domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Iglesias, 37 donne
occupano la miniera
Pubblicato il 30-11-2014


donneigea__1-1Un fatto senza precedenti in Sardegna, 37 donne, lavoratrici di Igea, hanno occupato la galleria di Villamarina, a Iglesias e da lì hanno diramato un comunicato: “Le lavoratrici Igea dopo l’ennesimo venir meno degli impegni assunti da parte della Regione Sardegna, azionista unico dell’ azienda, di risolvere la grave crisi, economico-finanziaria e strutturale che da oltre un anno affligge la società, decidono di manifestare la propria rabbia, disagio e disappunto occupando la galleria di Villamarina Monteponi.” – Si tratta, come detto, di una azione senza precedenti nell’ Isola, e forse in Italia. Non era mai capitato che delle donne occupassero per protesta una miniera. Segno, questo, di quanto la tensione in Sardegna stia salendo alle stelle. In questa iniziativa, le lavoratrici sono state supportate da una decina di colleghi che – mentre loro si barricavano dentro la galleria – hanno preso possesso delle pompe d’acqua che evitano l’allagamento delle gallerie e allo stesso tempo riforniscono di acqua la città di Iglesias.

“Chiediamo di sapere quali iniziative a breve termine verranno prese dalla Regione per il rilancio dell’azienda, e chiediamo che ci vengano pagati gli stipendi in arretrato, in un anno abbiamo percepito appena 5 mensilità. Vogliamo esprimere, con questa azione, il disagio che quotidianamente ci troviamo ad affrontare come madri, compagne, mogli e lavoratrici. Sfatiamo il luogo comune secondo il cui alle donne era precluso l’accesso al sottosuolo” – Intanto per garantire la sicurezza alle 37 donne, Igea ha disposto l’interruzione della fornitura idrica che fornisce il 45% di portata d’acqua per la città di Iglesias. Sul problema interviene anche “Abbanoa”, società gestione servizio idrico integrato che con una nota lancia l’allarme sui possibili imminenti disaggi  che la situazione può causare. Pertanto, per scongiurare l’esaurimento delle scorte nei serbatoi è stato disposta la ripresa della fornitura da Campo Pisano e chiusure serali  dell’erogazione dell’acqua nella fascia oraria compresa tra le 17 e le 5 del mattino.

La Sardegna è oramai diventata un unica vertenza, il futuro appare oramai a tutti come un cimitero fatto di croci delle fabbriche, aziende, società, piccoli esercizi che chiudono e fuggono. La rabbia dell’isola è tutta nelle parole di Valeria Coviello, lavoratrice Akhela che, dal primo novembre, si trova collocata in mobilità in deroga, intervenuta pochi giorni fa in diretta da Cagliar in un noto programma televisivo di approfondimento – “L’ammortizzatore sociale è l’avvilente pane della carità. ma noi non lo vogliamo, vogliamo avere un futuro e una prospettiva per le nostre famiglie. La Sardegna è diventata un cadavere, è un’unica grande vertenza. Ho nella mia maglietta un’immagine che mostra un cimitero, noi abbiamo necessità di fare ripartire quest’isola con piani industriali seri; bisogna conoscere il territorio e portare avanti una politica riconversione e riqualificazione delle persone. Questo non c’è, ne per la Sardegna né per l’Italia intera. Bisogna fare molta attenzione perché Renzi è seduto su una polveriera, e se la deflagazione parte dalla Sardegna si porta giù tutta il Paese”.

Onore a queste donne dunque, che contro ogni luogo comune hanno deciso di “scendere” sotto terra per far sentire le voci di chi quotidianamente vive un disagio sociale, economico imposto dall’inerzia della classe dirigente che negli ultimi anni non è stata in grado di   porre in esser serie politiche industriali. Piena solidarietà e vicinanza alle 37 donne è espressa da tutti i lavoratori e lavoratrici  della “Vertenza Sardegna” che vede uniti, Akhela, Meridiana, TNET, C.l.a.s. e tanti altri. La richiesta unanime è che la Regione assuma precise posizioni con il governo Nazionale, e che metta in chiaro il forte pericolo di esplosione sociale nell’isola. “Noi non abbiamo paura, dicono in coro unanime le 37 donne”. E’ chiaro, già fin dalla prime ore di questa mattina, l’obbiettivo di queste lavoratrici. Il resto sono  ancora una volta  questi numeri  che ebbene ricordare ancora e fin quando qualcuno di dovere non ne prenderà atto – “Le persone che in Sardegna nel 2004 si trovavano al di sotto della soglia di povertà erano 292 mila, oggi, nel 2014 dieci anni dopo, sono 420 mila.” In una regione che conta 1.639.362 abitanti.

La forza lavoro in Sardegna è di 650 mila persone, oggi, oltre 150 mila persone sono costrette a vivere di ammortizzatori sociali, tra le altre cose dal 2013 ad oggi, 26 novembre 2014, con ritardi nell’erogazione che hanno superato i due anni.” Il 25 novembre il segretario Fiom Maurizio Landini è stato a Cagliari. Dopo questo intervento resta viva “la forza delle donne”.

 Antonella Soddu

 

 

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