaria, che ora viene avanzata come la panacea di tutti i mali? Salvo ritenere che i giudici della Suprema Corte di Cassazione siano impazziti, incorrendo in un clamoroso errore di diritto per il gusto di attirare addosso a se le solite grida di vergogna! Vergogna!, non sarà che il dolore e la disillusione di tanti sventurati avrebbe ragione di concentrarsi proprio su chi ha compiuto quella scelta giuridicamente errata, e su chi l’ha avallata in ben due sentenze di merito?

Ma niente da fare: il dott. Guariniello deposita, salutato come un eroe, gli atti sul processo Eternit bis proprio all’indomani della inevitabile sentenza della Corte di Cassazione, mentre la furia demagogica e conformista della politica ha individuato la vittima sacrificale, la prescrizione, che ora deve essere pressoché abolita. Con il bel risultato che i nostri processi penali, già disastrosamente interminabili, liberati dallo stimolo della possibile prescrizione del reato, dureranno tre volte tanto.

Questa è la civiltà giuridica che la nostra politica ha in mente: poter processare e condannare liberamente per fatti commessi anche trent’anni prima. Beh, vergogna, se permettete, lo dico io.

Gian Domenico Caiazza
Intervento su Radio Radicale del 22 novembre 2014

 

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Commenti all'articolo
  1. Una riforma della prescrizione in campo penale mi sembra assolutamente prioritaria.. Abbiamo, infatti, il record dei processi che ogni anno vanno in fumo a causa dell’attuale regime della prescrizione, concepita in modo che il processo diventi una corsa a ostacoli nella quale vince chi arriva ultimo. Una prescrizione di tal fatta che non prevede, come in tutti i paesi europei che l’orologio si fermi quando inizia il processo, non risponde perciò alle esigenze di giustizia. Giambattista Alferazzi

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