mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Fisco: crediti per 530 mld
ma ne incasserà solo 7
Pubblicato il 20-11-2014


Fisco-creditiSembra che esista solo l’Art.18 mentre c’è un’altra battaglia che si combatte in silenzio e che forse è più importante, quella del fisco. Lo Stato deve incassare 530 miliardi, ma andrà bene se riuscirà a portarne a casa 7 eppure con un decimo solo di quei soldi, si risolverebbero una quantità di problemi, a cominciare da quel fondo per il welfare che cambierebbe il volto del Jobs Act.

A rivelare l’entità di questa vera e propria disfatta dello Stato sul fronte del Fisco, è stato lo stesso titolare delle Finanze, Pier Carlo Padoan, rispondendo al question time in Aula alla Camera. Il ministro ha detto che “in merito all’osservazione secondo cui l’importo complessivo delle cartelle di pagamento derivanti dal mancato versamento di tasse, tributi locali e contributi previdenziali che lo Stato deve ancora incassare ammonterebbe a circa 530 miliardi, gli uffici tecnici riferiscono che a legislazione vigente si può confermare quale previsione di incasso l’importo globale di circa 7 miliardi di euro, di cui 4miliardi riferito a carichi erariali”.

Un vero e proprio guaio, certo è che ci si aspetterebbe un atteggiamento più determinato sul fronte della lotta all’evasione e all’elusione fiscale mentre non sembra così a leggere le novità che dovrebbero entrare nell’attuazione delle norme su abuso del diritto e sanzioni previste dalla delega fiscale (legge 23/2014) attesa all’esame del Consiglio dei ministri la prossima settimana. Il Governo vuole rendere più semplice il rapporto imprese/fisco anche attraverso una serie di depenalizzazioni che riguarderebbe anche l’elusione fiscale o la soglia di non punibilità penale del reato di frode fiscale delle false fatturazioni abbassata a 1000 euro (sotto questa soglia resta solo la sanzione amministrativa). Inoltre una dichiarazione infedele sarà penalmente rilevante solo se l’imposta evasa supererà i 200mila euro e non più 50mila euro così come era fino a oggi.

E non è finita qui perché nel computo della soglia non si terrà conto della non corretta classificazione o valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non deducibilità di elementi passivi reali. Più duttili dunque sul reato di dichiarazione infedele perché fino a oggi la condizione congiunta per far scattare la punibilità era che l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti a tassazione fosse superiore al 10% dell’importo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, superiore ai 2 milioni di euro.

Tra i nodi da sciogliere c’è anche la questione della proroga dei versamenti in scadenza a dicembre nelle aree colpite dalle alluvioni degli ultimi giorni. «La stima dell’ammontare della sospensione dei versamenti tributari per il solo periodo 10 ottobre – 20 dicembre 2014 è di circa 3 miliardi. La normativa – ha spiegato Padoan – è oggetto di valutazione». Da un lato, infatti, «la cancellazione totale delle cartelle di pagamento non solo avrebbe effetti sui saldi di finanza pubblica ma anche creerebbe disparità di trattamento con riferimento a situazioni analoghe in passato». Dall’altro, ha precisato Padoan, misure agevolative sarebbero «soggette anche alla normativa europea sugli aiuti di Stato». Insomma la questione è tutt’altro che prossima a soluzione.

Redazione Avanti!

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