sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I punti deboli dell’Europa
Pubblicato il 10-11-2014


L’Europa dei secondi padri fondatori – quelli di Maastricht – aveva due punti deboli: una moneta senza Stato e la tempesta provocata dalla caduta dell’impero sovietico.

Gli statisti del tempo, da Bettino Craxi a François Mitterand, all’unificatore tedesco, Helmuth Kohl, affrontarono il primo dei due nodi realizzando il massimo possibile consentito dalle condizioni politiche di quegli anni. Confidarono che il futuro, ancora roseo di previsioni e figlio di un’idea illuministica del progresso, avrebbe riempito la lacuna. Non è successo. La politica europea, priva di visione strategica e di leader autorevoli, non ha saputo, vent’anni dopo, stringere una relazione forte tra due fattori fondamentali. Senza una politica fiscale unitaria, senza politiche di bilancio condivise, insomma senza ‘federare’ finanze ed economie, l’Unione è destinata al peggio.

Urge un nuovo patto fondativo legato a due pilastri. Una visione globale dell’Europa, da Lisbona ai confini della Russia, ciò che non era stato possibile con Maastricht. Più che singoli ingressi di Paesi nell’UE, occorre una cornice condivisa per essere competitivi nella complessità. E naturalmente le misure economico-istituzionali di cui sopra.

Infine una rilettura dei famigerati parametri. Ridefinirli e renderli più flessibili è il minimo che si possa fare. L’ultimo ingrediente è il tempo. Quando? Entro un anno. Prima che il Trattato Transatlantico sia a regime, prima che la Russia di Putin abbia esteso la sua influenza sulle aree limitrofe grazie al gas e ai blindati, insomma prima che sia troppo tardi.
Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Finalmente un’intervento di alta Politica.
    Chi è in grado di raccogliere questo appello che guarda al futuro?
    Assistiamo giornalmente a dibattiti di piccolo cabotaggio fra Renzi, Berlusconi, Grillo e un Presidente della Repubblica costretto a gettare la spugna,gesto comprensibile visto l’età raggiunta, ma ancor di più per l’amarezza di non vedersi concretizzare le riforme che con insistenza ha chiesto alla classe politica italiana.Chi è in grado?
    Ancora una volta come sempre nella storia del nostro Paese, i Socialisti hanno intuito con largo anticipo, le politiche che necessitano al Paese, in questo caso all’Europa.
    Bravo Riccardo.

  2. Temo che sia già tardi, ma condivido l’obiettivo e le preoccupazioni.
    Purtroppo il semestre trascorso, non ha lasciato traccia ed era la grande occasione per allacciare alleanze, intese ed accordi. Così non è stato, anzi credo che l’unica traccia lasciata sia stata quella delle inconcludenti polemiche.
    Spero che la sollecitazione di Riccardo non cada nel vuoto e si recuperi il tempo perduto.

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