martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Agenda Gentiloni
e il vantaggio dell’inesperienza
Pubblicato il 03-11-2014


Mentre volge al desìo il rapido semestre italiano – contrassegnato certamente dalla difficoltà di dispiegare una convincente linea politica estera per l’intero continente (essendo coinciso il periodo a guida italiana con il cambio della Commissione che ha richiesto un tempo istruttorio abbastanza lungo) – ci troviamo di fronte ad un’opportunità abbastanza importante.  Per la prima volta si trovano alla guida della politica dell’Unione, un’esponente della politica italiana e contestualmente alla guida della Farnesina una personalità certamente nuova nel campo delle Relazioni Internazionali; e non è detto in assoluto che il senso della novità, o dell’inesperienza, che si ricava dalla nomina di Gentiloni, non possa anche significare una utile discontinuità circa il recente passato che ha visto per un lungo periodo, fatto salvo la breve parentesi di Mogherini ed Emma Bonino, figure tecniche alla guida della diplomazia italiana.
Ricostruire la “reputazione italiana” nell’ambito delle relazioni internazionali è un asset fondamentale per fissare ed ottenere degli obiettivi di medio-lungo periodo nell’ambito delle relazioni commerciali ed internazionali, nonché per assumere credibilità e conseguentemente autorevolezza nelle decisioni di natura politica che contano e nei dossier politici più urgenti.
Reputazione e credibilità che non nascono dal nulla. La comprovata capacità di interloquire a 360° con protagonisti diversi del mondo globale hanno reso gli italiani certamente in condizione di sviluppare attività di mediazione internazionale e di riflesso di ottenere dei vantaggi sul piano dei loro interessi concreti.
La Campagna per ottenere l’EXPO 2015 – che mi vide impegnato in prima persona – non avrebbe avuto il successo che ha ottenuto se le basi delle relazioni internazionali del nostro Paese non fossero state poste negli anni alle nostre spalle innanzitutto sul piano politico, posto che se oggi dovessimo sviluppare il medesimo obiettivo non avremmo il medesimo risultato.
Il professor Mayer esperto di politica internazionale fissa in quattro criteri prioritari i plus italiani per la capacita’ di penetrazione sullo scenario internazionale globale:
a) l’affidabiltà delle missioni militari all’estero;
b) la capacità di migliaia di medie imprese ben radicate sui mercati internazionali;
c) l’attrattività del paesaggio, dei beni artistici, della lingua e della cultura italiana;
d) le punte di eccellenza nella ricerca scientifica e tecnologica;
Ed è questa una linea di tendenza che grossomodo ha contraddistinto i governi della II Repubblica che hanno osservato prioritariamente linee di politica economica e commerciale dovendo rinunciare alle tradizionali impostazioni politiche fondate su un pronunciato interventismo politico nell’area mediterranea e su un protagonismo economico fondato su una cooperazione internazionale il cui ruolo accresciuto ha perso via via di peso a causa della scarsità di risorse nonostante sul piano si sia ribattezzato il Ministero degli Affari e della Cooperazione Internazionale.
Gentiloni ha l’obbligo di riorientare la politica estera italiana in direzione del Sud, correggendo ove possibile le posizioni e gli orientamenti che con troppa faciloneria si sono assunte nei confronti delle cosiddette primavere arabe, cosi come non sarebbe estraneo ai suoi compiti differenziare la posizione politica del Ministero da quella muta di Palazzo Chigi sul conflitto principe nel medio-oriente incoraggiando una presa di posizione ufficiale del nostro Paese per il riconoscimento della Palestina come Stato per consentire di tentare di risolvere in via definitiva su un piano di parità la questione legata al ridisegno bene ordinato della mappa dei territori medio-orientali impedendo il pericoloso isolamento di Israele nel contesto internazionale.
Deve mantenere una linea tendente al dialogo con la Russia di Putin cercando di rientrare nel formato diplomatico dal quale Francia e Germania hanno escluso l’Italia persino nei colloqui di Milano registrando un brave smacco per la nostra diplomazia ed un evidente ridimensionamento del ruolo e del prestigio del nostro Premier che evidentemente ha scontato inesperienza e scetticismo per un suo eventuale ruolo di mediazione nel conflitto russo-ucraino.
Non è compito precipuo del Ministero, ma l’accelerazione del federalismo europeo parte anche dal consolidamento delle best practice a margine dei Consigli Europei di ogni primo lunedì del mese, più s’affacciano a Bruxelles classi dirigenti in grado di rilanciare il senso di marcia politico dell’Unità Europea più s’allontanano i rischi di un’implosione senza sbocchi provocata dagli euroscettici conservatori che s’annidano e prosperano nei gangli della crisi economica del Continente.
Gentiloni Silveri ha di che fare, di che riflettere, di che proporre e nonostante egli provenga da competenze del tutto estranee al ruolo che gli è stato assegnato può vantare quel grado di libertà che gli deriva dalla propria inesperienza fatti salvo ingerenze ed influenze interne ed internazionali.
I socialisti italiani consapevoli che nella compagine di Governo, come è stato sottolineato, non vede al dicastero degli affari esteri nessun esponente di espressione diretta o indiretta e di provenienza dall’area politica europea socialista sono interessati affinché si realizzi sul piano internazionale un nuovo attivismo del nostro Paese da tempo privato del ruolo e della responsabilità che gli compete nell’ambito delle iniziate per la pace, la stabilità ed il progresso del Mondo.
Bobo Craxi

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Commenti all'articolo
  1. Finalmente un discorso socialista. Mi complimento con lei, perchè questo sveglia le nostre responsabilità. L’euroscettico ha sotto gli occhi il default della politica salariale italia e la miopia del non voler vedere la verità di sempre: abbiamo bisogno di energia, di nuovi trattati economici perequativi, di scambio con il Nord-africa, insomma di riprendere la matassa lascaita incompiuta dalla morte del Craxi senior, che degno allievo di Nenni aveva ben compreso la mission italiana.
    Ma senza un acritica attenta e coerente, il ruolo dei socialisti sarà effimero. sappiamo da oggi che in Lei abbiamo un custode attento di tale opzione. Grazie.

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