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Opinioni e commenti
 

Istat, l’Italia non cresce, ma almeno non arretra
Pubblicato il 03-11-2014


PIL-IstatL’Italia resta ferma. L’Istat, a differenza di quanto affermava lo scorso anno, prevede un biennio di vero e proprio stallo. Secondo l’Istituto l’anno prossimo il Pil tornerebbe a crescere in modo modesto, +0,5% contro lo 0,6% stimato dal governo, mentre la disoccupazione scenderebbe al 12,4%, invece nel 2016 il Pil, sempre secondo l’Istat, dovrebbe crescere dell’1%, in linea con le più recenti stime del governo Renzi (a maggio l’istituto pronosticava per il 2016 una crescita dell’1,4%).
Un biennio in cui il nostro Paese resterà bloccato, ma almeno non retrocederà ancora. Se c’è una buona notizia è che a fronte di un ciclo internazionale in rallentamento coi Paesi emergenti in decelerazione, in Italia “la crescita economica sarà essenzialmente sospinta dal miglioramento delle componenti interne di domanda”. Finalmente nel 2015 si chiuderà il triennio di recessione, con un consolidamento della crescita economica nel 2016 che tuttavia “si dispiegherà a ritmi inferiori a quelli dei più dinamici concorrenti europei ed internazionali”.

La brutta notizia, rilevata dall’Istituto di Statistica, è che si prevede “un effetto nullo” della manovra varata dal governo Renzi sul 2015-2016. I famosi 80 euro, potrebbero trasformarsi allora in una bolla di sapone, come rileva Luigi Guiso su La Voce.info. “Che effetto hanno – si chiede – sui consumi gli 80 euro? Se l’effetto è minuscolo, l’intera manovra, anche se finanziata in parte in disavanzo, può avere effetti recessivi a causa dei tagli di spesa”.

Anticipando il clamore di queste ore, l’economista annotava che i dati per condurre uno studio serio sugli effetti del bonus esistono e sono quelli dell’indagine mensile sui consumi condotta dall’Istat, ma a nessuno era venuto in mente di usarli per gettare luce su questo controverso e cruciale argomento. L’effetto degli 80 euro dovrebbe essere osservabile a partire dal mese di maggio quando il bonus è stato introdotto e diversamente dagli investimenti, le spese per consumi, almeno per i beni non durevoli, non comportano significativi costi di aggiustamento. Quindi gli effetti di uno stimolo fiscale dovrebbero essere visibili immediatamente.

Un altro aspetto trattato dalla Voce.info, rileva proprio come anche il Tfr in busta paga per stimolare i consumi in realtà non avrebbe un forte impatto sul Pil. Infatti potrebbero essere molti quelli che potrebbero utilizzare il Tfr per ridurre i debiti, piuttosto che aumentare i risparmi; ma, appunto, in entrambi i casi non si tratta di aumento di consumo. L’errore da non fare quindi è cercare di calcolare l’effetto sui consumi a partire da coloro che dichiarano di voler trattenere il Tfr in busta paga.

Insomma, non è che in economia ci siano i ‘gufi’, ma l’effetto nullo della manovra denunciato dall’Istat era già stato previsto da tempo. A freddare gli animi anche l’Assopetroli che denuncia gli effetti negativi della Legge di stabilità, durante un’audizione alla Camera. “Gli effetti negativi derivanti dal possibile, quanto verosimile, aumento delle aliquote Iva e delle accise farebbero lievitare il peso fiscale superando la soglia del 61% del prezzo al consumo”, dice l’associazione sollecitando il Parlamento a introdurre modifiche.

Nel frattempo si continua a rincorrere la Germania, su tutti i fronti, nonostante le ultime rivelazioni e revisioni. Dopo la bocciatura agli stress test, il vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, ha citato le fonti Eurostat precisando che gli interventi finanziari ricevuti dalle Banche dai vari Governi nazionali dei Paesi europei sono stati i seguenti: 250 miliardi di euro in Germania, 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e Paesi Bassi, 40 in Grecia, 19 in Belgio e Austria, 18 in Portogallo. Le Banche italiane, ce l’hanno fatta (quasi) da sole: appena 4 miliardi (più 43 miliardi di aumenti di capitali del settore privato).

Per Panetta, se le nostre banche avessero ricevuto soltanto un terzo degli aiuti ricevuti dalla banche tedesche, “avremmo un surplus di 77 miliardi”. Quello che è ritenuto il carro trainante dell’Europa, la Germania, non solo ha ha fatto delle concessioni che somigliano a dei veri “aiuti di Stato”, ma la sua economia sembrerebbe non godere più dell’ottima salute iniziale: guidata dalle esportazioni, ora in forte calo, e con una domanda interna debole.

In questo momento però la Finanza ha gli occhi puntati sull’Italia, secondo il Wall street Journal, infatti, il successo di un eventuale programma di acquisto di bond su larga scala, ‘quantitative easing’, da parte della Bce dipenderà dall’Italia. Il quotidiano economico statunitense sottolinea che l’Italia, che è la terza economia dell’eurozona, attraversa una fase ”velenosa” con ”una debole crescita e un alto debito, pari al 135% del Pil, negli anni prima della crisi è cresciuta ad una media di meno dell’1% l’anno e ora sta scivolando in una nuova recessione, la terza in sei anni”. Inoltre le ”condizioni del credito continuano a peggiorare” e dunque “se il programma di Qe non riuscirà a salvare l’Italia, non potrà salvare l’Eurozona”. Secondo il Wsj comunque il Qe non “potrà risolvere” i problemi dell’economia italiana legati da piccole e medie imprese “altamente indebitate” e a controllo familiare. Una situazione che “richiede una rivoluzione culturale”.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. L’analisi dell’Istat conferma che le politiche di Renzi sono non adeguate: puntano sulla crescita, ma non sono in grado di ottenerla. In compenso sta creando forti tensioni sociali. Si dimetta! Per il Bene dell’Italia e dei lavoratori italiani!

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