venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

MAGGIORANZA VARIABILE
Pubblicato il 06-11-2014


Corte Costituzionale

Mezza fumata bianca. Mezza fumata nera. Il voto del Parlamento riunito in seduta comune ha eletto il candidato del Pd, ma non quello di Forza Italia. Silvana Sciarra, candidata di area Pd, è stata eletta giudice costituzionale con 630 voti, incassando sessanta voti in più dei 570 richiesti. Mentre Stefania Bariatti non ha raggiunto il quorum. La candidata alla Consulta di FI si è fermata a 493 voti: ben al di sotto dei 570 richiesti per far scattare l’elezione. Mentre per il Csm è stato eletto il candidato indicato dal Movimento 5 Stelle Alessio Zaccaria con 537 voti, 88 in più dei 449 richiesti. Determinante è stato l’apporto del Movimento 5 Stelle che con i suoi voti ha fatto passare il candidato comune col Pd, ma non quello di Forza Italia. In questo caso la bocciatura è dipesa anche dalla frana interna al partito di Berlusconi. Un segnale che un’altra maggioranza è possibile? 

Il Parlamento “ha finalmente saputo dimostrare senso di responsabilità e capacità di ascolto tra posizioni diverse, superando le rigide logiche di schieramento che avevano pesato fin qui. Ci auguriamo ora che la stessa attitudine positiva possa portare a breve anche all’elezione del componente mancante della Corte” hanno commentato i presidenti del Senato e della Camera Giovanni Grasso e Laura Boldrini.
Un risultato che arriva dopo 21 votazioni e dopo l’apertura del Movimento 5 Stelle verso candidato del Pd. Dopo il rito stantio del referendum online indetto sul blog di Beppe Grillo con tanto di plebiscito per la docente di Diritto del Lavoro e di Diritto sociale europeo, il voto in Aula ha confermato quanto i grillini avevano detto: si al Pd no a Fi. Per i pentastellati il candidato indicato da Forza Italia non era votabile. La avevano definita “l’ennesima impresentabile per la sua presenza in decine di consigli di amministrazione come ad es. Sias (concessioni autostradali), Astm, Holding Infrastrutture (Piemonte-Lombardia). Una persona che ha a che fare con appalti e commesse pubbliche. La Corte e il Paese – concludevano – meritano di meglio”. Infatti in base all’articolo 7 della legge 11 marzo 1953, n. 87, che disciplina il funzionamento della Corte costituzionale, “i giudici non possono assumere o conservare altri uffici o impieghi pubblici o privati, né esercitare attività professionali, commerciali o industriali, funzioni di amministratore o sindaco in società che abbiano fine di lucro”.

Sul voto rischiavano di incidere le assenze. 784 i votanti, cento in meno rispetto all’ultima seduta, sia per l’emergenza meteo che interessa la Capitale sia per il fatto che oggi a Palazzo Madama non c’è seduta. Ma Sciarra ce l’ha fatta, a differenza di Bariatti. A giocare un ruolo decisivo è stato l’asse tra Pd e M5S, che ha fatto “volare” i rispettivi candidati, sostenuti anche da Sel. Forza Italia, invece, è rimasta a bocca asciutta, pagando sia la fronda interna (45 gli assenti) sia la tensione con il Movimento 5 Stelle: gli azzurri hanno cercato di boicottare l’elezione di Zaccaria come risposta alla minaccia pentastellata di non sostenere la candidata azzurra, come effettivamente poi è stato.

Nella notte in Commissione Giustizia al Senato vi era stata una prima convergenza tra dem e penstastellati su alcuni contenuti della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Infatti Pd e M5S avevano votato insieme mandando su tutte le furie il capogruppo Ncd Maurizio Sacconi, che era arrivato a minacciare le dimissioni. Minacce, a onor del vero, durate poco e rientrate in breve dopo un colloquio telefonico con il premier.

La mezza elezione può essere vista come un passo avanti,ma in realtà apre delle questioni politiche. La prima è che il M5 Stelle è in qualche modo entrato nel gioco proiettando la sua ombra politica anche sugli appuntamenti futuri, dalla legge elettorale all’elezione del successore di Napolitano. La seconda è la rinascita della politica dei due forni di andreottiana memoria. Per le riforme il Pd, o meglio Renzi, invita al tavolo Silvio Berlusconi e su altri temi, in questo caso la Consulta, tratta con i pentastellati. Ma difficilmente Berlusconi potrà accettare uno scambio del genere soprattutto dopo l’incontro di ieri sulla legge elettorale non andato a buon fine.

“Noi facciamo quello che diciamo” è il commento di Beppe Grillo su Twitter. “Per la prima volta nella storia dalla rete alle istituzioni: il M5s sblocca il Parlamento”. Sullo stesso tono Luigi Di Maio del Movimento M5S: “Per venti votazioni abbiamo impedito che Violante andasse alla Corte costituzionale. Dopo abbiamo imposto al PD nomi super partes e con metodi trasparenti, infine abbiamo chiesto ai nostri iscritti se i nomi fossero degni di ricoprire quei ruoli. Oggi abbiamo sbloccato subito la paralisi votando quello che i cittadini ci avevano indicato. Questo “si chiama ‘metodo cinque stelle’ ed è il miglior anticorpo per lo Stato contro corruzione e inciuci politici”.

Daniele Unfer

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