mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Corriere e le accuse a Craxi
Pubblicato il 05-11-2014


Nel Corriere di oggi figura un dato falso. Anzi. Per la verità ce ne sono due. Il primo riguarda quello sul debito pubblico in rapporto al Pil del 1992, che era salito sì al 105 per cento, ma era molto inferiore, di circa trenta punti, rispetto all’attuale. Il secondo riguarda le responsabilità del governo Craxi che, come tutti sanno, uscì di scena non nel 1992, ma nel 1987. In quell’anno il rapporto tra debito e Pil era all’89,11 per cento, dunque a poco più della metà dell’attuale, con un prodotto interno lordo che oscillava tra l’uno e mezzo e il tre e mezzo per cento. È vero che fino all’esplosione dell’inflazione, e cioè attorno al 1973, lo sviluppo italiano era superiore e si avvicinava addirittura al 10 per cento, paragonabile a quello della Cina dei nostri tempi, ma i governi degli anni settanta e ottanta hanno dovuto affrontare inflazione e terrorismo. Due questioni che minacciavano la tenuta democratica del paese.

La doppia battaglia comportava una politica adeguata. Smantellare lo stato sociale per comprimere la spesa poteva offrire notevoli motivazioni a una giovane generazione che, dopo il sessantotto, era parzialmente avvinta da molti miti violenti. La lotta all’inflazione comportava anche una modifica degli assetti strutturali degli stipendi e delle pensioni. Che in molti non si sentirono di fare proprio fino all’avvento del governo Craxi, con l’emanazione del decreto di San Valentino e il cosiddetto patto anti inflazione. Ricordiamo che il terrorismo è attivo in Italia dal primo delitto rivendicato dalla brigate rosse, quello di Padova del 1974, fino a quello di Tarantelli del 1985, cui seguono quelli di Conti, Giorgieri e Ruffilli, quest’ultimo nel 1988. Diciamo che si spara per tutti gli anni ottanta. Poi, con le tragiche eccezioni delle nuove bierre che hanno colpito fino a Marco Biagi, il terrorismo in Italia è stato finalmente domato.

E così pure l’inflazione, che sembrava invincibile. E che si configurava come un’insopportabile tassa sui redditi fissi. Siamo passati dal 18 per cento del 1975 al 4 per cento del 1987, e poi ancora un calo fino alla fine degli anni ottanta. Questo per una positiva congiuntura internazionale, ma anche per scelte tutt’altro che semplici dei nostri governi, in particolare di quello di Craxi, che costò un referendum comunista vinto dal suo governo. Poi ci sono i dati, quelli veri e incontestabili. Prendiamo il prodotto interno lordo. Negli anni ottanta è cresciuto complessivamente del 26,9 per cento. Negli anni novanta è sceso al 17, nei primi dieci anni del duemila a solo il 2,5 per cento, mentre negli ultimi tre anni l’Italia è caduta in recessione. Anche questo dato va attributo a Craxi? Se il debito, all’89 per cento del Pil nel 1987, alla fine del suo governo, era poco piu della metà dell’attuale, che si aggira sul 133, il prodotto interno lordo, che negli anni ottanta era al più 26,9 oggi è al meno 0,4. È assurdo non considerare i contesti generali, è vero. Ma quando si vogliono lanciare accuse, come quelle del Corriere, sulle responsabilità del passato, ci sono buoni margini di risposta. Com’è facile verificare consultando i dati.

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Commenti all'articolo
  1. E’ indubbio, però, che la prima impennata del debito pubblico fu durante i governi Craxi. Ciò non toglie che poi i successivi governi a guida democristiana continuassero fino alla crisi del ’92.
    A metà degli anni ’90, nel corso di una conferenza, chiesi al Prof. Casagrande, docente di economia e membro dello staff di Bettino, perché avessero fatto espandere così tanto il debito pubblico. Mi fu risposto: “non me lo doveva chiedere, noi pensammo che l’aumento del PIL avrebbe mantenuto a livelli fisiologici il rapporto con il debito.”
    Ciò non avvenne e la crisi del ’92 ne evidenziò la portata.

  2. L’impennata (dei conteggi) del debito pubblico reale, avvenne in primo luogo per lo scorporo della Banca d’Italia (ad avercela oggi..) dal Tesoro nel 1981 guidata dal duo Andreatta/Ciampi, ovvero ad essere un po’ “combloddisti” da uomini Goldman/Sachs e soci che non mancavano ai vertici delle istituzioni, nemmeno allora. Utile dare un’occhiata qui: http://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/
    Non a caso Ciampi fu poi premiato dopo l’ondata golpista del ’92/’94 mentre i veri difensori della sovranità nazionale cadevano nella polvere.

  3. Caro Direttore,
    devo ammettere che finalmente lei ha ritrovato la grinta dei tempi d’oro.
    sinceramente il risultato lusinghiero del Compagno Craxi ebbe anche in Becattini un supporto teorico e di studio correlato al fenomeno della distrettualità non irrilevante. Oggi si parla di reti, ma la programmazione senza distretti è chimera. I distretti soffrono da parecchi anni ormai per costi energia, semilavorati e soprattutto per la crisi e fuga di cervelli. Nell’export le aziende ancora resistono, ma se non si ritocca la dinamica salariale incrementando la retribuzione aziendale con premi strutturali e fondi perequativi e redistributivi efficienti, magari incentivando banche fidelizzate, servizi sociali aziendali, insomma un welfare cooperativo, sulla falsariga del canone Olivetti, la laudatio del tempo che fu vale alle vecchie glorie, ma non innesca altro che amarcord.
    IL Tavolo del Lavoro, al Ministero, una neoconcertazione, una nuova Vigorelli per uscire dal cappio. Ma cerchiamo economisti di razza, non consulenti a busta paga.

  4. I secoli andati sono pieni di casi in cui si escogitava un “capro espiatorio” per addossargli tutte le colpe e i torti, così da “lavare” la propria coscienza, e la propria immagine, e questo “metodo” ha fatto spesso il paio con la tecnica di inventarsi un “nemico” verso il quale fomentare sentimenti di avversione e ostilità, se non di vero e proprio odio.

    Speriamo che la “nemesi storica” possa arrivare a rendere una qualche giustizia al ruolo e all’operato dei socialisti.

    Paolo B. 05.11.2014

  5. Cerco di capire Alessandro. Ho letto l’articolo. Ma se fosse veramente solo così noi avremmo una colpa non lieve perché nel 1981 eravamo al governo. Poi mi pare che nell’articolo citato non si parli, a proposito dell’aumento degli interessi sul debito, di un cosuccia da poco e cioè di un tasso d’inflazione che era di gran lunga più alto della media europea. Agli inizi degli anni ottanta era ancora a due cifre. Chiaro che il tasso d’interesse doveva essere alto. Ricordo che in quegli anni chi aveva un conto in banca poteva ricevere interessi del dieci, dodici per cento. L’inflazione italiana risale ai primi anni settanta e credo abbia sfiorato anche il venti per cento. La scala mobile era un effetto moltiplicatore dell’inflazione. Ne era ad un tempo una conseguenza per difendere i salari e le pensioni, e una causa, perché così la incentivava.

  6. Se non ricordo male, anche perché da quei tempi sono trascorsi parecchi anni, il debito pubblico era all’epoca “interno” per circa l’80%, vale a dire contratto dallo Stato coi propri cittadini per una percentuale di ben quattro quinti sull’intero suo ammontare, il che lo rendeva meno soggetto all’influenza e alle “turbolenze” di fattori esterni ed internazionali, come invece succede oggi.

    Lo dico da inesperto in materie economiche, affidandomi cioè soltanto al buon senso e dunque col rischio di incorrere in uno “svarione” tecnico

    Paolo B. 06.11.2014

  7. Non ho letto il corriere. Il debito pubblico dipende dalle minori tasse rispetto alla media europea con una spesa invece in linea negli anni 60 e 70: il tutto si teneva prima con la crescita del boom, poi con un disavanzo primario (il cui picco è nel 1974) compresso da alta inflazione e bassi tassi. Negli anni 80 il disavanzo primario (ovvero gli aspetti fiscali del debito) cala! mentre la trovata ciampi-andreatta (sulla scia di Volcker, Fed, 1979) fa esplodere la spesa per interessi del debito che oggi ancora oggi sta soffocando l’europa e l’euro. Metà del nostro debito è per gli interessi, che ci hanno colpito per la suddetta fragilità (dovuta a poche tasse e non a troppa spesa) più che agli altri ma quell’aumento ha colpito tutti i debiti nazionali.
    Il resto sono balle, dette per ignoranza o malafede.

  8. Caro Mauro, sei un esempio di passione politica e capacità professionale.
    Permettimi di non entrare nel merito dell’argomento e di fare una riflessione.
    Tutte le critiche verso di noi ci pongono di fronte alla domanda; perchè ci è stata tolta la legittimità di essere presenti politicamente? dopo tutto il malcostume che i partiti hanno espresso in questi ultimi anni in buona parte perdonato dai media e non solo, noi, ancora oggi dopo, dopo decenni, siamo ignorati o messi sotto la veste dei “comunque colpevoli” e esempio del male, apriamo un dibattito che ci permetta di togliere il coperchio di piombo che ci opprime.

  9. Ma perché dobbiamo vergognarci di dire che in quel periodo si era raggiunto il pareggio ed anche l’avanzo primario.
    Quello che era impossibile era non PAGARE gli interessi sul debito che viaggiavano sull’ordine del 16-18% per un esborso annuo pari a 80/90 mila miliardi di £.!

  10. I dati sul PIL e sul debito pubblico, cambiano a seconda da chi vengono trattati e manipolati. E’ un pò come è successo in molti casi, con gli immobili di proprietà di partiti costruiti col contributo degli iscritti, e poi a distanza di anni si scopre che attraverso un sistema di scatole cinesi, questi stessi immobili sono passati nelle mani di pochi che addirittura hanno cambiato casacca. E’ tutta una questione di manipolazioni come, appunto, il PIL e il debito pubblico, si cerca di confondere le acque, in modo che nessuno ci capisca più niente. Invece, attraverso ricerche e verifiche scrupolose, si riesce a ricostruire tutto. E’ tutta questione di tempo.

  11. In effetti con l’aumento dei tentativi della rivalutazione di Craxi, in atto da parte della popolazione italiana, più che mai pentita vedendo cosa le viene proposto oggi. Noi socialisti abbiamo il compito di dire la verità su Craxi, rammentando le sue vittorie, ma ammettendo le sue sconfitte, avendo nonostante ció una visione decisamente positiva di un politico di tale calibro.

  12. .. poche balle il “corriere della sera” è stato complice del colpo di stato internazionale che nei primi anni 90 ha distrutto la Prima Repubblica .. demolendo i Partiti e i leaders dei Partititi medesimi .. mi diceva sempre al Ginnasio una mia prof “.. é molto facile distruggere .. ma è molto difficile costruire .. ” infatti i risultati di questa opera di demolizione sistematica sono sotto gli occhi di tutti .. con Benedetto Craxi eravamo la settima potenza industriale del mondo .. oggi siamo piazzati al 19mo posto .. W l’italia .. amen .. stefano colussi, cervignano del friuli, ud, it, eu

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