sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Jobs Act, c’è spazio di manovra
Pubblicato il 22-11-2014


I miglioramenti ci sono stati. Nella riunione della maggioranza abbiamo contribuito ad aprire uno spiraglio e la fessura si è allargata. Restano due considerazioni. Politiche entrambe. Solo in pochi parlano delle nuove tutele rivolte a un mondo del lavoro che non aveva mai goduto – dico mai – di ammortizzatori sociali di sorta: commercio, artigianato, insomma il terziario, e quanti avevano tra le mani un contratto a tempo determinato. Perché tacere? Secondo. Ricordo ancora manovre e norme varate dal Governo Monti, la Fornero degli esodati e delle modifiche all’art. 18, leggi di stabilità lacrime e sangue. Non ricordo invece, allora, una condotta così dura del movimento sindacale. Perche’? Temo che la spiegazione abbia due madri. Si accettano con minor tensione misure forti quando vengono assunte da chi è più lontano dal nostro pensiero. Non lo si considera un’abiura. E soprattutto, e questo riguarda intanto la CGIL, si ritiene inaccettabile che un sindacato non partecipi direttamente alla costruzione di una norma quale è il jobs act. Aggiungo il tramonto dei tavoli e della concertazione, le polemiche ormai quotidiane tra i leaders dei due campi, le difficolta’ nel rinnovo dei contratti ed altro ancora. Queste le ragioni prevalenti. Capisco che il sindacato difenda i suoi iscritti ma dovrebbe spendere almeno una parola quando vede crescere la possibilità di garantire migliaia e migliaia di lavoratrici e di lavoratori che fino a ieri erano afoni e in balia del datore di lavoro e delle oscillazioni del mercato. E’ un tempo, questo, in cui le parole acuminate non producono farina. E’ responsabile il comportamento della UIL che, con il suo nuovo segretario, sostiene che mancano ancora venti giorni allo sciopero generale e dunque c’è spazio di manovra. Lavoreremo in questo spazio. Per allargarlo. L’Italia esce da una crisi mai vissuta prima in queste proporzioni solo se chi porta il peso delle responsabilità tira nella stessa porta. Landini incluso.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Vero. La nuova normativa del lavoro non dovrebbe farci strappare i capelli, ma allora perché si è arrivati a questo punto? Non sarà forse perché la crisi questa classe dirigente di nominati la vuole far pagare soltanto al popolo e vuole distruggere il sindacalismo? Personalmente sospetto che si vuole proprio questo: la distruzione dei diritti dei lavoratori come si è già distrutto il sistema industriale e sono rimaste in piedi poche fabbriche di nicchia. Sin dalla distruzione della Repubblica (1992) ho il dubbio che si voglia attuare quello già avvenuto negli USA nel 1927 la distruzione del sindacalismo e noi socialisti anziché pensare nuove soluzioni ci siamo accodati al pseudo-socialista renzi anzi al new-democristiano renzi. Continuando così non si farà molta strada e si distruggerà l’idea stessa di socialismo e a questo personalmente mi ribellerò con tutte le possibilità che ho.

  2. Caro Riccardo, traspare dal tuo editoriale l’anima del Riformismo e tanto buon senso, tutto quello che ha bisogno il nostro Paese assieme ai fatti però, che purtroppo ancora non ci sono.
    E’ poco quello che riuscite come parlamentari, ha incidere con il vostro impegno in Parlamento, ma è molto significativo per noi che operiamo sul territorio.
    Dobbiamo ascoltare anche le voci che dissentono, nelle loro analisi non tengono conto che per incidere di più occorrono i numeri e i nostri sono quelli che sono.
    Buon Lavoro Riccardo.

  3. Caro Compagno Nencini, non si capisce perchè te la prendi con i Sindacati come se avessero coperto le decisioni della Fornero, che almeno li aveva incontrati e mediato per l’art.18,nella forma simil-tedesca. Qui abbiamo Renzi che dichiara a gran voce “il diritto degli imprenditori a licenziare, ad assumere chi vuole e per quanto tempo vuole ?”. Mette sullo stesso piano i rilievi critici della Camusso-CGIL con quelli di Salvini si strumentalizzazione elettorale. L’estensione dei diritti di assistenza e sostegno ai precari non risultano garantiti neppure dagli stanziamenti nella Legge di stabilità, in quanto vengono presi in parte dalla Cassa Integrazione in deroga, un’altra dal fondo dell’apprendistato e l’altra ancora dal fondo contro la disoccupazione oltre i 24 mesi. Diritti universali, Agenzia Nazonale e vera formazione professionale richiedono impegni più consistenti, altrimenti finiamo come con la Legge Biagi, che si applica la prima parte e si annula quella a sostegno dei precari. Non si può compensare il riconoscimento di questi limitati Diritti con la cancellazione degli art. 4, 13 e 18 dello Statuto conquistato dai Socialisti, che Renzi ignora al pari dei suoi riferimenti storici che per lui sono Berlinguer, La Pira e altri Democristiani, assenti i Socialisti. A me non convince.

  4. Mi pare che la Cgil e in particolare Landini ha riconosciuto di avere sbagliato a non contrastare con decisione la riforma Fornero. Certamente è importante che alcuni lavoratori abbino diritti e tutele che non avevano. Questo non toglie che si possa accettare che per un licenziamento ingiusto non si preveda il reintegro. Come dice una nota pubblicità ci sono cose che non si possono comprare.

  5. Caro Segretario, in merito al jobs act dici che nella riunione di maggioranza abbiamo contribuito ad aprire uno spiraglio e la fessura si è allargata e allora io dico speriamo che i socialisti rappresentino bene quel mondo che tradizionalmente ha caratterizato e caratterizza una significativa parte della sua base: i lavoratori e le componenti più deboli della società come disoccupati e precari. In proposito sottolineo che allargare i diritti significa ESTENDERE le tutele a chi non le ha senza ridurle a chi le ha ovvero senza creare nuove figure di lavoratori meno tutelate rispetto ai “padri”. Col nuovo contratto a tutele crescenti si rischia proporio di costituire una nuova categoria di lavoratori che, a differenza dei contratti a tempo indeterminato, non potrà essere garantita in quanto non beneficierà delle tutele piene sul diritto di reintegro in caso di licenziamento ingiusto, sia esso disciplinare che economico, neanche decorsi tre anni dall’assunzione. Risulta evidente che un lavoratore meno tutelato da un licenziamento ingiusto sarà un lavoratore contrattualmente più debole e qundi più facilmente condizionato ad accettare salari più bassi per evitare un licenziamento, magari di tipo economico e manifestamente infondato. Questo perché manca totalmente una previsione di contrappeso alle minori tutele per i futuri lavoratori. Non risulta ad esempio che i lavoratori, se chiamati da un lato a rinunciare ad importanti tutele potrebbero essere almeno adeguatamente rappresentati negli organismi di gestione aziendale al fine di partecipare attivamente alla determinazione del proprio futuro.
    Detto questo mi sembra poco rilevante l’aver ottenuto l’estensione di qualche diritto come la maternità che, intendiamoci è sacrosanto, per quelle categorie di lavoratori che ne rimangono oggi escluse a fronte del rischio riguardante l’abbassameno dei salari futuri, quindi riguardo un futuro di maggiore povertà. Peraltro non riesco neanche ad intravedere dove sta quel taglio netto annunciato dal governo di tutte le formule contrattuali flessibili, ad esclusione dei co.co.pro, come i contratti di somministrazione, contratti di inserimento, contratti di associazione in partecipazione, lavoro ripartito, false partite IVA ecc.. oltre alle ingenti risorse atte a finanziare gli amortizzatori sociali. Infine non comprendo come fai a pensare che nell’ambito dello sciopero generale proclamato da CGIL e UIL, se non ho capito male, la prima sigla sia irresponsabile a differenza della seconda a cui attribuisci responsabilità quando entrambe condividendo una piattaforma comune di critica al jobs act e alla legge di stabilità stanno rappresentando lavoratori, disoccupati e precari con l’unico strumento che gli è rimasto visto che il governo non si è ancora fatto carico di ascoltarne le rivendicazioni escludendole, a torto, dal dibattito sulle riforme in cantiere, materia che in democrazia a loro compete eccome! Tutto sommato spero che il partito socialista faccia leva su quella fessura aperta facendosi carico anche delle ragioni del sindacato potendo così rappresentare quel valore aggiunto che oggi manca totalmente a questo governo. A maggior ragione visto che il partito socialista conta tra i suoi militanti tanto gli iscritti alla CGIL quanto quelli iscritti alla UIL. Penso seriamente che mantenere un profilo critico nei confronti di alcune politiche promosse dal governo, come il jobs act e la legge di stabilità, non significa mancargli di rispetto o addirittura tradirne la fiducia bensì significa stimolarne la continuità verso obiettivi più condivisi.

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