venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps. Happy end per gli esodati
Pubblicato il 13-11-2014


EsodatiLa questione esodati è ufficialmente chiusa. L’Inps “ha salvaguardato tutti i 162.130 esodati creati dalla riforma Fornero”. Lo hanno recentemente annunciato il commissario dell’istituto Tiziano Treu e il direttore generale dell’Ente assicuratore Mauro Nori, dopo lo scorso incontro avuto con i senatori della commissione Lavoro. Grazie a sei provvedimenti di tutela all’Inps risultano tutti “messi in salvo” i cittadini lasciati nel limbo – senza retribuzione e senza pensione – a causa di un errore nella stesura delle norme “Certo quella che si sta chiudendo è la fase emergenziale”, ha riferito Nori. Una fase che ha generato numerose polemiche e logoranti battaglie di cifre. Fuori dai 162.130 ci possono però essere ancora altri “casi specifici” che saranno individuati da un censimento attraverso il monitoraggio avviato dal sito della commissione, come ha espressamente annunciato dalla senatrice, Anna Maria Parente.

Ma dovrebbe trattarsi di numeri residuali. Adesso però si prepara una nuova criticità, quella relativa a coloro che perdono il lavoro in età avanzata ma non sufficiente per raggiungere i requisiti prescritti per il diritto alla pensione. Se, come ha affermato Nori, questo “è una situazione che esiste dalla notte dei tempi”, è anche vero che, con la crisi e la flessibilità in uscita che la mancanza di una politica attiva per il lavoro minaccia di aumentare ulteriormente gli ultrasessantenni disoccupati privi di ammortizzatori sociali potrebbero essere la prossima emergenza sociale. I responsabili dell’Inps non hanno al riguardo usato toni allarmistici, ma hanno opportunamente avvertito che “occorrerebbe una soluzione strutturale, un sistema che a regime trovi delle risposte” al problema.

Intanto sembra in via di soluzione il rischio, anch’esso ventilato in questi giorni, di una svalutazione delle pensioni come conseguenza del fatto che il prodotto interno lordo, a cui per legge sono “collegate”, è in picchiata da ormai quattro anni. In attesa della risposta dei ministeri dell’Economia e del Lavoro alla lettera da poco inviata dall’Ente di previdenza per avere chiarimenti su come procedere al pagamenti dei trattamenti di quiescenza, l’istituto – salvo avviso contrario degli stessi dicasteri – dà una sua interpretazione. “La legge non parla di svalutazione, ma solo di rivalutazione”, ha infatti spiegato Treu. Ergo, le prestazioni di quiescenza non dovrebbero poter essere svalutate. L’attuale numero uno dell’Inps ha rilevato che per evitare il rischio di una diminuzione dei futuri importi pensionistici “non serve” una nuova disposizione, ma basterebbe “un’interpretazione” della disciplina già esistente.

D’altra parte, ha osservato Treu, “anche la Corte costituzionale si è occupata almeno di un caso simile” giudicando “contrario al sistema immaginare una perdita”. Inoltre, per Treu, per adesso “non è che servano soldi, non è un problema di fondi ora”. Per il momento, ha rimarcato, il nodo riguarda “il meccanismo di calcolo”. Caso mai, ha aggiunto, problemi di copertura “potrebbero esserci” in futuro.Interpretazione che sembra condivisa dal ministero del Lavoro ma sulla quale il Mef non ha ancora fatto sapere cosa realmente ne pensa, oltre all’eventuale reperibilità delle risorse occorrenti per l’operazione. Anche se a favore di questa opzione dovrebbe concorre anche il fatto che, come evidenziato sia da Treu sia da Nori, “per ora non esiste il problema delle coperture”.

Previdenza, l’Inps non svaluterà le pensioni

L’Inps “congela” l’incidenza sfavorevole dell’andamento del Pil per non penalizzare le pensioni. Con il tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi negativo (-0,1927%), se si applicasse in modo automatico il meccanismo prefigurato dalla riforma Dini, invece di una rivalutazione si otterrebbe una svalutazione dei trattamenti pensionistici. In una lettera annunciata nei giorni scorsi, che è stata appena trasmessa al ministero del Lavoro e a quello dell’Economia, il direttore generale Mauro Nori ha fatto sapere che «salvo contrario avviso di codesti ministeri», nell’ipotesi di variazione negativa della media quinquennale del Pil, l’Istituto di previdenza «non procederà ad alcuna rivalutazione dei contributi accreditati», limitandosi a «considerare il valore nominale della contribuzione risultante sulla posizione assicurativa».

Per determinare il tasso di capitalizzazione, in base alla legge 335 del 1995, come è noto, si prende come riferimento la media del Pil nominale calcolata dall’Istat nei cinque anni che precedono l’anno da rivalutare. Che in questo caso però sono stati contraddistinti da una lunga recessione, scontando il -5,5% del 2009. La questione con ogni probabilità non interesserebbe soltanto i pensionati a partire dal 1° gennaio 2015, ma anche nel 2016, atteso che difficilmente si riuscirà a colmare il gap economico perso nel corso della la crisi. «A fronte della crisi economica – è stato riportato nella nota – e tenuto conto della prolungata fase depressiva connessa peraltro ad una situazione di stagflazione, il meccanismo basato sulla performance quinquennale del Pil nominale e della rivalutazione conseguente del montante contributivo, non garantisce un rendimento positivo».

Il risultato di un’applicazione automatica del meccanismo della legge Dini è che 10mila euro versati si tradurrebbero in 9.980 euro. Di qui la decisione dell’Ente assicuratore di via Ciro il grande di non procedere né ad una svalutazione e neanche ad una rivalutazione, riconoscendo il valore normale accreditato. «A fronte di un tasso di capitalizzazione inferiore a 1 – viene rimarcato nella lettera – certamente non vi può essere rivalutazione del contributo accreditato, ma neppure può dedursi una possibile svalutazione del contributo nominale accreditato». Per supportare questo orientamento l’Istituto – che ha come commissario straordinario Tiziano Treu – ha richiamato anche tre sentenze della Corte Costituzionale (rispettivamente la 427 del 1997 e la 201 e la 432 del 1999). La Consulta ha infatti sancito il principio che «nella fase successiva al perfezionamento del requisito minimo contributivo, l’ulteriore contribuzione (obbligatoria, volontaria, figurativa) è destinata unicamente a incrementare la prestazione economica di pensione già consolidatosi, senza mai poter produrre l’effetto opposto di compromettere e/o pregiudicare la misura del trattamento di quiescenza potenzialmente maturato in itinere».

La conclusione quindi alla quale è pervenuto l’Inps è che sarebbe «singolare e presumibilmente contrario ai principi costituzionali» che in base ad una interpretazione del criterio di rivalutazione, «il valore della contribuzione obbligatoria corrisposta fosse considerato inferiore al valore nominale accreditato». La parola adesso è passata al ministero del Lavoro e a quello dell’Economia, che subito si sono riuniti per esaminare il dossier, sebbene già nei giorni scorsi fonti della Ragioneria avevano segnalato il tema delle coperture finanziarie.

Intorno al problema, intanto, si amplia il fronte delle Casse previdenziali contrarie all’utilizzo della serie storica del Pil per la rivalutazione delle pensioni. Anche Enpapi, l’ente degli infermieri professionisti, ha reso noto che sta valutando di chiedere ai ministeri una modifica del tasso di capitalizzazione come hanno già fatto gli agrotecnici. Altre Casse di previdenza sono in attesa di queste modifiche: consulenti del lavoro (Enpacl) e ingegneri e architetti (Inarcassa) hanno già inoltrato in tal senso apposita richiesta ai dicasteri di Economia e Lavoro. Presto lo faranno anche psicologi (Enpap) e periti industriali (Eppi). A rafforzare tali istanze, il recente pronunciamento del Consiglio di Stato che ha concesso disco verde alla riforma della Cassa degli agrotecnici (Enpaia) bocciata invece dai ministeri vigilanti.

Legge di stabilità, Squinzi: “Preoccupa tassazione fondi pensione

“Preoccupa” la tassazione sui fondi pensione. Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in audizione alla Camera. Squinzi ha aggiunto che le clausole di salvaguardia provocano “incertezza” ed ha invitato a usare “attenzione”. La legge di stabilità “segna una svolta” ma sotto il profilo dei saldi non si può definire “propriamente espansiva”. La legge di stabilità, ha chiarito “interviene sul costo lavoro, sui pagamenti dei debiti della Pa si è molto lavorato sebbene non siamo ancora a una soluzione definitiva, ma manca un’azione decisa sugli investimenti”. “Ciascuno faccia la propria parte -ha precisato Squinzi- non scaricare il peso sui cittadini”, ha detto, sottolineando che le “imprese sono pronte a fare loro parte”.

Per Confindustria “la priorità era e resta la crescita, unica via per creare lavoro per dare risposte concrete e non populistiche ai cittadini”. Bisogna “mettere al centro l’economia reale che ha nel manifatturiero il cuore pulsante – ha aggiunto – senza imprese non c’è futuro e sviluppo. Bisogna portare a termine importanti riforme dal lavoro alla scuola dalle istituzioni al fisco e il Titolo V. Con questi sforzi l’Italia alla fine ce la farà”. “Questa Legge di stabilità – ha affermato – segna un’importante discontinuità rispetto al passato”.

La manovra mette “in secondo piano la riduzione del deficit per dare priorità al sostegno all’economia – ha avvertito – rallentando il percorso di rientro e rinviando il raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio dal 2016 al 2017”. “Per evitare che la diminuzione delle risorse disponibili per gli enti territoriali -ha aggiunto il presidente di Confindustria- si traduca in una maggiore imposizione, anziché in maggiore efficienza nell’erogazione dei servizi, è cruciale un costante e attento monitoraggio”.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. Treu ha deciso che si è ESODATI solo se si rientra nella definizione adottata da tutti i provvedimenti di salvaguardia, e per ultimo quello cd. “VI salvaguardia”. Bene avrebbe dovuto dire, invece: “ABBIAMO SALVAGUARDATO TUTTI COLORO CHE ABBIAMO DECISO DI SALVAGUARDARE”.
    Caro Treu, gli ESODATI sono un’altra cosa. Sono coloro a cui PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLE RIFORME PREVIDENZIALI è stata applicata un allungamento dei termini previdenziali senza che questi avessero un lavoro! Un provvedimento che solo politici inetti e superficiali potevano promulgare. Il calcolo fatto dall’INPS al momento dell’entrata in vigore della legge parlava di circa 250.000 casi. 150.000 sono stati salvaguardati …. TREU, NE MANCANO ANCORA CENTOMILA!

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