sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

EUROZUFFA
Pubblicato il 04-11-2014


Juncker-UE

Ancora nubi grigie per l’Europa e per l’Italia. La Commissione europea ha oggi avvisato l’Italia che il disavanzo italiano si sta avvicinando pericolosamente alla fatidica soglia del 3,0% del prodotto interno lordo e ha rivisto le stime di crescita dell’Italia e dell’intera Eurozona. Torna quindi all’orizzonte il rischio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Le parole pronunciate dall’esecutivo comunitario a guida Juncker  descrivono la ripresa prevista per il prossimo anno come “fragile” e nelle stime economiche autunnali della Commissione Ue pubblicate oggi si legge che “lo slancio in molti Stati membri è ancora debole, la fiducia più bassa che in primavera e nonostante le migliori condizioni finanziarie, la ripresa nel 2015 sarà lenta sia nella Ue che nella zona euro”.

Parlando dell’Italia il vicepresidente Jyrki Katainen ha aggiunto che i debiti elevati “non garantiscono la crescita” e per questo “è molto importante rispettare la regola del debito, importante quanto quella del deficit”. Le stime di crescita sono in ribasso per il 2014  (-0,4%) mentre ci sarà una “tiepida ripresa” nel 2015 stimata a 0,6% e dovuta “all’accelerazione della domanda esterna”. Quindi la domanda interna continua a rimanere ferma con l’effetto 80 euro che ancora non si fa sentire. “Eventuali rischi al ribasso – scrive la Commissione – sono legati all’ulteriore slittamento della domanda esterna” confermando che il rilancio del nostro Pil potrà avvenire solo per fattori esogeni legati ai consumi e alle richieste provenienti dall’estero. D’altro canto il tasso di disoccupazione italiano “resta elevato ai suoi livelli storici” e si riflette “nell’attività economica depressa”. La Commissione prevede una disoccupazione al 12,6% per il 2014 e 2015.

Tabella interattiva previsioni economiche UE

Tabella interattiva previsioni economiche UE

A fine novembre la Commissione pubblicherà la sua opinione sulla Finanziaria 2015 e potrebbe chiedere all’Italia nuove misure di risanamento. Roma ha accettato di adottare ulteriori misure pur di evitare la bocciatura del testo, ma potrebbero non bastare. Più in generale, nel suo rapporto autunnale, la Commissione prevede una crescita nella zona euro dello 0,8% quest’anno e dell’1,1% l’anno prossimo. “I rischi per la crescita continuano a essere al ribasso”, si legge nella relazione, “a causa di tensioni geopolitiche, fragilità dei mercati finanziari, e rischi legati a una adozione incompleta delle riforme strutturali”. A livello di zona euro, Bruxelles non si aspetta «una esplicita deflazione». L’inflazione è prevista allo 0,5% nel 2014 e allo 0,8% nel 2015.

Ma se per l’Itali i dati non sono rosei Francia e Germania non hanno da festeggiare.  Infatti nelle previsioni della Commissione la ripresa in Francia “non è imminente”. Gli investimenti “non ripartiranno prima del 2016” e quindi è attesa “una moderata crescita” del Pil dello 0,7% nel 2015 e dell’1,5% nel 2016. Lo stesso vale per la Germania la cui crescita è definita “deludente ma con miglioramenti in vista”. Per il 2015 aumento del Pil a +1,1% (ridotto rispetto al 2014, +1,3%) e +1,8% nel 2016. Il Paese resta in surplus, mentre il debito continuerà a calare: 74,5% nel 2014, 72,4% nel 2015 e 69,6% nel 2016.

Da Bruxelles è arrivata anche una frecciata al premier italiano da parte del presidente della commissione  Juncker. Il tutto è nato da una domanda, forse non casuale, di Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, lo stesso partito del presidente della Commissione, in merito alle parole di Renzi a margine dell’ultimo Consiglio europeo contro i tecnocrati di Bruxelles.  “A Renzi – ha detto Juncker – dico che non sono il capo di una banda di burocrati: sono il presidente della Commissione Ue, istituzione che merita rispetto, non meno legittimata dei governi”. E il giudizio della Commissione europea, che la scorsa settimana ha dato un primo via libera alla legge di stabilità, sarebbe stato “completamente diverso”, secondo il presidente Jean-Claude Juncker, se, come dice Matteo Renzi, fosse dominata dai burocrati. Parlando per la prima volta da capo dell’esecutivo al Parlamento europeo, Juncker ha detto che “se Barroso avesse ascoltato solo i burocrati, i conti dell’Italia sarebbero stati trattati in modo completamente diverso. Queste critiche – ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni di Renzi sono superficiali”.

Juncker ha poi concluso con un pizzico di veleno: “Sono sempre stato convinto che i Consigli europei servano per risolvere i problemi, non per crearli. Personalmente prendo sempre appunti durante le riunioni, poi sento le dichiarazioni che vengono fatte fuori e spesso i due testi non coincidono”.

“Per l’Italia – ha risposto il premier Renzi, la sua storia, il suo futuro chiedo rispetto. Anzi: pretendo il rispetto che il Paese merita”. Ha scritto su twitter, aggiungendo l’hashtag ‘Europa’. In precedenza il sottosegretario agli Affari europei Gozi aveva affermato che “nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma è bene per l’Italia e l’Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano. L’Europa, non solo l’Italia, paga le scelte passate dell’Unione, segnate da una fede cieca in automatismi di bilancio che hanno prodotto danni per tutti. Non si esce dalla crisi con l’austerity. Prima i tecnocrati se ne rendono conto e meglio è per tutti: italiani, tedeschi o belgi che siano. E’ comunque da salutare con favore un po’ di sano confronto. E’ il segno della riscoperta della politica in Europa”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Sperare in Renzi “giggi er bullo” è un grave errore che i cittadini che restano a sinistra pagheranno molto caro. Quando il partito si dissocia da questa situazione? Possibile che non si capisce che è indispensabile eliminare regioni, province e accorpare i comuni tutto il resto è “noia”.

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