domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Italicum 2.0
Pubblicato il 13-11-2014


Dunque pare che Renzi abbia calato un nuovo asso: l’Italicum versione 2.0 avrà il premio di maggioranza alla lista, come nei suoi desiderata e non alla coalizione, come nella prima versione. Berlusconi, pur non essendo d’accordo, avrebbe ingoiato il rospo, assieme a quello relativo alla soglia del 3% per accedere in Parlamento, voluto da tutti i piccoli partiti siano di maggioranza che di opposizione. In cambio ottiene, solamente, di poter nominare tutti i futuri parlamentari: con i collegi aumentati a 100 ed i capilista bloccati, stando ai voti delle europee e agli ultimi sondaggi, i futuri deputati di Forza Italia non supereranno nella migliore delle ipotesi le 80 unità. Ma soprattutto Berlusconi conta di avere un ruolo determinante nell’elezione del nuovo Capo dello Stato e spera che Renzi mantenga l’impegno di andare a votare nel 2018, o giù di lì. Ma deve stare attento, perché il Presidente del Consiglio sugli impegni, non è sempre affidabile…

Tirando le somme che dire di questa legge elettorale, al netto delle modifiche che potranno intervenire in sede parlamentare?

Dovrebbe garantire maggiore governabilità, perché una singola lista (nell’auspicio di Renzi una singola forza politica, sia essa il PD o il futuribile Partito della Nazione), superi il 40% o vinca al ballottaggio, avrà un’ampia maggioranza. Il resto del Parlamento sarà frastagliato fra opposizioni grandi e piccole, prive di una linea comune, andando da SEL a M5S, da FI alla Lega, per finire a Fratelli d’Italia. I poteri della maggioranza ne saranno accresciuti. Sulla questione delle preferenze si è addivenuti ad una scelta che salverebbe capra e cavoli, per cui avremmo un Parlamento di nominati circa al 50%: i restanti parlamentari scelti dagli elettori, apparterranno prevalentemente al partito che vincerà le elezioni, chi le perde avrà la consolazione di avere un gruppo di fedelissimi scelti a tavolino. La Corte, se sarà chiamata ad occuparsene, darà il via libera?

Sulla legge elettorale e i suoi tempi di approvazione, così come su quelli delle riforma del Senato, si staglia la questione dell’elezione del Presidente della Repubblica. A sentire i rumors quirinalizi, fra fine gennaio ed inizio febbraio, si dovrebbe iniziare a votare per il nuovo Capo dello Stato. Chi sarà? Il rinnovato Patto del Nazareno, sembra far fuori definitivamente l’ipotesi Prodi. Vittorio Feltri sul Giornale, house organ berlusconiano, ha lanciato con entusiasmo la candidatura Veltroni. Ma chi entra Papa, esce quasi sempre cardinale….

Alfonso Isinelli
dal blog della Fondazione Nenni

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