sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il signor Però…
Pubblicato il 15-11-2014


Ormai siamo alla peronimìa. Un’affermazione è generalmente attenuata da una osservazione che finisce per negarla. Cioè noi diciamo una balla perché ci vergogniamo di quel che siamo. Noi non siamo razzisti, però. Però, insomma, quegli extracomunitari proprio non ci piacciono. E sarebbe anche ora che tornassero da dove sono venuti. Noi siamo garantisti, però. Però io quei politici li manderei tutti in galera. Altro che. Anzi, getterei la chiave. Noi siamo liberali, però. Però non possiamo mica accettare uno che sostiene il contrario di quel che pensiamo. È troppo. Soprattutto se è nostro figlio. Noi siamo laici, però. Però, dai permettere un matrimonio tra due dello stesso sesso è troppo. Chi è la mamma e chi è il papà? E poi t’immagini chiamarli a cena da noi coi vicini che commentano? Noi siamo non violenti, però. Però se menano Salvini fanno bene. Con quel che dice è un provocatore. Siamo non violenti ma non possiamo accettare queste posizioni. Siamo non violenti con tutti tranne che con Salvini….Noi siamo per l’equità, però. Però se devo pagare sempre io, no eh. Questo non è accettabile. Paghino gli altri, compresi i miei amici. Siamo per le discariche e per gli inceneritori, però. Pero mica vicino a casa nostra. Magari abbiamo uno zio che è nubile e vive in un casa da solo e un bell’inceneritore gli farebbe anche compagnia, no? Noi siamo per la famiglia, però. Però dai ne abbiamo tutti due o tre. Forse siamo per le famiglie. Insomma peroisti di tutto il mondo unitevi e involuzione trionferà…

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Commenti all'articolo
  1. Ho talvolta l’impressione che in molti di noi si vada mano a mano affievolendo, o addirittura spegnendo, la voglia e la capacità di sbilanciarsi e segliere, e non so tuttavia spiegarmi se questo dipenda dal fatto che diamo ormai tutto per scontato, o vada piuttosto ascritto a pigrizia, inerzia, indifferenza, fatalismo, conformismo, paura di compromettersi, tornaconto (o forsanche ad emulazione di una politica che talora sembra non saper decidere).

    Sta di fatto che sovente assumiamo posizioni intermedie e sfumate, e comunque “non compromettenti”, come quelle che ci ricorda il Direttore, che possono anche tornar comode perché ci evitano di polemizzare e scontrarci con chicchessia, ma non possiamo nasconderci che vi sono momenti in cui veniamo chiamati a “schierarci”, su piccole o grandi cose, secondo gli insegnamenti della Storia, e se abbiamo perduto l’abitudine a farlo vi sarà probabilmente qualcuno che lo farà al posto nostro, o che si sentirà autorizzato a prendere la nostra “delega”.

    Va da sé che la civile e pacifica convivenza richiede, in molte circostanze, di saper trovare le giuste mediazioni tra i diversi punti di vista, e può anche riuscirci di mettere insieme l’impossibile, ottenere cioè la “quadratura del cerchio”, ma le posizioni di partenza degli interlocutori volta a volta in campo dovrebbero comunque risultare sempre chiare ed inequivoche, così da potervi ritornare senza incertezze e omologazioni quando l’intesa non avesse ad andare in porto.

    Questo a mio avviso vale anche, e soprattutto, in politica, dove abbiamo bisogno che chi ci rappresenta, o riveste un ruolo di riferimento, sappia liberarsi all’occorrenza di ogni SE e PERO’, assumere cioè posizioni precise e non omologate – anche a rischio di sbagliare, e di doversi poi correggere – perché se questo non succede si dà giocoforza alibi e scusante a tutti coloro che sono già di per sé propensi a rifugiarsi nel “non decidere”, e a desistere dal “farsi una opinione”, abdicando ad altri questa incombenza e responsabilità, salvo il riservarsi di poter poi criticare e sentenziare, il che non mi sembra il meglio dei comportamenti e degli esempi, specie nei confronti dei giovani.

    Paolo B. 17.11.2014

  2. Mi verrebbe da dire: Fai quello che dico e non quello che faccio.
    (di Curia memoria)
    Ho l’impressione che molto spesso non sappiamo decidere con razionalità. Probabilmente dipende anche dal fatto che non vogliamo assumere delle posizioni che nel nostro io condividiamo, ma potendo essere interpretate come apologia a qualcuno invece che ad altri, per interesse di parte non lo facciamo.

  3. Abbiamo, tutti, difficoltà a definire il “principio attivo” dagli eccipienti. Cioè la sostanza dal corollario.
    Io non sono razzista, tuttavia nella mia vita privati i rapporti con gli stranieri e gli extracomunitari in particolare sono ridotti al minimo. L’assurdo è che faccio parte di un paio di associazioni che si occupano del problema e mi impegno anche per aiutarli.
    Non sono antimeridionale ho vissuto parecchio al sud ed ho amici carissimi fra i “terroni”. Tuttavia quando ho a che fare con società, associazioni o, peggio, amministrazioni del sud, non posso far a meno di pensare che forse sarebbe meglio stessero per conto loro. Non considero questo loro modo di operare una derivazione “genetica”, ma una scelta consapevole. Quindi se questa è una scelta di vita inconciliabile con i miei principi e forse giusto che si divorzi.
    Il quotidiano, la vita, ci forgiano e ci danno esperienza. Mettono sempre alla prova le nostre convinzioni. L’esperienza dovrebbe aiutarci a decidere con efficacia riducendo i margini di errore
    e risolvendo i problemi.
    Purtroppo l’esperienza porta molti di noi ad essere meno coraggiosi, più sfuggenti, accomodanti cercando di evitare noie.
    Tutti si rifanno all’aforisma della canna che si piega al vento forte per riprendere poi vigore.
    Vedo molti sempre chinati anche se c’è una piccola brezza. Questi non si raddrizzeranno mai.

    N

  4. Se fossi presidente dell’Accademia della Crusca, proporrei di eliminare, dal vocabolario, tre parole: ma, però e purtroppo.
    Sono “scarrupative”. Tu parli, il tuo interlocutore ti segue e tu pensi che condivida il tuo ragionamento, quando vieni investito da una delle tre parolacce: o ma, o però o purtroppo. Tutto è “scarrupato” e vorresti gridare: vaffanculo!

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