lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’astensione non è roba da gufi
Pubblicato il 24-11-2014


È andata peggio di quanto si potesse immaginare: fra Calabria ed Emilia Romagna sono andati a votare quattro elettori su dieci. E se nella regione meridionale l’astensionismo è stato “relativamente” più basso rispetto alle Europee della primavera scorsa (47 contro 44%), nella regione rossa per eccellenza, che si era sempre distinta per la più alta partecipazione nazionale al voto, c’è stato un letterale crollo dei votanti, che si sono quasi dimezzati, passando dal 68 al 37,5%.

Il neoeletto Presidente della Regione, Bonaccini, che ha ottenuto un già non esaltante, in termini percentuali, 49%, è stato in realtà votato dal 18,5% del corpo elettorale. Governerà legittimamente, ma senza legittimazione popolare. E il fenomeno riguarda, naturalmente tutti i partiti: la stessa Lega che ha riportato in Emilia il 20% dei consensi, ha preso meno voti di quanti ne ottenne nel 2010, alle precedenti regionali.

E questa è anche la versione di Renzi: l’astensione è un problema, secondario, di tutta la politica italiana, legata anche a questioni locali, ma abbiamo vinto noi e da quando io sono al governo, abbiamo strappato quattro regioni al centrodestra.

Ma può bastare questa lettura, solamente e semplicemente agonistica, di fronte ad un disagio sempre crescente, che sfocia in indifferenza e rassegnazione nelle urne e in disagio e rabbia, sperando che non vada oltre, nelle piazze e nelle periferie delle città? E l’astensione, che ci pare poco responsabile definire problema secondario, soprattutto quando si manifesta in questi termini, non è anche, se non soprattuto, problema a carico di chi governa?

Si continua a parlare di gufi, lo slogan resta sempre quello del noi andremo avanti, non ci fermeremo, rivoluzioneremo il paese, ma la gente sembra, dopo il boom delle europee, crederci sempre di meno. Dovremo rassegnarci ad un paese che nella sua maggioranza, esprime disagio, quando non ripulsa, verso la politica e resta a casa il giorno delle elezioni? A vantaggio di chi?

Alfonso Isinelli
dal blog della Fondazione Nenni

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