domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I documenti della Direzione del PSI del 6 novembre 2014
Pubblicato il 07-11-2014


La Direzione nazionale del Psi si è riunita il 6 novembre 2014 nella sede di Roma. All’ordine del giorno la situazione politica nazionale e l’approvazione del bilancio preventivo 2015. La direzione nazionale  ha approvato la relazione del segretario Riccardo Nencini e il documento della segreteria nazionale, con 47 voti favorevoli 6 contrari e un astenuto. I parlamentari Buemi, Longo, Di Lello, Locatelli impegnati in aula per le votazioni lo hanno sottoscritto. La Direzione nazionale inoltre, ascoltata la relazione del Tesoriere Oreste Pastorelli, ha approvato all’unanimità il bilancio preventivo 2015 del Psi. 

Il documento politico approvato dalla direzione

“Il Jobs act è una buona riforma. La legge di stabilità è una buona legge. Sono stati recepiti i nostri contributi in materia di lotta al gioco d’azzardo e soprattutto di detassazione delle nuove assunzioni.
In generale la manovra del governo intende alleggerire il peso fiscale sulle aziende e sul lavoro, utilizzando i margini di manovra dei vincoli europei, senza soggezione alcuna alla burocrazia del rigore, e allargando i diritti del mondo del lavoro. Il modello del contratto unico a tutele crescenti è sempre stato tra le forme di contratto auspicate dal nostro partito e dai partiti aderenti al PSE. Così come la tutela dei lavoratori che oggi sono privi di qualsiasi copertura, in caso di licenziamento, e che viene per la prima volta sancita per legge. Si tratta delle proposte già avanzate dalla delegazione socialista prima a Letta e quindi a Renzi. Per questo i socialisti, che fanno parte di questa maggioranza e di questo governo, non hanno aderito alla manifestazione di Piazza San Giovanni. Oltretutto mai in passato il Psi aveva aderito a iniziative che dividevano il sindacato, parte importante della vita democratica italiana, e che non prevedevano anche l’adesione della Cisl e della Uil. I parlamentari del PSI si impegnano in Parlamento a proporre modifiche alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati, a procedere verso il conseguimento di nuovi obiettivi di diritti civili e di laicità dello stato. Dalla questione, tornata di attualità, sia per il nuovo orientamento di Forza Italia sia per le aperture della Chiesa, delle unioni civili, al testamento biologico, alla nuova legge sulla fecondazione (quella vecchia è di fatto stata invalidata dalla Corte), i socialisti, che sono oggi l’unica componente, dopo il Pd, ad essere ancora in piedi (è fortunatamente scomparso Di Pietro, il partito di Tabacci non è mai nato e Sel ha subito una devastante scissione), si impegnano, come sempre, a produrre iniziativa politica e parlamentare per sostenere istanze di equità sociale e di equità civile. Il bel risultato elettorale raggiunto a Reggio Calabria – torniamo in consiglio comunale dopo oltre dieci anni – fa ben sperare per le elezioni regionali emiliane e calabresi. L’autonomia politica e organizzativa mantenuta dal partito con il ‘patto federativo’ sottoscritto con il PD ci ha consentito di concorrere, con nostri candidati in parte eletti, nelle elezioni provinciali scorse e ha favorito l’adesione al partito di amministratori locali soprattutto nel Mezzogiorno. Città di Castello e Melfi diventeranno luogo di riflessione politica stabile della ‘Fondazione Socialismo’ e del partito fino dal prossimo dicembre. In gennaio terremo invece una ‘Convention riformista’ nazionale aperta a quelle componenti democratiche e di area socialista che scelgono di schierarsi nel campo della sinistra delle riforme. Quella sarà la sede per avviare una riflessione legata alla necessità un nuovo patto fondativo dell’Unione Europea che rimuova le criticità di un trattato siglato nel 1992 in uno scenario economico e geopolitico profondamente mutato nel corso degli anni e sulla necessità di ragionare sull’istituzione in Italia di una imposta patrimoniale volta a risanare il debito pubblico e rivolta a quel 10% di Italiani che detengono il 50% della ricchezza”

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Il documento della minoranza

Presentato da Sollazzo, Bartolomei, Biscardini, Cefisi, Besostri, Ceremigna, Centrone, Villa, Ricciuto, Miele, Vilonna, Torrio, Franchi, Ascenzi, Benaglia, Guarino, Ricca, Scarano.

Le recenti proposte del governo Renzi, jobs act e legge di stabilità, hanno sollevato un ampio dissenso a sinistra.

Rileviamo innanzitutto che questo dissenso non coincide affatto con un’area politica e partitica di opposizione al governo: esso investe elettori del Pd e del Psi, e chiama in causa il rapporto tra governo, partiti della coalizione e stakeholders, per dirla alla Blair, cioè i corpi sociali intermedi.

In particolare, il cosiddetto jobs act, che è stato annunciato come una riforma per costituire un welfare universale che protegga anche lavoratori oggi esclusi dalla sicurezza sociale, prospettiva sempre invocata da noi socialisti, è stato però presentato sotto forma di legge delega, tanto che ancora non sono note con chiarezza le soluzioni pratiche che il governo attuerà, mentre è da oggi il chiaro il rifiuto di concertare con i sindacati il merito delle proposte, anzi a ogni richiesta si è opposto un netto rifiuto.

Quanto alla legge di stabilità, nella consapevolezza delle restrizioni obbligate dagli impegni con l’Unione Europea, alcuni dei tagli proposti appaiono tutt’altro che adeguati al rilancio dell’economia, e anzi possono aggravare la crisi economica e sociale: ci riferiamo al taglio di trsferimenti per il Servizio sanitario nazionale, al taglio ai patronati sindacali, che svolgono un’azione indispensabile e che solleva dubbi sulla sua natura politica. Si aggrava il carico fiscale sulle partite Iva, e si annuncia l’aumento dell’Iva sui beni al consumo. Tutto questo non appare adeguato a rilanciare l’economia, e contrasta con le dichiarazioni del Presidente del consiglio Renzi sulla necessità di arginare l’austerità e rilanciare l’economia attraverso il sostegno alla domanda di consumi, problema non risolto con gli “80 euro in busta paga”.

Come socialisti italiani, dobbiamo difendere la nostra storia, i nostri valori, i nostri programmi: e di esercitare, se ne siamo in grado e se è possibile, un’azione critica e correttiva all’azione del governo, in primo luogo in Parlamento.  In questo, non si tratta soltanto di difendere l’eredità storica dello Statuto dei Lavoratori, che può sicuramente essere aggiornato ai tempi. Ma questo aggiornamento non può avvenire contro o a dispetto del sindacato, e tanto meno ricostruendo la storia in maniera distorta, negando addirittura che la sinistra, in primo luogo la sinistra rappresentata dal Psi, sia estranea a quello Statuto. Appare assai arrogante, e non credibile né storicamente né dal punto di vista ideale, parlare oggi di “due sinistre”, una massimalista e una riformista, iscrivendo di ufficio alla prima chiunque esprima un diverso parere rispetto alle politiche del governo e alla sinistra riformista chi concorda con Renzi. Al contrario, se esiste oggi una discussione in corso nella sinistra europea, è quella tra una posizione socialdemocratica e una social-liberale, e la scelta tra le due non è scontata.

C’è bisogno di dialogo politico e sociale, e non certo di minore innovazione, ma di maggiore innovazione e coraggio nel cambiare le politiche di austerità e garantire tutti i lavoratori.

Dobbiamo chiedere questa innovazione, e maggiore responsabilità sociale, ricercando il dialogo con tutti.

Il documento della segreteria del 30 ottobre scorso appare rinunciare ad una funzione critica e costruttiva, e a svolgere il ruolo, che sarebbe indispensabile per il PSI, di raccogliere le istanze delle parti sociali e mantenere aperto un dialogo con il sindacato e tutta la sinistra. Il documento della Segreteria ha espresso un parere totalmente favorevole sul jobs act e sulla legge di stabilità, ma nella sostanza senza entrare nel merito delle gravi questioni che questi provvedimenti potrebbero determinare. La partecipazione alle manifestazioni della Cgil è ben comprensibile, in particolare, ma non solo, per i socialisti appartenenti a quel sindacato, così come altri socialisti parteciperanno nei prossimi giorni alle azioni promosse dalla Uil.

Espungere queste compagne e questi compagni dalla comunità socialista, solo perché critici verso questa o quella azione del governo, servirebbe solo a picconare ulteriormente le nostre radici e le ragioni del nostro condividere.

I sottoscritti membri della direzione nazionale invocano un’azione del PSI che sia in grado di prendere le distanze dal governo quando necessario, e di valutare nel merito le questioni senza rinunciare alla nostra autonoma azione politica.

Invocano la ripresa di un’iniziativa politica forte e autonoma nella sinistra centrata sulla definizione di una vera politica industriale articolata su un nuovo protagonismo pubblico e con risorse recuperate anche attraverso una revisione profonda dei parametri di bilancio europei. È opportuno l’abbandono del patto federativo con il Pd, peraltro annunciato ma mai sostanziato,  che, ad oggi, è stato fonte di equivoci e non ha prodotto alcun risultato positivo.

Nello stesso tempo rilevano la necessità di un rilancio organizzativo del partito per superare una fase di difficoltà e di progressivo sfilacciamento delle strutture politiche e organizzative, reso evidente dal continuo allontanarsi di iscritti, quadri e dirigenti locali che denunciano la situazione di paralisi politica dell’attuale segreteria condizionata dalla presenza del Segretario viceministro e quindi incapace di esprimere una politica autonoma e critica nei confronti del governo. La direzione del partito rivolga un invito ai parlamentari socialisti affinché senza modifiche non votino la fiducia sul jobs act e sulla legge di stabilità.

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RELAZIONE AL CONTO PREVISIONALE 2015

Il conto previsionale dell’anno 2015 si basa sui dati economici e finanziari registrati al mese di ottobre 2014, proiettati alla data di chiusura del corrente esercizio (con un avanzo di gestione di circa 60 mila Euro). Sono stati inoltre debitamente considerati gli elementi di novità che potranno caratterizzare il nuovo anno, con particolare riferimento alle previste riduzioni dei proventi connessi ai finanziamenti pubblici di spettanza del PSI.
Il nuovo disposto di legge stabilisce infatti la soppressione del finanziamento pubblico dei partiti politici, a decorrere dall’anno 2017. A tale completo azzeramento si giungerà operando riduzioni progressive che sono state così determinate: •
-25 % nel corrente anno 2014
-50% nel corso del 2015
-75% nel corso del 2016
Conseguentemente, nel 2015 la quota di finanziamento pubblico di spettanza del PSI si ridurrà ulteriormente per un importo di circa 140 mila euro. Un valore che si sommerà alla contrazione già registrata nel 2014 per circa 80 mila euro. Nel 2015, pertanto, i finanziamenti pubblici di spettanza del PSI ammonteranno a 128 mila euro. Le menzionate contrazioni comporteranno inevitabili riflettessi sull’ammontare complessivo delle finanze disponibili, imponendo di proseguire nella già avviata riduzione dei costi di gestione. Pertanto per il 2015 la previsione di spesa complessiva è pari a 503 mila euro, prevalentemente riconducibile alla gestione della Sede Nazionale ed all’edizione delle testate del PSI (Mondoperaio – Avantionline).
La possibilità di rispettare il piano finanziario 2015 è comunque condizionata all’effettivo incasso dei proventi da tesseramento (stimati in 200 mila Euro) e delle contribuzioni degli eletti (conteggiati in euro 108 mila). In difetto, anche solo parziale, sarà quindi necessario riconsiderare al ribasso l’ammontare delle spese effettivamente sostenibili.
Per quanto attiene la partecipazione del PSI alle organizzazioni internazionali di ispirazione socialista, si rende noto che sono giunte delle richieste di conguaglio di circa 30 mila euro. Per tali somme è in corso di perfezionamento un piano di rientro i cui valori residui verranno liquidati in via rateizzata nel corso dei successivi esercizi.
Il Tesoriere
On. Oreste Pastorelli

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