lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Jobs act, la Cgil annuncia lo sciopero generale
Pubblicato il 12-11-2014


Scontri Roma tre-DraghiSi dice che per rilanciare l’economia e la crescita bisogna avere un approccio positivo che dia fiducia e speranza. Renzi non fa che ripeterlo fino alla noia. Ma anche inforcando le lenti dell’ottimismo non è facile trovare tanti motivi per sorridere. La Cgil contro il Job acts propone al direttivo otto ore di sciopero generale per il 5 dicembre, un venerdì a ridosso del ponte dell’8 dicembre. Forse solo un caso, ma ne nasce un battibecco tra Pd e Cgil con accuse reciproche: “È questa l’idea che ha la Cgil di uno strumento così importante come lo sciopero?” dice Ernesto Carbone del direttivo. Insomma “il ponte è servito…”. La risposta della segreteria nazionale della Cgil non tarda: ”È questa l’idea che il Pd ha dei problemi del mondo del lavoro?”.

Uno scambio che fa dire a Rosy Bindi, presidente dell’Antimafia, che “certe prese di posizione dimostrano la distanza tra una parte della classe dirigente del Pd e il Paese reale. È triste che nel mio partito ci sia chi, pur di delegittimare il sindacato, attacca il diritto di sciopero previsto dalla Costituzione. Sarebbe meglio se i dirigenti del Pd, anziché impegnarsi in polemiche imbarazzanti, si concentrassero a trovare le soluzioni alla crisi economica e sociale che – conclude – investe il nostro paese e che pesa su lavoratori, famiglie e imprese”
Una decisione che rischia di spaccare il fronte sindacale. Infatti la Uil aveva chiesto alla Cgil di non indicare una data dopo che da Palazzo Chigi era arrivata la convocazione delle parti sociali per il 17 novembre.

Contemporaneamente altre tensioni a Roma tra studenti e polizia. Con scontri davanti alla facoltà di Economia dell’Università di Roma Tre, per contestare l’intervento del presidente della Bce, Mario Draghi, alle celebrazioni del centenario della nascita dell’economista Federico Caffè. Bilancio: un ferito. “L’intervento di Mario Draghi non s’ha da fare” urlano i manifestanti, che all’ingresso della facoltà hanno trovato ad attenderli alcuni agenti in tenuta antisommossa e un blindato della polizia. Il presidente della Bce parla dell’azione che la “Bce ha intrapreso per rispondere alla crisi in cui l’area euro, e specialmente l’Italia, si trovano. L’attuale livello di disoccupazione – continua – è inaccettabile, va contro ogni nozione di equità ed è la più grande forma di spreco di risorse”. La Bce si è impegnata a “continuare l’espansione del suo bilancio fino a riportarlo ai livelli del 2012 e a ulteriori misure se tutto ciò che è stato deciso non sarà sufficiente”.

Lo stimolo monetario attuale, oltre a quello fiscale attraverso meno tasse e più investimenti pubblici, “non bastano senza riforme strutturali”, a partire da una “maggiore concorrenza”. E ancora: “Le riforme strutturali sono misure da tempo nell’agenda dei paesi europei, ma la riflessione faccia ora posto all’azione. La politica monetaria – spiega – ha fatto e continuerà a fare la sua parte ma da sola non basta. Serve maggiore concorrenza, completamento del mercato unico europeo, misure che permettano ai lavoratori disoccupati di trovare rapidamente nuovi posti”. Insomma parole che rimandano al futuro senza troppo ottimismo.

A poca distanza da Roma circa un centinaio di lavoratori delle acciaierie Ast di Terni, dopo l’assemblea davanti ai cancelli della fabbrica, bloccano l’autostrada A1 in entrambe le direzioni, all’altezza del casello di Orte. Nel tardo pomeriggio il blocco viene tolto quando i sindacati ricevono assicurazioni che la trattativa sul piano industriale della ThyssenKrupp riprenderà dopo il nulla di fatto di lunedì. Una nota del Ministero dello Sviluppo Economico conferma che “il ministro Federica Guidi ha convocato per domani 13 novembre, nel pomeriggio, le organizzazioni sindacali coinvolte nella vertenza Ast Terni”. Anticipando, così, l’aggiornamento al 18 novembre del tavolo ministeriale stabilito al termine dell’inconcludente tra i vertici della multinazionale tedesca e le parti sociali al Mise.

Poi ci sono i dati dell’Ocse che dipingono un quadro in cui la crescita economica in Europa rimane “debole”, con l’eurozona che continua a mostrare “una perdita di slancio” e “segnali di rallentamento più marcati nel caso di Germania e Italia”, mentre in Francia la situazione risulta “stabile”.

Insomma sono diversi fronti ma tutti legati un filo rosso, quello dei dati economici, ormai costantemente negativi che arrivano da più parti. Un trend che purtroppo sembra ancora lontano dall’invertire la rotta.

Redazione Avanti!

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