venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LA DUPLICE NON CI STA
Pubblicato il 19-11-2014


Sciopero generale-No-CISL

Non saranno solo gli iscritti alla Cgil a incrociare le braccia contro il Jobs act. Anche la Uil ha scelto di fare lo sciopero generale. Lo ha riferito il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, dopo aver incontrato i segretari generali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Annamaria Furlan. La data non sarà più quella del 5 dicembre, ma quella del 12.

“Con la Uil abbiamo convenuto di fare lo sciopero generale il 12 dicembre”, ha confermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine del XVI congresso della Uil. La Camusso ha sottolineato “l’importante convergenza” trovata con la Uil sulla legge di Stabilità e sul Jobs act. La Cisl invece ha confermato il solo “sciopero unitario” del pubblico impiego, che sarà deciso dalle categorie. “Non si siamo sfilati – ha detto la leader della Cisl, Furlan – non abbiamo mai valutato di dichiarare lo sciopero generale”. La Cisl riunirà l’esecutivo nazionale per decidere le forme di mobilitazione. Secondo Furlan non ci sono motivazioni valide per fermare il Paese in quanto “il Jobs Act, in fondo, sta cambiando in positivo e in sede di decreti attuativi vedremo di migliorarlo ancora”. La Cisl ha indetto uno sciopero nazionale di tutte le categorie del pubblico impiego (dalla scuola alla sanità) per il primo dicembre.

“Sulle modalità di come fare lo sciopero generale – ha detto Barbagallo – dovremo approfondire. La Cgil ha aderito alla nostra richiesta e la data verrà spostata”. Quanto al pubblico impiego “noi – ha spiegato Barbagallo – speriamo ancora che si possa fare una mobilitazione unitaria”. Mentre per il segretario generale uscente della Uil, Luigi Angeletti “l’articolo 18 tutela dai soprusi, dalle ingiustizie che pessimi imprenditori e dirigenti praticano in troppi posti di lavoro. Non siamo per nulla d’accordo – ha affermato  – che si riducano queste tutele a milioni di lavoratori che già ce le hanno”.

“Le modifiche sul decreto lavoro – obietta il segretario del Psi, Riccardo Nencini – vanno nella direzione giusta. Da una parte maggiori tutele per chi ha già degli ammortizzatori sociali, penso ai lavoratori delle grandi imprese. Dall’altra si offrono maggiori garanzie a coloro che non le hanno mai avute: chi lavora nel terziario, nel commercio e nell’artigianato. Sono motivi che faranno sì che anche i sindacati, in primis Cgil e Uil che hanno indetto lo sciopero del 12 dicembre, ripensino al fatto che quelle modifiche contenute nel Jobs Act  possono risolvere molte questioni a favore dei lavoratori”.

Per il deputato socialista Lello di Gioia lo sciopero “è nelle facoltà del sindacato a fa parte della libertà delle scelte dell’organizzazione. Lo sciopero è un diritto e credo che, senza riproporre vecchie logiche, il governo in qualche modo dovrà tenere conto delle posizioni delle parti sociali. Siamo in una fase difficile e credo che per uscirne il governo abbia bisogno del contributo di tutti. Per quanto riguarda l’articolo 18 ancora non si conosce il testo definitivo dell’emendamento, ma se non verrà risolta in modo positivo la questione dei licenziamenti per motivi disciplinari o per discriminazione allora voterò contro”.

Senza contare che uno sciopero generale può creare anche un problema interno al Pd , il partito che esprime il Presidente del Consiglio, soprattutto quando lo sciopero cade così vicino a delle elezioni, come le regionali in Calabria e in Emilia Romagna di domenica prossima, 23 novembre.

Critico il ministro del lavoro Giuliano Poletti che ha affermato di rispettare le “motivazioni portate sui temi della legge di stabilità e del Jobs act. Ma ritengo – ha detto – che non ci siano le motivazioni per una decisione così importante, come lo sciopero generale”. Poletti, che doveva intervenire nel pomeriggio al congresso Uil, ha successivamente fatto sapere di rinunciare all’intervento alla luce del “mutato contesto”, cioè della decisione della sigla sindacale di proclamare insieme alla Cgil lo sciopero generale. Il messaggio è stato letto dal palco del congresso e dalla platea sono partiti fischi. Ironico, infine, il commento del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: “Con i bassi livelli di attività che abbiamo in questo momento nell’industria, lo sciopero è forse un vantaggio”.

Intanto la Commissione Lavoro della Camera ha concluso l’esame della delega sul lavoro e domani darà mandato al relatore dell’avvio dell’esame in Aula. Alla discussione non hanno partecipato le opposizioni dopo aver abbandonato ieri i lavori. Il provvedimento andrà in Aula venerdì.

Redazione Avanti!

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