giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

FUMATA NERA
Pubblicato il 05-11-2014


Renzi-Berlusconi-incontro

Non è andato bene il vertice all’ora di pranzo a palazzo Chigi tra Renzi e Berlusconi. Il menù era pronto. Primo piatto legge elettorale, per contorno la nomina dei giudici costituzionali, ma qualcuno sospetta che il piatto forte sia stata la revisione della legge Severino. Quando gli interessi convergono non è difficile trovare un accordo. Legge elettorale e legge Severino, appunto. Una serve a Renzi per prendere tutto e l’altra a Berlusconi per potersi candidare nuovamente.

Dell’incontro si parlava da tempo, ma fino ad ora era sempre stato rinviato. Ora il faccia a faccia si è svolto a Palazzo Chigi con Berlusconi accompagnato da Verdini e Letta. Il superamento dello stallo per l’elezione dei due giudici della Consulta (il Parlamento è convocato domani alle 13 per tornare a votare) resta un elemento di secondo piano.

Ma evidentemente per trovare un accordo la fiducia deve essere reciproca. L’incontro infatti si è chiuso con un nulla di fatto: Matteo Renzi avrebbe invitato Silvio Berlusconi ad accelerare sulla legge elettorale, ma l’ex premier avrebbe preso tempo. L’impressione sarebbe che il Pd vorrebbe andare avanti con il patto del Nazareno ma non al prezzo di consentire ai parlamentari di Fi di rallentare tutto. Il timore di Berlusconi è che una volta fatta la legge elettorale Renzi potrebbe scegliere la strada delle urne, vista come fumo negli occhi dall’ex Cavaliere che ha un partito a pezzi.

Per lunedì è previsto un vertice di maggioranza convocato dopo la richiesta del leader Ncd Angelino Alfano. Vertice a cui dovrebbero partecipare tutti i partiti della maggioranza per non lasciare un argomento così importate in mano ai soli soci principali.

Renzi la legge elettorale la vuole subito, entro dicembre già intavolata in commissione Affari Costituzionali al Senato, anche se non perde occasione per assicurare che si voterà solo a scadenza mandato e quindi nel 2018. Al premier serve una pistola ben carica per poter minacciare chi non si allinea. Il timore di Forza Italia invece è che Renzi una volta caricata la pistola, possa anche sparare. Berlusconi invece non ha tutta questa fretta. La vorrebbe per febbraio, non prima,

Secondo alcune indiscrezioni il premier avrebbe proposto al leader di FI di introdurre un premio di lista per chi supera il 40% (invece che il 37%) ed una soglia di ingresso al 5%. Il pacchetto di modifiche alle norme elettorali dovrebbe comprendere anche capilista bloccati (vecchio pallino dell’ex Cavaliere) e preferenze per stabilire gli altri eletti. Ma soprattutto il premio di maggioranza che Renzi vorrebbe alla lista e non alla coalizione. Un modo per assicurarsi in modo definitivo la marginalità di chi non voterà Pd.  Sull’ipotesi circolata di eleggere il 70% dei parlamentari con le preferenze ed il 30% con una lista bloccata il ministro Boschi conferma che è appunto una “ipotesi che dobbiamo valutare insieme” agli alleati.

Prima dell’incontro Renzi ha riunito a palazzo Chigi i vertici del Pd sulla legge elettorale. Alla riunione, annunciata ieri sera dal presidente del Consiglio all’assemblea dei gruppi dem, erano presenti il ministro Maria Elena Boschi, i sottosegretario Graziano Delrio e Ivan Scalfarotto, i capigruppo Pd di Camera e Senato, Speranza e Zanda, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, il presidente del Pd Matteo Orsini e il capogruppo in commissione Affari istituzionali al Senato Anna Finocchiaro. Mentre per domani mattina Renzi ha convocato nella sede del partito, la segreteria nazionale del Pd. Insomma il patto del Nazareno si evolve e si riempie di nuovi dettagli trasformando il dibattito politico italiano in uno scambio, non tanto tra partiti, quanto tra singoli che scelgono e plasmano le regole secondo le convenienze contingenti.

Sul tema caldissimo della Legge Severino ci sono diverse iniziative. I socialisti presenteranno domani in conferenza stampa (presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati ore 15.00), una Proposta di Legge per modificare l’art 11 della Legge Severino. “I parlamentari del Psi – si legge in una nota dell’ufficio stampa – segnalano ‘problematiche di natura costituzionale’, che riguardano le condanne ‘non definitive’, la incandidabilità e la sospensione o decadenza dalle funzioni di parlamentare europeo o italiano. La proposta di legge è stata firmata ad oggi da 10 deputati. Il caso emblematico è stato quello De Magistris. La condanna in primo grado ha lasciato la città senza sindaco ed è bastato un ricorso al Tar per reintegrarlo. Per i socialisti la linea applicata al caso De Magistris deve valere anche per altri casi, quello del sindaco di Palermo De Luca e per tutte quelle sentenze ferme al primo grado di giudizio mentre per il caso Berlusconi la  questione è  radicalmente diversa in quanto si tratta di una sentenza definitiva passata in giudicato ed è relativa alle condizioni per l’eleggibilità.

A complicare la giornata di Palazzo Chigi è arrivata da Bruxelles una nuova puntata della polemica con Junker, con una nuova stoccata del presidente della Commissione a Renzi: “Cerchiamo di non sabotare – ha detto – la Commissione prima che inizi a lavorare”. Ma Juncker tiene anche a precisare di non avere “problemi con Renzi, che – ha detto – apprezzo molto, né con Cameron, casomai è quest’ultimo che ha problemi con gli altri premier”.  Il presidente della Commissione europea, nella conferenza stampa dopo la prima riunione del nuovo collegio dei commissari,  ha ribattuto ancora: “Ho la ferma intenzione di reagire con energia alle critiche ingiustificate da qualunque parte vengano. Dire che la Commissione è fatta da burocrati o dire che non si accettano lezioni dai burocrati non è una cosa che mi piace, sono capo di 27 commissari politici e non siamo burocrati, siamo politici”.

Daniele Unfer

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