giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le sinistre e la fine della storia
Pubblicato il 04-11-2014


Nessuno meglio di noi socialisti ricorda cosa significa avere due sinistre, una di governo ed una di opposizione.
E’ accaduto a Turati a Nenni a Sargat e poi a Craxi di essere considerati una sinistra traditrice, pronta al compromesso con il Capitale e con lo stato borghese.
Siamo ancora li’, in vero, siccome la politica si nutre di ideologia e di simboli, la Leopolda e Piazza San Giovanni hanno stigmatizzato l’esistenza e le ragioni delle due sinistre.
Però chiediamoci alcune cose.
La Leopolda rappresenta la Bad Godesberg italiana?, li dove la SPD tedesca mise in soffitta la lotta di classe? Magari arrivata in ritardo o una seconda Rimini 1982?
Oppure rappresenta la Leopolda la nascita di un partito di centro di ispirazione neodemocristiana?
Oppure la storia é finita veramente ed il capitalismo non può essere più un discrimine tra destra e sinistra e pertanto i partiti si muovono senza ancoraggi ideologici tant’è che l’unico collante risulta essere la Nazione?
Il mondo complesso di oggi presenta divisioni regionali, di classe e di lingue e pensare ad un partito che ne rappresenti solo una parte, una regione o una classe sociale, è impossibile.
Ovviamente i partiti si strutturano per coprire ogni minoranza ed ogni maggioranza, facendo perno sui temi vasti e rinunciando a prese di posizione radicali buone solo per una classe sociale o per una zona territoriale. Il partito fluido.
In questa ottica omnicomprensiva che già Prodi e Berlusconi avevano introdotto in Italia, è chiaro che il sistema bipolare diventi una necessità. Quello che sfugge al dibattito italiano, ma che lentamente arriverà, è la difficoltà di imporsi sui mercati internazionali, come Paese e come economia. I mercati sono una realtà insuperabile al momento ed un Governo mondiale non pare realizzabile.
L’unico governo mondiale é rappresentato dai meccanismi del mercato che funzionano senza una vera e propria strategia di diritto pubblico. Le piccole aziende italiane non superano la massa critica per entrare nel grande gioco. Le grandi multinazionali invece guardano alle nazioni come mercati di una più ampia strategia di costi e di profitti.
Combattere una mondo cosi’ grande e così collaudato richiede uno sforzo unitario dell’Italia, un sistema Paese integrato coordinato che si impone come realtà forte e credibile dal punto di vista economico e politico sullo scenario internazionale. Altrimenti è una battaglia persa.
Quale sia la forma di partito più idonea e quale quella elettorale sono questioni importanti per chi ancora non ha capito quale sia il grande gioco. Non a caso molti Paesi affrontano i mercati globali con Grandi Coalizioni dove evidentemente il bene principale perseguito è l'”interesse nazionale” e non l’interesse di una parte sociale o dell’altra. In attesa di avere un vero interesse europeo. L’Italia sta ancora pagando il ritardo accumulato dalla fase transitoria del dopo Prima Repubblica.
La transizione sembra allungare la propria ombra deleteria sul futuro di un Paese che ha perso il riferimento all’interesse nazionale, fiaccato da una guerra civile strisciante durata fin troppo e non dissimile dal capovolgimento cui andarono incontro i paesi dell’est Europa.
Il futuro è ovviamente incerto, ma le due sinistre dovrebbero spendere meno energie nel combattersi e più nel trovare posizioni comuni, oggi specialmente, cercando di dare al Paese una strategia unitaria e credibile, anziché inseguire vecchi miti appartenenti ad un mondo più piccolo e lontano che oggi non c’è più.
Questo richiede però onestà intellettuale e tempo.

Leonardo Scimmi

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Commenti all'articolo
  1. Mai dimenticare perché c’erano due sinistre, come tu dici: fu la scelta della rivoluzione, con la presa del potere in Russia e la creazione del Partito Comunista che divisero i socialisti. Il resto fu automatico, anche il peggio, vedi accordo Von Ribbentrop-Molotov nel ’39.

  2. Al di là delle definizioni, cioè della forma – nel senso che non so se si possa parlare di due sinistre, o invece di due soggetti politici che devono chiamarsi in modo ben distinto e diverso – a me sembra che il nodo o lo spartiacque sia sempre quello, tanto che ciclicamente si ripropone, ossia la differenza profonda, se non incolmabile, tra le posizioni massimaliste e quelle riformiste.

    Paolo B. 05.11.2014

  3. Condivido le riflessioni fatte da Leonardo Scimmi, però vorrei fare alcune osservazioni: sin dal 1968 quando mi iscrisso al PSI i vecchi compagni mi chiedevano se mi sarei schierato con gli ex PSDI o con gli ex PSI quando rispondevo che credevo in un partito Socialista che andava da Saragat ad Amendola vedevo i sorrisetti. Oggi ritengo che le cose non siano cambiate gli ex-comunisti sono diventati catto-comunisti e molti sono solo liberali, quindi per il sottoscritto carrieristi e opportunisti, il nostro direttore dell’Avanti ci fa, un giorno sì e l’altro pure, lezione su quanto è bello il riformismo; Nencini che sostiene di essere il segretario del PSI va alla Leopolda, a fare che? E i cittadini non ci prendono nemmeno in considerazione, perché una stampa padronale, fatta da giornalisti impiegati, tende ad annullare l’idea stessa di SOCIALISMO in questo paese. Ai militanti non resta nient’altro che chiedere un congresso VERO e non finto come quello di Venezia che dopo due ore hanno stracciato tutte le deliberazioni che hanno fatto e fanno come gli pare. Che ne pensi?

  4. Condivido le riflessioni fatte da Leonardo Scimmi, però vorrei fare alcune osservazioni: sin dal 1968 quando mi iscrissi al PSI i vecchi compagni mi chiedevano se mi sarei schierato con gli ex PSDI o con gli ex PSI, quando rispondevo che credevo in un partito Socialista che andava da Saragat ad Amendola vedevo i sorrisetti. Oggi ritengo che le cose non siano cambiate gli ex-comunisti sono diventati catto-comunisti e molti sono solo liberali, quindi per il sottoscritto carrieristi e opportunisti, il nostro direttore dell’Avanti ci fa, un giorno sì e l’altro pure, lezione su quanto è bello il riformismo; Nencini che sostiene di essere il segretario del PSI va alla Leopolda, a fare che? E i cittadini non ci prendono nemmeno in considerazione, perché una stampa padronale, fatta da giornalisti impiegati, tende ad annullare l’idea stessa di SOCIALISMO in questo paese. Ai militanti non resta nient’altro che chiedere un congresso VERO e non finto come quello di Venezia che dopo due ore hanno stracciato tutte le deliberazioni e fatto e fanno come gli pare. Che ne pensi?

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