sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Jobs act, Ndc: accordo possibile
Pubblicato il 14-11-2014


Stop-jobsact-scioperoIn un giorno di scioperi e proteste un po’ ovunque in tutta Italia continua il cammino della riforma del lavoro, il Jobs act.  Il governo è determinato a chiudere velocemente con il premier, che in una intervista a “La Stampa”, ha detto di essere pronto a mettere la fiducia sul provvedimento, aprendo a modifiche solo “sulla riduzione delle troppe forme di lavoro a tempo e precario” e chiudendo quindi alla richiesta dell’Ncd di nuovi vertici di maggioranza.

Riguardo alla minoranza del Pd con la quale ieri è stata trovata un’intesa in merito alla riforma del lavoro, Renzi spiega: “Orfini e Speranza mi hanno chiesto di dare un segnale distensivo, di disponibilità, e io l’ho fatto: in Commissione si lavorerà sul cosiddetto disboscamento, cioè sulla riduzione delle troppe forme di lavoro a tempo e precario. A me preme che la legge sia in vigore dal 1° gennaio, motivo per il quale, se si giocasse ad allungare i tempi, metteremo la fiducia sul testo che uscirà dalla Commissione”.

Sembra invece risolversi lo strappo minacciato dal capogruppo al Senato del Nuovo centro destra, Maurizio Sacconi. Dopo i primi contatti con  il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti in merito alle possibili modifiche al Jobs Act alla Camera, Sacconi ha affermato che si sta lavorando a un accordo. “on è ancora fatto ma mi pare che ci siano tutte le condizioni per raggiungerlo. Il Governo mi ha dato rassicurazioni che non vuole attenuare la portata innovativa della riforma proprio perché risulti efficace a fare lavoro e impresa. Da ieri sera negoziamo con il Governo che deve operare una sintesi. Credo che avremo alla fine una soluzione concordata che conserva l’impostazione individuata comunemente al Senato”. Parole accolte positivamente da Filippo Taddei, responsabile economico del Pd che si dice “fiducioso in un riconoscimento da parte di Ncd”.

Positivo il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini: “Il Jobs Act per me va benissimo. Ci sono – si domanda – delle correzioni da fare come quelle che si intravedono e che riguardano l’art. 18? Ok. Ricordo, però, che il trattamento della Cgil verso questo governo non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che la stessa Cgil ha tenuto  nei confronti del governo Monti.  La prima modifica profonda dell’art. 18, infatti – aggiunge Nencini – non l’ha prodotta questo Governo ma l’esecutivo Monti con la Fornero. Non ricordo all’epoca scioperi o cose del genere”. “Il Jobs act – aggiunge il ministro della salute Beatrice Lorenzin – è fatto per far crescere il paese e non per rispondere a un problema sindacale”. Per il ministro è un provvedimento che “non mette a rischio il Governo, ma credo che una buona riforma del lavoro interessi prima di tutto l’Italia e quindi il Jobs act è fatto per far crescere il paese e non per rispondere a un problema sindacale”.

A bocciare la mediazione raggiunta ieri all’interno del Pd è invece la leader della Cgil, Susanna Camusso per la quale non è in grado di dare “una risposta per mantenere la difesa dei diritti che noi facciamo. La partita – afferma – non è assolutamente chiusa. L’abbiamo già detto e lo ripetiamo – aggiunge – non è un voto di fiducia che cambierà il nostro orientamento e le nostre  iniziative”. In piazza anche il leader della Fiom Maurizio Landini per il quale la mediazione all’interno del Pd sul Jobs Act “è una presa in giro che serve solo ai parlamentari per conservare il loro posto. Dov’è oggi il governo Renzi, solo a parlare con gli imprenditori con le fabbriche vuote, o vuole stare anche dalla parte dei lavoratori?” E’ l’interrogativo che si pone dal palco della manifestazione Fiom di Milano. “Serve una visione – aggiunge – una nuova politica industriale, anche un intervento pubblico nell’economia”.

“La piazza si rispetta ma ascoltiamo anche le sigle sindacali che non ci stanno” commenta vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini. “Per Camusso i nostri sforzi non bastano?. Noi crediamo che sia uno sforzo titanico che in questo Paese nessuno ha mai fatto”. Mentre Forza Italia, attraverso Giovanni Toti, parla di ennesima riforma non realizzata da parte di Renzi. “L’Italia con Renzi ricambia verso e torna all’articolo 18. Ancora una riforma annunciata e non realizzata”, scrive su Twitter.

Intanto dall’Istat arrivano ancora notizie non positive. L’economia italiana continua a contrarsi nel terzo trimestre 2014. Secondo le stime preliminari del’Istituto di statistica, il Pil è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% tendenziale, cioè rispetto al terzo trimestre 2013. Ciò significa che per quest’anno il calo del Pil già acquisito è pari allo 0,3% in caso di un quarto trimestre a crescita zero: l’economia era infatti già rimasta ferma sullo zero nel primo trimestre 2014 ed era arretrata dello 0,2% nel secondo. Con il dato di oggi si allunga la serie negativa dell’economia italiana che ormai non cresce più da 13 trimestri, oltre tre anni: l’ultima dato positivo, infatti, risale al secondo trimestre del 2011.

Redazione Avanti!

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