mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

“Il Giovane Favoloso”
l’ambizione di raccontare
vita e opere di Leopardi
Pubblicato il 25-11-2014


Il Giovane FavolosoUna sorta di effetto diacronico appare alla vista del film di Mario Martone “Il Giovane Favoloso”: un andare del film e un andare nel film, ove ambedue i movimenti hanno l’ambizione di raccontare la vita  e le opere del grande poeta Leopardi. Una diacronia, però, senza slanci e con poche levature elegiache, quanto una simile materia richiederebbe.

I personaggi e gli interpreti  sono ben calibrati e forse troppo, e forse per timore reverenziale; non Leopardi che indossa una maschera-corpo che parla più di tutto, quasi  oggetto di scena teatrale, macchina scenica. Martone è regista di teatro, e sa bene come declinare il simbolo. Tuttavia  l’opera filmica sembra una zona franca, dove si annida una biografia tentata, come fosse un soliloquio tra il film e se stesso. Vero è che i versi citati e bene recitati, fanno stare in piedi da solo l’impianto generale.

Si tratta di un film ove la ricostruzione storica occupa un posto marginale non autenticamente minimalista. Quando poi i movimenti di macchina osano un linguaggio lirico, ecco che la poesia con la sua lingua forte crea una sorta di supremazia, anche se l’effetto finale risulta gradevole.
Allora, ci si chiede, perché non osare di più, evitare l’alibi del  linguaggio poetico e cedere all’ambiziosa ricerca di una nuova poetica filmica, di cui il cinema italiano ha tanto bisogno?

Con il film “Il Giovane Favoloso”, si può dire, tuttavia, che la regia  abbia realizzato un’opera ben confezionata. Attori bravi, quasi sempre; su tutti il protagonista Elio Germano, lucido nel suo essere osservatore interessato del poeta.

Maria Chiara D’Apote

 

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Commenti all'articolo
  1. Bel film, anche se con insistenze biografiche eccessive e compiacimenti estetizzanti. Poteva essere realizzato anche meglio dando più risalto al pensiero di Leopardi e meno a certi aspetti specifici della sua vita come il rapporto con il padre e la sua deformità fisica che non mi risulta lo portò mai a camminare piegato in due. Molto di più, invece, lo afflisse la malattia agli occhi che gli impedì di scrivere e di
    leggere e di cui si lamentò maggiormanete. Avrei decisamente evitato la scena del bordello, una palese forzatura che non trae veridicità da nulla e che accentua il luogo comune dell’artista deriso. Anche la ragazza di
    Recanati che muore, poteva almeno essere sottolineata con qualche verso “all’apparir del vero tu misera cadesti”. Autocitazione dell’attore Leopardi sul suo scetticismo del tutto fuori luogo, Leopardi non fu mai scettico né nichilista o pessimista, Leopardi fu un filosofo della consapevolezza e della necessità che il vero ci spogli dagli errori, un autentico interprete filologico del senso della verità come alètheia, come disvelamento.

  2. Bel film, anche se con insistenze biografiche eccessive e compiacimenti estetizzanti. Poteva essere realizzato anche meglio dando più risalto al pensiero di Leopardi e meno a certi aspetti specifici della sua vita come il rapporto con il padre e la sua deformità fisica che non mi risulta lo portò mai a camminare piegato in due. Molto di più, invece, lo afflisse la malattia agli occhi che gli impedì di scrivere e di leggere e di cui si lamentò maggiormente. Avrei decisamente evitato la scena del bordello, una palese forzatura che non trae veridicità da nulla e che accentua il luogo comune dell’artista deriso. Anche la ragazza di Recanati che muore, poteva almeno essere sottolineata con qualche verso “all’apparir del vero tu misera cadesti”. Autocitazione dell’attore Leopardi sul suo scetticismo del tutto fuori luogo, Leopardi non fu mai scettico né nichilista o pessimista, Leopardi fu un filosofo della consapevolezza e della necessità che il vero ci spogli dagli errori, un autentico interprete filologico del senso della verità come alètheia, come disvelamento.

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