martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il disastro dell’Abenomics finisce alle urne
Pubblicato il 18-11-2014


Shinzo AbeDopo due trimestri di contrazione del Pil, il primo ministro Shinzo Abe ha annunciato l’intenzione di sciogliere – venerdì prossimo – la Camera bassa della Dieta del Giappone (quella dei rappresentanti, ndr), con conseguenti elezioni anticipate previste per la metà del mese prossimo. Due anni d’anticipo rispetto alla scadenza, dopo che il Paese è stato dichiarato in recessione tecnica, la terza dal 2008. Il leader del partito Liberal Democratico forse preferisce rifugiarsi tra le urne per attutire gli effetti nefasti della sua politica monetaria ultraespansiva, fatta di due quantitative easing, ossia consistenti immissioni di liquidità dall’aprile 2013. Questo ha provocato una contrazione della produzione industriale, del Prodotto interno lordo e del potere d’acquisto, dunque dei livelli salariali. Contestualmente sono aumentati i disoccupati e l’indice di povertà. Il tutto “inaspettatamente”.

“Per me non c’è nessuna sorpresa: i dati ci sono, e sono impietosi, insindacabili” afferma all’Avanti! Paola Pili, amministratore delegato della 3P SIM (società di intermediazione mobiliare, ndr). “L’uso/abuso del termine “unexpected” (inaspettatamente) serve per anestetizzare l’opinione pubblica, facendo passare il messaggio secondo cui tutte le misure eccezionali adottate – per risollevare le economie dei paesi – sono tendenzialmete efficaci. L’aspettativa tende a supportare la validità delle politiche monetarie messe in atto” spiega Pili. Nel caso del Giappone, in questi 19 mesi, l’Abenomics (crasi tra Abe ed Economics che indica una serie di riforme concepite e attuate da Abe nel tentativo di rivitalizzare l’economia del Giappone, ndr) non è riuscita a tirare fuori il Paese da quasi due decenni di deflazione. A dimostrarlo sono i dati sulla produzione industriale che è ai livelli minimi.

Tasso Povertà Giappone“Non solo questo processo non è stato invertito, ma ha provocato anche un innalzamento dell’indice di povertà: è dal 1981 che non si era registrata una così forte accelerazione nella crescita dell’indice di povertà” rileva l’amministratore delegato. Sul fronte degli assets dei giapponesi, questi sono costituiti al 53% da attività di depositi e conti corrente, mentre solo il 9% della popolazione giapponese ha assets in borsa, ossia investe in mercati finanziari. Il resto è diversificato in fondi governativi e pensionistici. “Ciò che ha contribuito a impoverire un cittadino giapponese è stato il prelievo del 20% – una sorta di patrimoniale – applicato dal governo sui depositi bancari” spiega Pili.

“Ciò che oggi preoccupa – ammonisce – è il fatto che la Banca centrale di Tokyo non solo ha acquistato debiti governativi (attività che rientra nel suo mandato come in quello della Fed, ma non in quello della Bce, ndr), ma ha addirittura messo mano nel fondo pensioni – la nostra Inps per intenderci – contraendo la parte obbligazionaria e aumentando quella azionaria”. Non a caso in questi 19 mesi il mercato azionario giapponese è cresciuto del 41%. “Ma – s’interroga Pili – nessuno rammenta che i mercati azionari dovrebbero crescere per input endogeni (come l’incremento della produzione delle imprese quotate), e non per fattori esogeni rappresentati dagli interventi delle banche centrali?”

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. alcuni degli espertoni di casa nostra non portavano ad esempio il Giappone, quale nazione che non avendo l’euro, stava uscendo rapido dalla crisi ??? Ne vorrei pubblicato l’elenco a perenne sputtanamento

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