lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il peso del fisco schiaccia le famiglie
Pubblicato il 17-11-2014


CISL-TasseCresce al 31,1% la pressione fiscale sulle famiglie nel 2014 per l’aumento delle imposte locali che, nonostante l’Irpef nel 2013 sia stata meno pesante del passato, hanno compensato anche il bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti. È il quadro tracciato da un’analisi Cisl-Caf Cisl sulle dichiarazione dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati. Tra il 2012 e il 2013 sono cresciute le addizionali regionali e comunali ed è stata “reintrodotta la tassazione sulle prime case”.

Secondo la Cisl, “le imposte erariali tendono verso un cambio di composizione: dal reddito verso i consumi, l’incidenza dell’Irpef passa dal 20,35% al 19,3%, quella di Iva e accise dal 9% del 2010 al 10,1% del 2014. Di conseguenza la pressione fiscale sulle famiglie aumenta dal 30,8% nel 2010 al 31,1% nel 2014″. Lo scorso anno la riduzione Irpef per lavoratori dipendenti e pensionati, secondo i dati Caf Cisl, “è stata del 2%, pari a circa 77 euro”. Il bonus da 80 euro, rileva l’analisi della Cisl, ha interessato “8,6 milioni di famiglie italiane, un terzo del totale, per un importo medio di 683 euro”. Considerando il periodo 2010-2014, bonus e aumenti di detrazioni per familiari e per lavoro dipendente, oltre ad agevolazioni fiscali per ristrutturazioni e risparmio energetico, “sono stati più che compensati dall’aumento di Iva, accise e addizionali Irpef. Solo le famiglie dei lavoratori dipendenti conservano, in media, un piccolo beneficio”. In sostanza quello che è stato dato con una mano è stato poi tolto con l’altra.

La crisi e la crescente pressione fiscale, secondo l’analisi  del sindacato guidato da Anna Maria Furlan, “riducono redditi, consumi e risparmi delle famiglie”: tra il 2006 e il 2012, la ricchezza media netta in termini reali è diminuita del 9%, il risparmio annuale del 38%, passando rispettivamente in media da 31.709 euro del 2006 a 26.626 del 2012 e da 7.960 euro a 4.933 euro. Nel 2013, “a fronte di una modesta crescita del reddito (0,46%), la lieve riduzione dell’imposta (-2,01%) ha permesso di compensare in buona parte gli effetti dell’inflazione (1,1%) sui redditi reali netti contenendone la riduzione dello 0,23%. La recessione, inoltre, tra il 2010 e il 2013 ha ridotto “il reddito complessivo in termini reali del 4,19% (alla crescita del 3,01% in termini nominali va sottratto l’aumento dell’inflazione del 7,20%). Ancora più forte è stata la contrazione in termini reali del reddito disponibile (-4,7%) e dei consumi (-11%, di cui -3,7% nel 2013)”.

Il Governo deve mettere mano a una “riforma strutturale del fisco che faccia pagare più tasse a chi guadagna di più e ha grandi ricchezze e pagare meno” lavoratori dipendenti e pensionati. Ha detto il segretario generale della Cisl, Anna Maria  Furlan, annunciando che la sua organizzazione sta mettendo a punto una proposta di riforma “che sarà portata all’attenzione del Governo”. Secondo Furlan, in questi anni “qualcosa sulle rendite finanziarie è stato fatto ma in un Paese in cui le famiglie non ce la fanno più e stanno erodendo i pochi risparmi che avevano dobbiamo rivedere la tassazione sulle grandi ricchezze finanziarie. Dobbiamo stanare i grandi patrimoni presenti nel Paese e far pagare progressivamente più tasse a chi ha di più. Non voglio usare il termine patrimoniale però bisogna fare i conti con un altissimo debito pubblico che non corrisponde neppure a un quarto della ricchezza privata”. Per Furlan è inoltre necessaria una vera “lotta all’evasione” e “il Governo, entro la fine del semestre di presidenza Ue, deve riportare alla luce in Europa il tema della tassazione sulle transazioni finanziarie”.

In un articolo di domenica scorsa Enrico Marro sul Corriere della Sera spiega quanto incida la tassazione locale sulla pressione fiscale globale e soprattutto analizza il suo andamento. Nel 2009 la legge 42 sul federalismo fiscale fissava il principio dell’invarianza della pressione fiscale, quindi se aumentavano le addizionali doveva diminuire l’Irpef nazionale. Invece non solo non si trovano tracce di compensazione tra fisco centrale e locale, ma anzi, si è registrata una accelerazione sia delle entrare locali che di quelle centrali. Altro che 80 euro.

Redazione Avanti!

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