giovedì, 19 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il Jobs act resta una buona cosa, ma il governo regala la Uil alla Cgil
Pubblicato il 20-11-2014


Ci sono alcuni compagni afflitti da una tendenza al triplice salto. Contestano il segretario del Psi, dunque non sopportano Renzi, dunque si spostano sulle posizioni di Landini e Camusso. Si tratta di un salto triplo che li porta lontano. Prendiamo il Jobs act. Era tempo che i socialisti rivendicavano una legge del genere. Almeno dalla conferenza di Lisbona sulla flex security, poi dalla Costituente socialista, ispirata anche a Marco Biagi, vittima del terrorismo, poi con l’adesione alle tesi di Pietro Ichino, contestate dalla Fiom, la quale non a caso ce la siamo trovati contro anche quando il Psi si schierò per il sì al referendum Fiat. Dunque rivendico coerenza e continuità nelle mie prese di posizione sul nostro glorioso quotidiano. Si può sempre cambiare linea, ma non si può sostenere che coloro che stanno sui vecchi binari siano improvvisamente deragliati. Non capisco se anche quei pochi dei nostri che contestano il Jobs act ne hanno attentamente approfondito il merito e gli obiettivi o se invece sono solo influenzati dagli slogan che in tanti oggi declamano.

Tutta la polemica è stata portata sull’abolizione dell’articolo 18, anche il Corriere di oggi ne parla in questi termini. Orbene, per abolire qualcosa bisogna sottrarlo a chi ce l’ha. E invece chi oggi ha l’articolo 18 se lo tiene com’è. Dove sta allora l’abolizione? Gli obiettivi del Jobs act sono: l’abolizione dei contratti precari, l’unificazione del mondo del lavoro, la protezione di coloro che il lavoro lo perdono. Al primo punto é evidente che l’introduzione del contratto unico a tutele crescenti consente al datore di lavoro di avere quelle flessibilità necessarie per assumere senza il dovere di confermare, ma consente nel contempo all’assunto di avere, dopo il periodo di prova, l’assunzione certa e nel caso non venisse confermato di ottenere quegli ammortizzatori sociali che oggi sono riservati solo ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

L’unificazione con le stesse regole per i lavoratori delle aziende con più e con meno di 15 dipendenti era ormai nelle cose. Quando Brodolini pensò allo statuto dei lavoratori le aziende con meno di quindici dipendenti erano una minoranza. Oggi rappresentano il novanta per cento del totale e i lavoratori non protetti dallo statuto dei lavoratori sono così diventati la maggioranza. Li lasciamo così? Costoro, secondo il Jobs act, avranno invece applicato lo statuto dei lavoratori con una leggera modifica sui licenziamenti economici. Il terzo obiettivo è quello di stanziare risorse senza le quali il discorso sulla protezione dei lavoratori resta un sogno, ed è su questo, se non ho letto male, che la Uil di Barbagallo ha manifestato le sue fondate preoccupazioni. Legittime e condivisibili che però non sono sufficienti per dichiarare uno sciopero generale finendo per sposare l’impostazione della Cgil.

Su questo credo che il governo abbia compiuto errori non di poco conto. Innanzitutto mostrando incertezza e contraddittorietà sulle cifre a disposizione dopo il taglio imposto dall’Europa, tanto che ancora non sono chiare le cifre previste nella legge di stabilità. Poi non volendo o sapendo sviluppare quei rapporti di intenso e proficuo confronto, che avrebbero potuto rischiarare la situazione. È veramente incredibile che mentre la sinistra Pd canta vittoria perché ha introdotto non solo i licenziamenti discriminatori ma anche diverse fattispecie di disciplinari nell’articolo 18 dei nuovi assunti, la Uil si associ alla Cgil nel dichiarare lo sciopero generale. Non si può disdegnare il dialogo. Il ministro Poletti ha sbagliato a non intervenire al congresso della Uil. De Michelis parlava all’Alfa sud, subendo le più plateali delle contestazioni, ma parlava. Questo sottrarsi quando le cose non ti piacciono, che fa il paio con il non associare Renzi ai terremoti e alle alluvioni, non funziona. La crisi continua più grave di prima. E un governo, anche quando ha le migliori intenzioni, deve saper confrontarsi coi drammi e le contestazioni. La squadra di Renzi mostra invece evidenti crepe, dovute a un mix di inesperienza e di supponenza. Deve saper assumere anche il tratto drammatico e non solo quello gioioso. Altrimenti rischia di trasformare anche le migliori intenzioni in pessimi risultati. Ad aver regalato la Uil alla Cgil, ad esempio, non c’era riuscito nemmeno Berlusconi…

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. FRANCO SAULLO : Il Ministro Poletti e’ andato al Congresso della UIL . Ha rinunciato all’intervento e se ne andato .
    HA SBAGLIATO MA E’ ANDATO . Diciamo le cose come stanno .
    Al suo posto avrei detto ” PORTO IL SALUTO DEL GOVERNO AI LAVORATORI DELLA UIL,GRAZIE E BUON LAVORO . punto e basta

  2. Il fatto che molti socialisti non abbiano letto e non siano entrati nel merito potrebbe anche essere plausibile visto il bombardamento continuo dei mass media, delle opposizioni che criticano in tv solo a spot, come i grillini e i leghisti, dicendo enormi castronerie. Resta il fatto però che anche quelli del PD probabilmente non hanno letto il provvedimento, ma anche i grandi soloni di quel partito sembrano cavalcare un quadrupede solo probabilmente per la loro visibilità facendoscosì solo del male al loro partito. Io non sono renziano doc e mi limito a valutare e criticare le cose man mano che vengono proposte e tante devo dire sono le cose che ritengo sbaglate a partire dalle riforme costituzionali fino alla legge italicum anche se sembra corretta, ma bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare ed la legge jobs act è una di quelle. Per quanto riguarda i sindacati ritengo che la contestazione sulla mancanza di relazioni e contrattazione possa avere efettivamente una base di di inacazzatura, ma mi sembra eccessivo uno sciopero generale mettendo tutto nel calderone perdendo di vista quelle che sono le giuste e sacrosante rivendicazioni del comparto del pubblico impiego o altre questioni che nulla hanno a che fare con l’oggetto di cui stiamo discutendo.

  3. È corretto parlare di abolizione dell’ articolo 18, anche se solo per i nuovi assunti. Il triplo salto mortale è di altri compagni, non certo nostro… un salto sul carro dorato e ricco di Confindustria. I lavoratori si riprenderanno i loro diritti ed anche il Psi.Con queste diseguaglianze sociali non venite a raccontarci che la lotta di classe non esiste. Esistono i padroni ed esistono le persone che non arrivano a fine mese. Questa relativizzazione della realtà non cancella i problemi delle persone.

  4. Direttore tutto vero, pero’ la UIL quando si riavvicinerà al PSI? Non sarà in ballo un gioco diverso e piu’ strategico da parte del sindacato riformista? Cosa significa che l’unico sindacato che non contesta Renzi è quello cattolico? Attenzione a non essere piu’ realisti del re. Nel breve periodo va bene, ma nel lungo? E la Mitbestimmung invece degli sciperi, quanto sarebbe meglio?

  5. Non capisco perchè non si guarda la situazione per quella che è senza contorsioni inutili. Era ed è chiaro che CISL e UIL avevano a riferimento prioritario il contratto del Pubblico Impiego, da dove traggono iscritti e risorse. Per cui dopo l’incontro di lunedì con la Ministra Madia, che non ha aperto ad alcuna prospettiva la UIL con intelligenza ha alzato il tiro della risposta al Governo per fargli cambiare la Lege di Stabilità, più che il Jobs Act. Per sperare che la risposta sia incisiva ha chiamato i lavoratori a scioperare e mi sembra del tutto ovvio. La difficoltà è della CISL che vuole ancora lavorare dietro le quinte con i suoi referenti ex DC vicino a Renzi e però, per non perdere la faccia tra i suoi iscritti, proclama una serie di scioperi generali del comparto pubblico da solo, chiedendo agli altri di convergere. Stiamo al dilettantismo stravagante e incoerente. Ti prego di non insistere nel mettere sullo stesso piano la Camusso e Landini, perchè io condivido le posizioni della CGIL uscite dal Congresso e non quelle massimaliste di Landini, che cerchi di affibbiarci in quanto critici, con evidenti ragioni, verso Te e Nencini.

  6. “Non sarà in ballo un gioco diverso e piu’ strategico da parte del sindacato riformista?”, si chiede Leonardo, e in tal caso, aggiungo io, dovremmo pensare ad una strategia “politica” ?

    Ma non ci siamo detti tante volte – se così effettivamente fosse – che il Sindacato dovrebbe saper disgiungere la propria azione da quella dei partiti, e occuparsi in primo luogo della tutela dei lavoratori, o del lavoro come oggi si usa dire non senza ragione, senza cioè trasformarsi in un’altra forza politica ?

    E se per caso fosse tentato di fare questa “metamorfosi”, o se volesse perseguire un obiettivo “politico” di più ampio raggio e respiro, fino alla cogestione della Mitbestimmung, dovrebbe quantomeno dichiararlo, almeno secondo il mio modesto parere, vista la portata di una siffatta eventuale “mutazione”, al di là del fatto che la si possa condividere o meno.

    Paolo B. 21.11.2014

  7. Preg,mo, questa volta la Sua posizione mi piace. Non la condivido nel merito, ma è coerente. H a evidenziato i nessi tra i nostri limiti e il ruolo leader della Uil.
    Perchè la partita è più importante: il lavoro per la Costituzione e per il PSI.
    Il rispetto che si deve ai lavoratori ed anche ai neoassunti. Tutele crescenti?
    Ma può una democrazia creare ranghi? Può la legge licenziamenti essere riscritta senza confronto e cogestione programmatica, cioè CONCERTAZIONE.
    Può l’art. 36 violarsi? Il lavoro è CULTURA E COMPETENZA , non SOPRAVVIVENZA.
    Gli imprenditori sono anch’essi lavoratori, rischiano ma devono ASSUMERSI RESPONSABILITA’.
    Potremmo spostare la soglia ai 60 dipendenti e creare Fondi perequativi per Licenziati e Riqualificazione, tornare ad accordi collettivi quadro per i settori in crisi, i precedenti non mancano, ma certo l’autonomia collettiva non può subire l’esproprio di proprie prerogative costituzionali. questo hanno ribadito Larizza e Barbagallo. Larizza ha dato una lezione di DEMOCRAZIA IDENTITARIA.
    Ma smettiamola , noi Socialisti, di nasconderci come lo struzzo, il Jobs Act non va , va concertato, non certo nella Commissione lavoro. Quella è lontana dal paese Reale. E poi non mettiamo Brodolini sullo stesso piano di Poletti, rispettiamo le differenze : Brodolini era fisicamente accanto agli operai.

  8. Oggi sono andata a un incontro organizzato dal PD per presentare Silvia Prodi. Il suo programma si fonda sul lavoro, ambiente, servizi pubblici e diritti di genere.
    All’incontro con l’elettorato erano presenti tanti cittadini cordiali, Gandolfi, Civati e Schlein la parlamentare europea.Silvia Prodi ha parlato delle sue idee sulle donne e dell’esigenza di conciliare lavoro famiglia e politica. Gandolfi ha parlato della situazione economica in Emilia e della necessità di eliminare alcuni dei numerosi adempimenti burocratici imposti agli imprenditori. I cittadini hanno fatto delle domande sul Jobs Act e uno ha chiesto a Civati cosa fa se è posta la fiducia, cioè come vota cosa intendeva dire nell’intervista in cui ha affermato”Se rimango solo me ne vado”.
    Civati ha risposto che il Jobs Act non risolve i problemi dei lavoratori e dell’economia, Renzi quando si è presentato alle primarie non aveva parlato di esso e non aveva parlato concretamente del provvedimento.La situazione sociale sarebbe diversa se in Italia ci fossero gli ammortizzatori sociali come in Germania allora si potrebbe accettare il Jobs Act e questa situazione in cui regna il precariato veramente penosa per le famiglie e i giovani. Civati crede che non lascerà il partito, non crede in una scissione ma sulla sua votazione della fiducia non ha risposto esplicitamente. Le idee renziane allora gli piacevano, ma ora la strana coalizione tutto fa pensare che il PD che ama non è di sinistra. Il voto avuto da Renzi è stato dato per il programma che ora è cambiato o più palese, inoltre è il 40% che l’ha votato ma quanti non hanno partecipato alle votazioni..? La coalizione non è di sinistra ed era possibile un altra coalizione.Ha parlato del leghista Salvini opportunista come tanti politici. Civati teme che l’elettorato sia attratto dalla destra. Il segretario deve essere scelto dagli iscritti non da tutti, crede che Bersani sia importante per gli elettori e deve perciò coerentemente rivolgersi all’elettorato per far riflettere e votare bene in queste elezioni.Ha augurato buona fortuna a Silvia. Civati spera in un Emilia ancora del centrosinistra in cui elementi come la Prodi ed altri più politicizzati detengono il potere per il progresso dell’Emilia.I cittadini sono preoccupati e curiosi, volevano chiarimenti.

  9. Intanto la UIL non è stata regalata a nessuno, men che mai alla Camusso o a Landini. Lo ha detto chiaro e tondo il Segretario generale dei metalmeccanici Palombella: “l’abbraccio con la CGIL e con la FIOM per la UILM e per la UIL sarebbe un abbraccio mortale. Per cui il 13 dicembre ognuno a casa propria”. Lo ha ribadito Barbagallo (ex metalmeccanico anche lui) nel suo intervento conclusivo: “Maurizio Landini deve
    sapere che la sua idea di sindacato non la condividiamo
    e non la condivideremo mai” e invitando il Segretario della FIOM a cessare attacchi ed insulti. E’ curioso che quando eravamo “regalati” alla CISL eravamo social-traditori per la CGIL, ora che saremmo “ragalati” alla CGIL saremmo riformisti-traditori per il Direttore dell’Avanti.

    In secondo luogo, se parliamo di jobs act è del tutto evidente che se si abolisce la possibilità del giudice di stabilire tra reintegra o risarcimento economico in caso di licenziamento per motivi economici (che in realtà non sono affatto econimici ma organizzativi, ed è tutta altra cosa) non ci sono più tutele crescenti, per il semplice fatto che non ci sono più tutele. A meno che voi non conosciate datori di lavoro talmente idioti da licenziare scrivendo come motivazione “perché sindacalista”, o “perché in maternità”, o “perché non me l’ha data”. Certo la norma si applica ai nuovi assunti, che prima venivano assunti con contratti precari. Ma allora perché non si sono potenziati i contratti di apprendistato e messi in atto i controlli perché venisse rispettata la parte della legge Fornero in cui si vietavano di fatto tali situazioni (proprio in cambio del forte ridimensionamento dell’articolo 18)? Che bisogno c’era di ritornare dopo due anni sulla riforma Fornero senza avere fatto uno straccio di verifica su cosa aveva funzionato e cosa no (e perché)?.

    Dopodiché lo sciopero generale non riguarda solo il jobs act ma anche oltre ad alcune questioni inerenti il pubblico impiego, la legge di stabilità in almeno i seguenti punti:

    – l’aumento della tassazione delle pensioni integrative, peraltro in modo retroattivo
    – il mancato rifinanziamento degli ammortizzatori sociali (hanno avuto questa alzata di genio di abolire la mobilità e ridurre fortemente la cassa integrazione per fare la flessisicurezza, bene dove sta la sicurezza? dove gli ammortizzatori universali? A me pare che l’abolizione dei vecchi ammortizzatori è reale e immediata il finanziamento e la definizione dei nuovi ammortizzatori virtuale e da venire. O pensiamo di sostituire la mobilità con l’ASPI che già esisteva e dura la metà?)
    – il taglio ai patronati, che io penso debbano essere fortemente riformati e controllati perché ve ne sono di poco seri e persino, specie all’estero di vergognosi, ma ce ne sono per fortuna tanti seri e corretti che offrono un servizio sociale a tanta gente. Ma come al solito qui si butta il bambino con l’acqua sporca.

    E mi fermo qua. Ma già questo credo basti a farlo uno sciopero generale, anche perché io gli insulti e gli sputi di quelli della FIOM me li prendo volentieri e volentieri li restituisco al mittente, ma quelli dei miei iscritti anche no.

    Concludo dicendo che la UIL non ha solo indetto lo sciopero generale, ma ha lanciato una proposta politica di governo del probabile scenario che si vedrà realizzarsi col combinato disposto della riforma delle pensioni, l’abolizione della mobilità, l’introduzione del contratto a tutele crescenti con addirittura sgravi fiscali e contributivi: cioè l’uscita brusca dal mondo del lavoro di ultraquarantenni licenziati per essere sostituiti da giovani che costano meno e non hanno tutele. Ed è la proposta di patto generazionale: http://www.uilm.it/det_stampa.php?id_contenuto=7162

Lascia un commento