venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il governo Renzi più solo
Pubblicato il 19-11-2014


Mentre Landini e Camusso affondavano la lama sul l’articolo 18, secondo il mio giudizio sbagliando obiettivo, la Uil affondava i suoi colpi sugli ammortizzatori che non sarebbero stati garantiti. Questo a me pare il problema di fondo. Se vogliamo costruire un sistema ispirato ai valori della flex sicurity dobbiamo certo garantire agli imprenditori flessibilità, ma nel contempo ai lavoratori sicurezza. La legge di stabilità dovrebbe provvedere a stanziare le risorse utili perché la protezione ci sia. Magari da subito non proprio per tutti, ma che ci sia almeno per i più. La filosofia del Jobs act, che è giusta e condivisibile, non può fare a meno di questo. Nessuno si immagina di colpo il trasferimento del modello danese, quello ipotizzato da Pietro Ichino, che sarebbe l’ideale anche per noi, imperniato com’è sulla protezione del lavoratore e non tanto del suo lavoro, ma si tratta di modello particolarmente costoso per le risorse pubbliche.

Il Jobs act, che supera la differenza tra lavoratori nelle aziende superiori e quelle inferiori ai 15 dipendenti, che lancia il contratto unico a tutele crescenti, con ammortizzatori anche per coloro che non li hanno mai avuti, che elimina le categorie dei Cocopro e Cococo, è una buona risposta. Se naturalmente con la legge di stabilità verranno stanziati i miliardi necessari. Visto che pare superata la differenza tra sinistra Pd e Ncd sui licenziamenti disciplinari, e sulla conseguente necessità di scrivere nella legge delega anche le disposizioni in merito al provvedimento sull’articolo 18, resta aperto il fronte delle risorse. Un capitolo che ancora non è ben decifrabile. Anche perché il taglio imposto dall’Europa induce a rifare i conti sui miliardi disponibili.

Renzi e il governo hanno il dovere di parlare chiaro e di dare i numeri giusti. A quanto ammontano oggi i tagli fiscali sul lavoro, comprendendo Irap, ottanta euro, defiscalizzazione dei nuovi assunti? A quanto ammontano i miliardi disponibili per la protezione dei lavoratori licenziati? Quanto é stato ricavato dalla Spending review? Diciamo che sono cinque miliardi, più i quattro delle regioni. Ma ci sono? E quelli dei Comuni ci sono? Ma davvero dai ministeri si possono ricavare cinque miliardi di risparmi e dall’eliminazione delle province un miliardo? Sono cifre importanti, ma anche vere, misurabili, verificate? Ecco quello che ancora manca e ci auguriamo venga alla luce al più presto. I dati incontestabili, perché come si dice, la matematica non è un’opinione. E così dovrebbe essere anche per la legge di stabilità.

Dunque Cgil e Uil, pur partendo da preoccupazioni diverse, hanno proclamato la sciopero generale per il 12 dicembre, mentre la Cisl si è dissociata e punta solo a fermare il pubblico impiego, ritenendo il Jobs act un passo avanti. Resta il fatto politico nuovo che rimette insieme Cgil e Uil e isola la Cisl. Personalmente credo che questo dipenda sopratutto dalla mancanza di iniziativa adeguata del governo. La squadra di Renzi, contrariamente a quella di qualcuno che l’ha preceduto anni fa, è piuttosto inesperta e superficiale nelle relazioni politiche e sindacali, più propensa all’attività dell'”impera” e meno a quella del “dividi”. Può darsi che Renzi concepisca il sindacato come uno dei tanti corpi intermedi in inesorabile crisi. Ma l’aver regalato la UIL alla Cgil è certo un grave errore. La Cisl, e anche Renzi, oggi sono più soli.

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Commenti all'articolo
  1. A me sembra che tutti, anche tu caro Direttore, stiate arrovellandovi per spartire le briciole. La pagnotta ce l’hanno sfilata quando hanno scatenato in processo di deindustrializzazione e nessuno si rende conto, nemmeno tu caro Direttore, che per raddrizzare l’Italia ci vuole un intervento shock. Berlusconi, per vent’anni, ha fatto finta di occuparsi delle imprese. Ha invece messo in scena uno spettacolo, da buon imprenditore di spettacolo! Mortadella, dopo aver demolito l’impresa pubblica da Presidente dell’IRI, ha fatto il giro delle sette chiese del nord Europa con il cappello in mano. L’ultimo italico capolavoro è stata l’operazione del bocconiano Monti, una vera e propria amputazione senza anestesia, sotto la minaccia della cancrena. Abbiamo perfino sopportato l’imposizione, sempre del nord Europa, della “garanzia” per la sua pensione con l’ufficio e il vitalizio di senatore a vita. I numeri impietosi degli indici economici dell’Italia sono li a dimostrare il disastro che è stato combinato. Spero tanto che Matteo Renzi, spronato dalla sua età e dalla sua ambizione, abbia fatto tesoro delle lezioni americane di Sergio Marchionne che non ha fatto disoccupati nonostante il pieno di robot. Che abbia anche imparato qualche cosa dalla Cina che, per ingentilire il primato nell’economia mondiale, avrebbe bisogno del made in Italy come il pane. La squadra di Renzi, con i suoi ragazzi acuti un po’ boy scout, è proprio l’ultimo treno. Quanto ai sindacati, pieni di arroganza e boria perché hanno perso ogni riferimento con mondo del lavoro, faranno il loro sciopero “ponte” e riempiranno le piazze con una ininfluente folla acefala urlante. Giuseppe Di Vittorio si rivolta nella tomba, e non è il solo!

  2. Apprezzo come sempre le riflessioni del Direttore.
    Mi permetto di essere pragmatico.
    Il nodo è uno: ci sono le risorse per attuare concretamente il jobs act. Se si, il Governo lo dimostri chiaramente con concretezza di fatto.
    Se no, finiamola con il gioco delle tre carte, selfie, battute irridenti e non consone a ruoli istituzionali. Se il paggio fiorentino non ha ancora capito che siamo seduti su di una polveriera con la miccia inserita, qualcuno glielo spieghi. Il resto, tutto rispettabile, ma in concreto, fuffa da talk show.

  3. Ma scusate dove le troverà le risorse visto che nessuno ha intenzione di cedere un millimetro dei suoi privilegi.E si badi bene ,paradossalmente ,sono proprio quelli ,gli oligarchi ,che dovrebbero mandare a casa i propri colleghi: cane non mangia cane.Allora di che riforme parla Renzi? Forse si tratterà di una macroscopica presa in giro : non è la prima volte che gli italiani altre allo smacco hanno ricevuto pure la beffa.

  4. Compagno direttore, è inammissibile che i socialisti stiano dalla parte dei padroni. I socialisti devono stare dalla parte dei lavoratori, degli operai, degli studenti, dei pensionati! Scendiamo in piazza con la CGIL e la UIL e mandiamo a casa Renzi ed il suo governicchio piduista. Che il 2015 ci liberi da Renzi e da Napolitano! W il lavoro, W il socialismo!

  5. Caro direttore, il tuo legittimo sforzo nel voler dimostrare che la filosofia della Jobs act cosa giusta è, mi sembra che faccia a pugni con la vera filosofia che Renzi e ministri vari fanno di questa legge. E’ convinzione comune, grazie a quanto ripetutamente detto dal Presidente del Consiglio, che essa risponde ad una logica ben precisa: ridare la possibilità ai datori di lavoro di poter licenziare senza tanti sè o tanti mà. Ci possiamo girare e rigirare a torno quando vogliamo, ma il sunto è questo. Marchionne lo ha detto chiaramente e non è stato smentito da nessuno! Renzi è stato messo lì per questo! altro che non si toglie nulla a nessuno e che si danno più garanzia a tutti! Mi sembra che si ripete la filosofia della così detta (abusivamente..) legge Biagi, dove il centro-destra faceva proprio i quaranta e passa nuovi contratti di lavoro, ma poi “dimenticava” sia Biagi che i diritti ( da Biagi stesso previsti) riservati a quanti usufruivano di questi contratti. Infatti oggi si mette mano in realtà all’ art. 18, dall’altro i miliardi necessari per aumentare le tutele a tutti, ricordano sempre più i carri armati di Mussolini! NB: dopo i “terroristi” alla Landini e i “conservatori” alla Camusso, adesso si sono aggiunti anche i “compagni che sbagliano” della UIL: forse una qualche riflessione più laica e meno ideologica sui presunti “riformisti” e “riformismi” del PD occorrerà pur farla, o no?

  6. Ma basta con questa tiritera dei licenziamenti facili. Il problema non sono i licenziamenti che, è inutile negarlo , oggi e domani ci saranno perché il sistema industriale non regge più. Il vero problema, e noi dovremmo capirlo per primi, e invece ci attardiamo ancora come uomini del novecento e forse di fine ottocento (i padroni, quelli che si ammazzano perché non c’è lavoro, sarebbero i nostri avversari? Ma dove vivete cari compagni?) è la protezione di coloro che il lavoro non ce l’hanno o lo perdono. Oggi non esiste se non per una fascia, peraltro divenuta minoritaria, protetta. I socialisti secondo la mia visione del socialismo democratico, riformista, umanitario e liberale, devono sapere leggere la nuova realtà e fornire le risposte migliori. Come hanno tentato di fare Biagi, Ichino, non certo la Camusso e Landini. Io la penso così e se non mi convincete che ho torto o non mi sostituite da direttore dell’Avanti il giornale la pensa così. Naturalmente, siccome sono democratico davvero, chi non la pensa come me può continuare a scriverci.

  7. Poi è evidente, e questo ho scritto, che se Renzi non dialoga e non capisce che la UIL è strategica, come aveva fatto persino Berlusconi, e la regala alla CGIL dopo trent’anni di separazione, allora deve proprio chiedersi che razza di squadra ha composto. Io penso che la squadra di Renzi sia assolutamente inadeguata, inesperta, facilona. E questo sia il vero problema di Renzi. Immagino sto giovanotto che per paura dei vecchi e di coloro che lo potrebbero aiutare in base alla loro esperienza, preferisce accodarsi di amici che non gli diano fastidio e ancora più inesperti di lui. Questo, se non cambia, si rivelerà il suo tallone d’Achille,

  8. Lo scontro in atto, è uno scontro di potere.
    Il pretesto è il bene dell’Italia.
    Il Governo Renzi è un Governo che ha un progetto in mente che per essere realizzato deve necessariamente scontrarsi con gli altri poteri.
    Il sindacato è uno di questi poteri e la C.G.I.L. in primis ha capito che se cede in questa fase, il suo declino è segnato, così come per la U.I.L., la C.I.S.L. è li ha raccogliere quel dissenso più moderato.
    Tutti a mio parere sono coscienti che stanno così le cose e che il rischio per il paese è al massimo, ma pur tuttavia prevale l’interesse di parte.
    In questa situazione c’è da augurarsi che il Governo riesca ad avere qualche risultato positivo.
    La mediazione non è più una formula praticabile, almeno come nella Prima Repubblica, il peso dei Riformisti in questa contesa è quasi nullo.
    Ci sarebbe da dire: Dio ce la mandi buona.

  9. Siccome a Venezia era un congresso vero e la maggioranza ha preso l’ottanta per cento, rifacciamolo. Caro L.P basta offese, non ti autorizzo a dire che siamo falsi. Se no sono costretto, l’ho già detto, a non pubblicarti più nulla. Io sono per rispettare chi non la pensa come me, ma esigo rispetto, anche per il lavoro che faccio. Lo faccio gratis e con passione e l’Avanti ha quadruplicato i suoi lettori. Esigo rispetto e solidarietà pur nel dissenso con pochi di voi. Solo questo.

    • Il rispetto e la solidarietà come compagno dal sottoscritto l’avrai sempre come direttore dell’Avanti in questo frangente no. Il congresso era finto come è finto il Parlamento dei nominati e siccome al congresso il singolo iscritto non ha potuto votare era finto e se il prossimo congresso si farà allo stesso modo sarà finto anche il prossimo congresso. Arrivederci a presto. Compagno Luigi Proia alias LP.

  10. Convengo pienamente col Direttore, quando dice che non possono essere visti come avversari i cosiddetti “padroni”, vuoi perché sono “quelli che si ammazzano perché non c’è lavoro”, per usare le sue efficaci parole, vuoi perché anche grazie a loro abbiamo avuto posti di lavoro, e altri potrebbero crearne se ce ne fossero di nuovo le condizioni, a meno che non si pensi di statalizzare tutte le produzioni (ma mi sembrerebbe un obiettivo abbastanza anacronistico, anche se le imprese pubbliche possono avere indiscutibilmente il loro ruolo, specie per frenare ed invertire il processo di deindustrializzazione).

    Mi sembrerebbe anzi logico che ci si occupasse pure di quei lavoratori autonomi, o liberi imprenditori – tra cui figurano anche categorie di “padroni” – che si vedono costretti a dover cessare la propria attività quando non sono ancora in età da pensione, e non dispongono pertanto di alcun “ombrello sociale” per il loro mancato reddito.

    Paolo B. 20.11.2014

  11. Caro direttore, ma come fai a dire che la CGIL sbaglia obiettivo affondando sull’articolo 18 mentre la UIL ha affondato sugli ammortizzatori sociali? Tanto la CGIL quanto la UIL hanno proclamato uno sciopero generale INSIEME non perché hanno obiettivi divergenti ma perché hanno lo stesso obiettivo: la tutela dei diritti dei lavoratori. Anche alla UIL come alla CGIL sta a cuore sia l’articolo 18 e cito Luigi Angeletti che ha detto: “l’articolo 18 tutela dai soprusi, dalle ingiustizie che pessimi imprenditori e dirigenti praticano in troppi posti di lavoro….”, sia il resto della riforma che NON CHIARISCE AFFATTO l’allargamento dei diritti, la cancellazione del precariato e il finanziamento degli amortizzatori sociali in quanto non risulta scritto da nessuna parte, salvo considerare una delega IN BIANCO come reale garanzia in proposito ma sarebbe veramente riduttivo! Quindi qual è la divergenza tra la CGIL e la UIL? Non è forse più corretto ammettere che il governo sbaglia a correre il rischio di annullare le tutele ai lavoratori? Ribadisco che l’unico scopo certo del jobs act è quello di svalutare il lavoro rendendolo meno costoso in vista di salari più bassi ma più facilmente accettabili da lavoratori meno tutelati.

  12. Io ho detto che il cuore del problema per la CGIL era l’articolo 18, la UIL ho letto che in particolare ha portato il discorso sugli ammortizzatori sociali. Tutto qui. Poi eviterei tutta questa dietrologia che si usava una volta contro di noi. Non la capisco quindi non la condivido. Io penso invece che il merito e gli obiettivi del Jobs act siano assolutamente condivisibili. D’altronde la segreteria e la direzione del PSI li hanno approvati a larghissima maggioranza. E così i nostri parlamentari all’unanimità.

  13. Caro direttore , per quanto mi riguarda, mai e poi mai mi sognerei di applicare la “nuova” normativa sull’art. 18 a Lei. Tantomeno a lei che pur difende senza remore, questo nuovismo senza novità. Infatti la libertà di licenziare, come dice Renzi (riguardati l’intervista a Fazio di qualche settimana fa) è un diritto dei datori di lavoro. Vecchia , vecchissima filosofia che risale non al novecento o all’ottocento, ma a migliaia di anni precedenti… Ognuno rimarrà con la propria idea, ma mi consenta almeno questa: non attribuisca a chi non la pensa come lei, le morti di piccoli imprenditori, strozzati dalle banche, dalla burocrazia, dalla malavita e non certamente dall’art. 18 ! o dallo Stato dei Lavoratori voluto dai Socialisti a tutela della dignità prima ancora dei diritti delle persone.

  14. Caro direttore le tue sono le fatiche di Sisifo,
    Demordere o no, ha lo stesso risultato, la Demagogia è l’altare su cui si sacrifica anche la logica, il buon senso, il calcolo tra costi e ricavi, ma non serve a niente, la DEMAGOGIA è un tipo di imprinting culturale non modificabile. I “presunti” “sedicenti” compagni ne sono intrisi, si crogiolano tra loro beandosi della condivisione dei sopracitati compagni d’intelletto.

  15. Aggiungo che la libertà di licenziare esiste anche con l’articolo 18, per la stragrande parte dei lavoratori. Poi non attribuirmi stupidaggini. Chi ha mai detto che è colpa dell’articolo 18 se le aziende chiudono e gli imprenditori si suicidano? Dove l’hai letto?

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