sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Germania
e la fine dell’euro
Pubblicato il 17-11-2014


Euro MarcoNel mentre la politica italiana rischia di impantanarsi nelle sabbie mobili dello scontro sociale e dello stallo istituzionale, lo scenario economico globale va evolvendosi e, con esso, quello europeo. Se gli Stati Uniti, utilizzando l’immissione massiccia di liquidità monetaria nel sistema economico da parte della Federal Reserve voluta da Obama, stanno ormai superando la recessione conseguente alla crisi bancaria del 2008, l’Europa non mostra i segni neppure di una timida ripresa della sua economia, con una stagnazione che riguarda anche la Germania.

Si discute, finalmente, apertis verbis, di porre rimedi al disastro dell’euro, una moneta forte che ha distrutto le esportazioni e che è stato introdotta illuministicamente, senza tenere conto dei differenziali delle economie degli Stati che hanno deciso di adottarla.

Adesso si vuol correre ai ripari, ipotizzando tre exit strategy: consentire ai paesi mediterranei, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia in primo luogo, di uscire dall’euro, cosa non prevista nei Trattati, che potrebbe provocare gravi conseguenze sulla tenuta dei loro istituti di credito e dei debiti sovrani; dividere l’Eurozona in Nord e Sud, con la Germania e i suoi paesi “satelliti”, Olanda, Austria e Finlandia, che creano un euro forte del Nord Europa, rispetto ad uno svalutato del Sud e degli altri Stati dell’Eurozona; ritiro dall’euro della Germania che torna al marco unilateralmente. Quest’ultimo, dai rumors provenienti da Berlino e da Bruxelles, sembrerebbe quello più probabile già addirittura nel 2015, con l’abbandono da parte tedesca delle velleità da “Quarto Reich” finanziario.

In Italia, alla diffusione di queste notizie, subito le vestali della moneta unica sono insorte, come se l’euro non avesse concorso in modo decisivo all’impoverimento dei cittadini italiani, alla perdita di potere d’acquisto, alla disoccupazione ormai di massa, allo smantellamento del Welfare State, all’aumento della pressione fiscale e alla generale insicurezza sociale. Dal 1997, quando l’Italia rivalutò la lira per agganciarla all’Ecu (condizione impostaci per l’ingresso nell’euro) la produzione industriale italiana è scesa del 25%, mentre nello stesso periodo considerato la produzione industriale della Germania è aumentata del 26%. Dall’entrata in vigore dell’Euro il saldo positivo della bilancia dei pagamenti della Germania è uguale a quello negativo dei paesi mediterranei come Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Cipro.

Si è verificato, in buona sostanza, un gigantesco trasferimento di ricchezza dall’Europa, Francia compresa, verso la Germania, con un gioco a somma zero per l’Eurozona. E allora, bisogna, aprire subito un negoziato in Europa per restituire la sovranità monetaria ai singoli Stati, con buona pace dei monetaristi alla Mario Monti e dei fautori della eventuale “dittatura” della Troika, quella formata da Fondo Monetario, Unione europea e Banca centrale europea guidata da Mario Draghi.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Ma ora cominciate anche voi ? Credevo che fossimo seri noi Socialisti, documentiamoci prima di scrivere e di pubblicare(vi invito a leggere il rapporto dei 20).
    1 )nei primi anni 2000 ,contrariamente alla teoria (moneta forte fa diminuire le esportazioni…) , si ebbe un aumento dell’export
    2) fuori dall’euro la bcn che fiducia avrebbe? Per far cosa? Finananziare il debito pubblico? E poi ,l’inflazione ?
    3) a criticare il SEBC sono il primo ma il problema é nella forbice tra tasso attivo e passivo ,rit.fiscale anche a carico delle banche e nelle commissioni piu onerose e soprattutto per la concessione del credito ,ma come si fa a criticare Draghi ,Vi prego non date retta ai folli

  2. Condivido il commento di Simone. Non è colpa dell’euro la nostra situazione. E’ principalmente colpa di una classe dirigente incompetente e presuntuosa e da industriali che non sono imprenditori, ma semplici speculatori. Se usciamo dall’euro faremo proprio una brutta fine visto che la globalizzazione economica è in atto e non si bloccherà per le “castronerie” di qualche populista della provincia italiana.

  3. Mah, a parte certe esagerazioni come l’attribuire all’euro la colpa dello smantellamento del welfare, direi che sia approssimativa anche l’affermazione secondo la quale c’è stato un trasferimento di ricchezze dai paesi Piigs alla Germania basandosi sui dati relativi ai saldi delle bilance dei pagamenti. Ciò sarebbe vero se esistesse solo l’Europa, ma i flussi avvengono anche col resto del mondo; cito solo questi dati (fonte OCSE): nel 2010 a fronte di un saldo commerciale complessivo (tutto il mondo) della Germania positivo di 204 miliardi di dollari, quello verso i Piigs ammontava a 33 miliardi

  4. Craxi profetizzava che, con certi parametri e a certe condizioni, questa Europa per noi sarebbe stata un inferno e lui era un europeista convinto. Certo che così è difficile andare avanti. Vorrei chiedere al dott. Ballistreri, che condivido spesso, io che non ho studiato e non so niente di economia, cosa succederebbe, ad esempio, con la terza ipotesi (uscita della Germania) che sembrerebbe la più plausibile. Grazie. Saluti socialisti!

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