domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La dèbacle dell’Emilia-Romagna
Pubblicato il 24-11-2014


Alla fine ha votato solo il 37%. No, questo non era previsto. Per quanto alta fosse la previsione dell’astensione, per quanto si toccasse con mano che difficilmente avrebbe votato più del 50 per cento, no, una percentuale di votanti così bassa é andata ben oltre le più nere previsioni. Dunque bisogna riflettere seriamente su quel che è accaduto. Innanzitutto perché l’Emilia-Romagna, la regione da sempre più vicina alla sinistra, da sempre ha votato di più. E improvvisamente si trova oggi maglia nera dell’astensionismo elettorale nella storia d’Italia. Mai prima d’ora in nessuna regione, né tanto meno alle politiche o alle europee, aveva votato così poca gente. Il problema dunque esiste, eccome se esiste e fa male Renzi a far finta di niente. Esaltando la più grande vittoria di Pirro che l’Italia abbia mai conosciuto, dopo Pirro.

Le motivazioni sono certamente molteplici. Innanzitutto il recente scandalo dei rimborsi che ha messo in prima pagina la stragrande parte dei consiglieri regionali, coi loro furbeschi modi di spendere il denaro pubblico. Mettiamoci pur dentro il fatto che prima che esplodesse la vicenda Fiorito, la magistratura si era ben guardata di verificare come venisse spesa questa somma messa a disposizione e soggetta solo alla discrezionalità dei consiglieri. Ma lo spettacolo non è certo stato esaltante. Tuttavia saremmo superficiali se individuassimo solo in questo (in Calabria è successo di peggio e la percentuale è stata più alta) la causa dell’astensionismo.

Il problema di fondo sta nell’insoddisfazione generale nei confronti delle classe politica giudicata non in grado di dare risposte soddisfacenti alla crisi economica e sociale. Non è vero che da quando Renzi è al governo l’Italia stia meglio. Non sarà colpa sua, ma gli italiani oggi devono fare i conti con una situazione addirittura peggiore. Peggiore in termini di crescita, di occupazione, e anche di prelievo fiscale, perché gli ottanta euro sono stati risucchiati da un’insieme di tasse sui beni e sui consumi. Si ha l’impressione che il governo non sia in grado o non voglia uscire dai parametri europei e anzi sia tuttora subalterno agli ordini che provengono dalla Ue, come l’ultimo relativo alla decisione di tagliare quattro miliardi dalla legge di stabilità. Anche l’opposizione del movimento sindacale non ha certo rafforzato il governo.

In Emilia-Romagna tutto questo si avverte in modo particolare. È vero che il movimento Cinque stelle, che pure ha racimolato circa il 13%, non è più considerato un’alternativa e che la nuova Lega di Salvini col 20% ha quasi triplicato la percentuale di Forza Italia, ma quel che desta più stupore è che il Pd ha perso in voti più di quel che ha conseguito. Alle europee aveva ottenuto circa 1 milione e duecentomila voti, ieri solo 500mila. Che la crisi emiliano-romagnola segni anche una forte crisi del Pd è fuori discussione. L’Emilia-Romagna ha rappresentato storicamente gli umori della sinistra. E se non se ne avvantaggia Sel, che tiene la percentuale delle regionali precedenti e perde metà del suo elettorato, questo dovrebbe insegnarci che il messaggio giusto non è quello di Landini. Gli elettori non hanno più fiducia nella politica, perdono fiducia in Renzi e non la trovano in nessun altro. Così se ne stanno a casa a ingrassare il primo partito. Quello dell’astensione.

Abbassare i toni, portare a casa qualche risultato concreto, dire gatto solo quando ce l’hai nel sacco, questo dovrebbe insegnare a Renzi la dèbacle emiliano-romagnola. Perché è vero che nel risultato qualcosa ce l’hanno messa gli emiliano-romagnoli, ma molto è conseguenza di quel che accade a Roma. Quando esisteva il Pci la nostra regione era l’ultima ad arrendersi. Solo nel 1990, quando il Pci di fatto non c’era più, quel partito perse la maggioranza assoluta. E le giunte di sinistra sono sopravvissute quasi ovunque alla fine del Pci, all’affermazione di Berlusconi, alla crisi di Prodi. Mai il principale partito della sinistra aveva conseguito in termini di voti meno della metà di quel che aveva ottenuto solo l’anno prima. Questa novità, questa stravolgente novità deve essere oggetto di profonda riflessione e non di due battute e un mezzo sorriso per un due a zero senza avversari e pubblico…

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro,capisco il disappunto – non solo Tuo – della scarsa partecipazione al voto, per la Regione, nella nostra Emilia. Se voui siamo anche al paradosso, perchè nessuno avrebbe (malgrado tutto) ipotizzato una percentuale così bassa. Ma non è nemmeno tutto, però, da sconsiderare. Se la sinistra, va a destra, senza nemmeno giustificare il perchè, se il partito maggiore di quella patte(sinistra) perde in un anno oltre la metà dei suoi iscritti, un motivo ci sarà. Non credi che tutto ciò,possa essere motivo di grossa meditazione anche per noi che ne seguiamo, ufficialmente le orme? Si vinciamo le Regioni, ma senza rappresentarei due/terzi degli aventi diritto al voto e senza rappresentare nemmeno un giovane al di sotto dei 18 anni. E… una mezza perdità, non Ti sembra?

  2. Direttore, proviamo a parlare di legittimazione, magari ripescando Max Weber. Qui la legittimazione non l’ha più nessuno e i politici sono in fondo che più in fondo non si può. Un po’ ne ha il Presidente finché dura. Per Matteo permane ancora piazza Venezia ma già si vede all’orizzonte piazzale Loreto. Si salvano i Vigili del Fuoco ma mica possiamo far governare loro!

  3. E chi mai si è sognato di dire che con Renzi l’Italia sta meglio? Chi lo fa, forse, non è in buona fede….
    Il Partito Socialista ne dovrebbe approfittare per porsi l’obiettivo di intercettare il diffuso malessere dei lavoratori, invece di schierarsi con le sbagliate politiche di Renzi e perdere al contempo ogni residua visibilità. A proposito in Emilia e Calabria, vi sono iscritti al PSI eletti?

  4. Non c’è in me alcun disappunto. La colpa non è degli astenuti. Perché mai come in questa occasione l’astensione è stata una scelta, non solo una pigrizia. Credo che in particolare questa scelta sia stata diretta contro il Pd. Ho detto in particolare. Non solo. Ma siamo in Emilia, non in Calabria.

  5. Senza partiti non c’è democrazia partecipata. Saranno da aggiornare le modalità di organizzazione,ma senza selezione di programmi e di potenziali rappresentanti da parte degli associati,non può che prevalere il disinteresse. I talk attizzano i rapporti e non costruiscono programmi: possono far emergere chi buca il video per il tempo che lo spettatore non lo consuma, stancandosi. Perciò il guaio è molto grosso!

  6. E noi socialisti in queste vicende come ci poniamo? Siamo solo spettatori? La politica renziana nella debacle del non voto ha un forte responsabilità e noi cosa facciamo? I nostri parlamentari che fanno? Allineati e coperti a Renzi! Guai a pensare che potremmo, con una nostra linea più di sinistra come dovrebbe essere un partito socialista, raccogliere alcuni consensi di cittadini che rifiutano la linea centro destrista del governo? Abbiamo deciso e decretato, passivamente, la nostra fine?

  7. E’ la politica di fatto rinunciataria, non credibile di Renzi che porta a questa astensione. Non ci credi quasi nessuno che con queste proposte si possa uscire dalla crisi. A maggior ragione una Regione che ha un tessuto di piccole imprese abituate a fare i conti e cercare di farli quadrare.
    Del Rio sarà stato un ottimo sindaco potrà dare buoni consigli ma non ha, come non l’ha Renzi, la levatura ed il coraggio di fare tagli con la lama del rasoio, cioè in profondità, fino ad incidere sulle arterie dell’apparato statale.
    Hanno, Renzi e co’ parecchie scusanti: sindacati, funzionare dello stato che cancellano (pare all’insaputa dei politici) righe di decreto per conservare privilegi assurdi; giudici ed apparato giudiziario che si danno da fare per condizionarlo. A questo punto se Renzi vuole fare la “mezza rivoluzione necessaria ed indispensabile” vada alla urne prenda il 44% del 37% dell’elettorato, cambi la costituzione, cancelli il senato smagrisca il CSM, abolisca la legge ad “personem” dei sindacalisti che consente a loro soli di andare in pensione con il calcolo sull’ultimo stipendio, abolisca le prebende dei consiglieri regionali, tolga lo Statuto sociale alle regione che ce l’hanno.
    Vedrete che con un programma elettorale del genere il PD raccoglierebbe il 60% dei consensi.

  8. Di più. Il tema è il seguente. Perché in Emilia-Romagna tutti i dati negativi che sono stati da tutti ricordati, compresi i rimborsi facili, valgono di più che altrove? Cosa c’è di specifico nell’Emilia-Romagna? Il cuscinetto della sinistra non solo qui non funziona più. Ma funziona meno che altrove. Qui si è improvvisamente lacerato. Questo deve far rifletere e molto. A me pare che la perdita sulle europee di più di un partito, cioè di 700 mila voti, contro i 500 mila ottenuti, non sia un fatto normale. Si è forse lacerata la rete che teneva insieme il Pd e la base sociale dell’Emilia?

  9. Ma aggiungo, perché il tema mi appassiona, l’antipolitica era frenata dal voto a Grillo, e oggi nemmeno col voto alla Lega, che triplica la percentuale ma non i voti, che anzi diminuiscono rispetto alla Lega di Bossi, riesce a intercettare la protesta. Oggi la protesta è tutta concentrata sull’astensione. Mettiamoci anche che le regioni vengono ormai viste come enti inutili, e in fondo le ha certo biasimate anche Renzi, ma c’è qualcosa di profondo e di interessante da analizzare nel voto. La prendo da un’altra parte. Possibile che la mia provincia, Reggio Emilia, che era solita essere anche superiore alla media regionale dei votanti, adesso sia addirittura inferiore? È un voto all’incontrario? Dove era più forte la sinistra adesso è più alta l’astensione. Questo mi pare un dato oggettivo.

  10. Bravo Mauro hai chiamato con il giusto nome il risultato Emiliano Romagnolo, una dèbacle una delegittimazione di tutta la classe politica della regione ,ed io con l’abitudine di considerarmi sempre e comunque al servizio del Partito, ho potuto viverla in prima persona da candidato,ma alla fin fine che lezione trarre da tutto ciò?
    Io mi ripeterò ancora una volta , ma noi dobbiamo prendere atto che la maggioranze dell’elettorato e si attratto dal populismo e dall’antipolitica, in Emilia il 35% del 37% che ha votato è andato a formazioni di con questo indirizzo e dall’ assenteismo ,ma con questo atteggiamento altro non fa che mettere in risalto la sua in soddisfazione , il suo non riconoscersi in questa classe politica , in questa politica del giorno per giorno , della eterna chiacchiera senza costrutto
    Il problema ora è non tanto quello che farà Renzi con la sua vittoria di Pirro, non è capace di esaminarla, come la maggior parte delle forze politiche ora in campo vive e cavalca la cosa del momento e al momento lui ha preso 2 regioni, il vero problema è ciò che possiamo fare noi Psi , dobbiamo continuare ad essere appiattiti sul Pd e sul governo o dobbiamo acquisire una nostra valenza politica svolgere un ruolo politico nel quale il 50% del corpo elettorale ora assenteista o incantato dalle sirene dell’antipolitica si possa riconoscere, ciò che io penso lo sapete e lo ripeto da sempre..
    Un partito socialista anzi, il Psi grande o piccolo che sia, ha ragione di esistere se fa il partito socialista se ha un suo progetto politico e se ne fa partecipe tutto il paese ,con la sua classe imprenditoriale, sociale e culturale, che si impegna nel rappresentare le forze sane del paese , di chi accetta le sfide del tempo in cui si vive e non se fa travolgere o ne evita la sfida ,un partito al fianco di quelle classi sociali che rischiano di essere schiacciate dell’evolversi dei tempi potenziali vittime di nuove e vecchie miserie e povertà.
    Tanto è il lavoro che abbiamo davanti , se noi siamo il Psi con coraggio facciamolo riprendere un cammino , non guardando all’oggi o al nostro personale risultato, ma al futuro della nostra Italia che come diceva De Gaulle non è un paese povero ma un povero paese e dopo questi 20/anni di seconda repubblica questo e vero più che mai.
    Fraterni salurti
    Compagno Maurizio Molinari consigliere nazionale off.molinari@libero.it

  11. Sono anni che sostengo che bisogna tornare al proporzionale così la responsabilità degli eletti è dei cittadini, che bisogna eliminare le regioni con la buffonata dei governatori e le province e accorpare i comuni con pochi residenti. Sono anni che grido al vento che il PSI deve tornare ad essere autonomo e fare politica contro gli ex-comunisti e ex-democristiani che hanno sfasciato l’Italia. Il partito non deve pensare a sistemare solo qualche consigliere con le liste civiche nella speranza che in un prossimo futuro torni ad essere un partito del 10%. Bisogna avere una visione del futuro e battersi per quello in cui si crede allora la parola riformismo avrà dei contenuti e così potremo veramente mettere in atto la concezione di socialdemocrazia che il direttore dell’Avanti ha bene espresso nel suo articolo su MondoOperaio. La seconda parte dell’articolo non la condivido è il solito attacco al sindacato CGIL che proprio non serve; bisogna ricordare sempre che dietro al sindacato ci sono cittadini e famiglie e molte oggi non sanno come mettere a tavola un piatto di minestra.

  12. Secondo me, ma avremo modo di approfondire il discorso, la protesta non va a sinistra. Se no Sel e l’Altra Emilia Romagna avrebbero dovuto avvantaggiarsene, no? E invece anche queste liste, sommate, non fanno i voti della lista Tsipras. Lo stare a casa e rifiutarsi di votare, compreso per il movimento 5stelle, ha altri significati. E deve porre a tutti altre conseguenze. Sul ruolo delle regioni, sugli scandali, certo, ma soprattutto sulla situazione economica e sociale, che nella mia regione non è meno drammatica che altrove. La sinistra poi deve imparare a rispondere sui temi della sicurezza e dell’immigrazione clandestina. Altrimenti io faccio una previsione. Alle prossime comunali vincerà la Lega quasi ovunque. Altro che sinistra…

  13. L’unica via d’uscita per il PSI è partire dal basso. È indispensabile un tesseramento vero, un congresso vero, un rinnovamento radicale della dirigenza e poi buttarsi nella mischia.

  14. Mi chiedo se sia l’unica strada possibile quella di appoggiare in modo più o meno silente un presidente del consiglio che ritiene l’astensione ad oltre il 60% un non problema, che rifiuta un confronto serio e di merito con tutte le organizzazioni sindacali e che accecato dal suo ego smisurato è preoccupato di cercare ogni giorno nuove boutade propagandistiche (l’ultima quella sull’organizzazione delle olimpiadi) o a twittare “vittoria 2 a 0”.
    Un partito che si chiama orgogliosamente socialista, a mio avviso dovrebbe mettersi in gioco (discutendo eventualmente con i civatiani nel caso in cui uscissero dal PD) per difendere valori come la giustizia sociale, la laicità dello stato, la scuola pubblica di qualità (senza istruzione non c’è futuro) con spirito critico e riformista e con la concretezza tipica emiliana lasciando ad altri questa politica urlata e piena di slogan. L’unica speranza per salvare il paese sono i giovani e che chè se ne dica molti sono meglio di come vengono dipinti ed è da lì che a mio parere bisogna cercare di ripartire.
    Un grande presidente diceva:
    – I giovani non hanno bisogno di sermoni ma di esempi di onestà coerenza ed altruismo.
    – Me ne infischio del sistema, se dà ragione ai ladri.
    A mio parere dobbiamo ripartire da qui se vogliamo provare di risalire e far risalire il paese insieme a noi.
    Avanti!

  15. Condivido col Direttore l’opinione che l’astensione sia stata una scelta. A mio giudizio si tratta di una scelta politica foriera di gravi conseguenze. E’ un campanello di allarme per la democrazia nel nostro paese, che, con questa “non scelta” viene consegnata nelle mani di chi grida più forte: oggi contro gli extracomunitari, poi contro i Rom, domani chi sarà l’obiettivo? Mai una proposta per risolver i problemi. Ma se l’opposizione non fa proposte, su cosa discute la politica?
    Forse si apre la strada a una nuova strategia politica, con alleanze liquide. Cosa ne dice, Direttore, di Lega + 5 Stelle?
    Credo che i Socialisti abbiano tanto da dire e da fare, da domani.

  16. La protesta va a destra vero, ma tutti quelli che nion sono andati a votare sono di destra? No non credo proprio sono cittadini sfiduciati da questa classe dirigente di ragazzini: incompetenti, presuntuosi e arroganti. Facciamola una analisi approfondita e arriveremo alla conclusione che anche renzi è di destra e il suo partito della nazione è il “fascismo” del XXI secolo che cambia l’Italia anzi l’affonderà.

  17. Non andare a votare è una scelta. Anch’io l’ho fatto all’ultimo momento e la scelta è stata sofferta. Innanzi tutto non avevo nessuna intenzione di votare la lista della bicicletta e del sole con quel sorriso “anonimus” da presa per il culo. Si, perché i simboli contano almeno quanto la sostanza. La sostanza della green economy, che credo sia una bufala, non fa parte della mia cultura: rimando a questo link chi volesse sapere perché:
    http://danleoni.blogspot.it/2011/04/il-partito-degli-astronauti.html
    Cionondimeno sono convinto che essere socialisti non imponga essere essere ecologisti come non imponga essere atei. Io sono ateo. La scelta di quel simbolo ha fatto perdere voti socialisti: avremmo guadagnato molto di più solo col garofano o con la rosa nel pugno.
    Credo che le regioni abbiano replicato, in piccolo, tutti i vizi del governo centrale. In piccolo come territorio ma in grande per stupidità, ingordigia, arroganza di potere. Andrebbero abolite come dice giustamente Stefano Caldoro, Governatore della Campania, figlio del nostro compagno Antonio, che ricordo con tanto affetto. Oltre tutto, in Emilia Romagna, la colpa grave di Vasco Errani non fu quella che gli viene addebitata dalla magistratura (da cui verrà assolto in cassazione) ma l’arrogante terza candidatura consecutiva, in sfregio ad ogni istanza di ricambio.
    Allora ho deciso di andare a votare la candidata del PD Manuela Rontini con preferenza secca, studentessa di ingegneria, renziana. L’ho votata anche se è militante dell’Azione Cattolica. Nel link sopra c’è scritto come io sia ateo, uno di quelli che non bestemmia, i più pericolosi. Le ho scritto su facebook di non aversene a male se il mio voto era per Matteo Renzi e non per lei. Avrei voluto aggiungere che il suo slogan “concretezza e passione per la nostra regione” non mi piaceva per niente, ma mi sono astenuto.
    Ho letto con soddisfazione i risultati: un bel segnale perché ha castigato il clown Grillo, ha castigato l’inesistente Forza Italia regionale, ha castigato anche la stupida lista che hanno fatto i socialisti. Ha premiato la Lega di Salvini che, anche se sostiene tesi razziste e fascisteggianti, non si può dire che sia un soggetto ambiguo e viscido. Ha premiato Matteo Renzi e tutti i suoi candidati: questo è importante! Ha soprattutto castigato la regione motivando il Governo a proseguire con l’abolizione delle provincie e del Senato elettivo trasformandolo il Senato delle regioni. Chissà se, dopo un’attenta lettura dell’astensione, non si decida di abolire anche le Regioni accontentandoci del Senato così ristrutturato per rappresentare le istanze locali?

  18. L’astensione , compagne/i è di destra come di sinistra nel senso che è una stanchezza, una disaffezione una sfiducia che riguarda tutti gli schieramenti, non parte da un ragionamento politico, ma,da un non credere a chi e a cosa viene proposto.
    Questa astensione riguarda in generale la classe politica , di destra come di sinistra il suo pericolo vero è che si trasformi in una ribellione o in una rassegnazione alla inefficacia della democrazia partecipata.aprendo la strada a soluzioni politiche che non voglio augurare a nessun paese di questo mondo
    Questo pericolo si supera se , nel panorama politico, appare una proposta seria per risolvere i problemi del paese e se questa proposta sarà di sinistra, l’elettorato la seguirà, ecco perchè aspetta a noi Psi esserne i promotori di una nuova stagione , perchè nella nostra storia noi siamo stati i protagonisti di ogni fase di grande rinnovamento e cambiamento dell’Italia, non altri, noi con quasi nulla responsabilità in questi 20 anni npossiamo avere le carte in regola per proporre un vero rinnovamento, ma dobbiamo rimmovare per primi noi stessi.
    altra domanda è se ne siamo capaci , ma volenti o nlenti ne dobbiamo esserne capaci ,perchè altrimenti si proporranno altri che non essendo socialisti risolveranno ben poco..

  19. C’è chi teorizza che anche per le elezioni nazionali e regionali, similmente a quanto avviene per le prove referendarie abrogative, dovrebbe valere il principio della loro nullità se l’affluenza alle urne, non raggiunge quota 50% degli aventi diritto, una tesi che non è “peregrina”, ma intanto il voto è valido senza il vincolo del “quorum”, e VINCE e GOVERNA chi raccoglie più consensi, e chi non partecipa “ha sempre torto” come si usa dire, e diviene di fatto ininfluente nella evoluzione politica, anche quando l’astensionismo sfiora i due terzi della platea elettorale, come è successo per l’Emilia Romagna.

    L’analisi del voto non è mai semplice, e anche il fenomeno astensione può avere diverse letture, ma osservando i risultati viene da pensare che se la caduta del Muro di Berlino e la Seconda Repubblica hanno “estinto” i PARTITI IDEOLOGICI, non altrettanto sembra valere per il VOTO IDEOLOGICO, se così possiamo definirlo, nel senso che c’è un versante politico dove una quota di elettorato, il cosiddetto “zoccolo duro”, non diserta mai il voto, e assicura così la “vittoria” alla propria parte, anzi la garantisce in modo inversamente proporzionale alla affluenza dei votanti, posto che il calo numerico dei votanti fa salire la sua percentuale.

    Non a caso, tra le file dei “vincitori” di oggi c’è chi considera l’astensionismo un problema secondario e marginale, perché si vince anche a “urne vuote, e POCO IMPORTA se altri parlano di sconfitta della democrazia e di Paese in frantumi.

    Ma a mio parere vi è un altro aspetto, più squisitamente politico, che può riguardare i partiti “minori”, alleati di quello che detiene l’esclusiva o il monopolio dello “zoccolo duro”. Se continua questa tendenza astensionista il “peso” delle forze “minori” andrà sempre diminuendo fino a divenire irrilevante, dal momento che basterà l’azionista principale del gruppo ad assicurarsi il successo elettorale, grazie ai suoi fedelissimi, specie se la riforma elettorale in discussione riconoscerà il PREMIO di MAGGIORANZA alla lista o partito anziché alla coalizione, e ci avvierà giocoforza verso una stagione di governi MONOCOLORE, del tutto autosufficienti, e dunque ben diversi da quelli di una volta che dovevano contare sull’astensione di altri.

    Forse in molti avranno poi a dispiacersene, perché in questo modo si “impoverisce” la rappresentanza politica, il che potrà accrescere ulteriormente l’astensionismo, ma bisognerebbe anche ricordare che nel referendum del 1993 i favorevoli al maggioritario superarono l’80%, e per qualcuno potremmo dunque parlare di “memoria corta” se non di “lacrime da coccodrillo”.

    Paolo B. 25.11.2014.

  20. Renzi allontana il problema dell’assenteismo, ma prima o poi questa sua impostazione lo distruggerà. Il segretario Sen. Nencini chiede di abbassare l’età per il voto ai sedicenni, ma se l’età media di quelli che hanno votato è oltre i quarantenni, la grande diserzione dal voto è dei giovani che non hanno più speranza in una classa dirigente che chiacchiera, chiacchiera, si parla addosso e non produce gli effetti mirabolanti che ha promesso, idem per il movimento 5star, i giovani non credono più a nessuno, e non vogliono ascoltare più nessuno, sono per loro tutti incredibili. Se il ritorno al proporzionale può essere un correttivo alla disaffezzione al voto, deve però essere accompagnato da una nuova impostazione industriale, che non tenga conto delle esigenze della finanza pseudo tedesca, ma da quella europea. Renzi parla del bene per i nostri figli e nipoti, come al solito ne parla e straparla ovunque, in ogni occasione ma poi nei fatti gioca sempre con i sentimenti e con il cu… o …..re dei padri e dei nonni. E la Lega risale……..

  21. Vedo con piacere l’emergere in molti compagni di un giudizio negativo su Renzi, per le vuote chiacchiere senza fatti concreti, della sua arroganza populista che cancella le rappresentanze Sindacali, salvo ascoltare Marchionne e Squinzi. I Compagni pongono giustamente in primo piano la necessità che l Partito si sottragga all’appiattimento sbagliato su Renzi e riprenda il suo ruolo naturale Socialista e Riformista di Sinistra dando voce ai diritti, a cominciare dall’art.18, dei giovani, del lavoro, dei poveri in drammatico aumento, cioè della solidarietè e della giustizia sociale sempre carente negli ex PCI e ex DC. Ridiamo forza e speranza con un progetto per il futuro che i Riformisti hanno sempre saputo prospettare.

  22. Io non sono mai stato renziano né antirenziano. Ma non sono mai stato landiniano. Sono e resto un socialista riformista e liberale che non rinuncia alle principali intuizioni di un passato, che anche qualcuno dei nostri ha stranamente deciso di ritrovare in un estremismo sindacale che affonda le sue radici in ben altro e tragico passato.

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