martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’emergenza profughi parte dal Medioriente
Pubblicato il 21-11-2014


Libia, emergenza profughi al confine con la TunisiaL’emergenza profughi soffoca il Medioriente e rischia di diventare una miscela esplosiva per quei Paesi che grazie alla loro, relativa, stabilità politica sono il naturale approdo per i rifugiati per lo più provenienti dall’area siro-irachena conquistata dallesercito dell’Isis. Quanto avviene sulle nostre coste, i 100mila profughii salvati in un anno dall’operazione “Mare nostrum”, l’emergenza dei nostri centri di accoglienza, infatti, sono ben poca cosa se paragonati a quanto è avvenuto e sta avvenendo dall’altra parte del Mediterraneo.

È quanto ha potuto costatare Pia Locatelli di ritorno dalla missione di due giorni della Commissione esteri della Camera dei deputati in Giordania e in Libano, guidata dal Presidente Fabrizio Cicchitto.

“Le cifre parlano chiaro e sono impressionanti. Nella sola Giordania su una popolazione di circa 5,9 milioni di abitanti ci sono ben 2 milioni di profughi siriani, mentre in Libano c’è una densità di popolazione di 540 abitanti per chilometro quadrato composta da 360 libanesi e ben 180 profughi, di cui 120 siriani e 60 palestinesi. Una situazione che sembrerebbe ingestibile, ma dalla quale possiamo apprendere molto in termini di generosità e accoglienza”. Il campo rifugiati di Azraq in Giordania, ci ha spiegato la deputata socialista dopo averlo visitato, è una struttura “modello” che non è neanche lontanamente paragonabile ai nostri Centri di prima accoglienza o ai famigerati Cie.

“Si tratta di un campo nuovo, allestito nel 2011 per accogliere i rifugiati in fuga dalla guerra civile in Siria. Costruito e programmato tenendo conto del territorio, della situazione climatica, e organizzato in modo da garantire condizioni di vita accettabili, con giornate scandite da varie occupazioni. I profughi hanno a disposizione un vaucher mensile per fare la spesa nel supermercato interno al campo e ognuno ha la possibilità di cucinare da solo i propri pasti”.

Certo, si tratta di un campo gestito dell’Onu, il cui costo non ricade nella casse dello Stato, ma forse è proprio questo il punto. In presenza di aiuti e di organizzazioni internazionali la gestione dei profughi non pesa sulle popolazioni locali e evita l’insorgere di quei fenomeni di intolleranza e razzismo alimentati dai partiti di destra o xenofobi.

“Una lezione semplice, ma che l’Europa sembra non voler ascoltare, trattando l’emergenza profughi come se fosse un problema dei singoli Paesi, Italia, Francia, Germania, o Spagna, mentre invece riguarda tutti”.

Risposte che devono essere globali e che devono partire, come è stato sottolineato più volte, proprio con interventi mirati in quei paesi di prima accoglienza che sono ben più saturi dei nostri.

Altro tema al centro della visita è stato inevitabilmente quello della situazione Mediorientale alla luce della guerra senza regole e senza frontiere scatenata dall’Isis e del terribile attentato alla sinagoga di Gerusalemme. In questo quadro Giordania e Libano, pur nelle rispettive differenze, svolgono un importantissimo ruolo nella gestione politica delle crisi e rappresentano due importanti punti di stabilità dell’area.

“In Giordania, dove abbiamo incontrato il Presidente della Camera Bassa, Al Tarawneh e il Primo Ministro Ensour, c’è una monarchia forte che di fatto ha in mano la totalità del potere politico e questo, così come è avvenuto in Marocco, ha consentito al Paese di governare la situazione con equilibrio durante gli sconvolgimenti derivanti dalla primavera araba. Il re ha acconsentito ad alcune aperture e questo gli ha permesso di mantenere il controllo. Più complessa la situazione in Libano dove abbiamo avuto colloqui con il Presidente della Commissione esteri del Parlamento libanese Abdel Latif Zein, con i già Primi Ministri Najib Mikati e Fuad Siniora, nonché con il Presidente del Parlamento libanese Nabih Berri e Walid Joumblatt, in rappresentanza delle diverse forze che compongono la scena politica libanese e il variegato quadro etnico-religioso”.

La delegazione ha anche svolto un sopralluogo presso la base della missione UNIFIL, che è sotto la responsabilità delle forze italiane e a questo proposito è ancora vivo tra la popolazione il ricordo e il ringraziamento della popolazione e delle Istituzioni per quanto fatto dal nostro Paese durante la missione di pace.

“Il Libano, come ha sottolineato il presidente Cicchitto a nome di tutta la delegazione costituisce in particolare un modello per l’intera regione per la sua compagine politica caratterizzata da un marcato pluralismo partitico e religioso, che rappresenta la cifra e il fattore di forza di tale Paese. Il governo di unità nazionale di Tamman Salam permette il mantenimento di un equilibrio interno tra le numerose forze politiche nonché l’emarginazione delle tendenze più estreme, al fine di scongiurare l’irrompere delle tensioni esterne all’interno del Libano, Paese stretto tra due crisi, quella siro-irachena e quella israelo-palestinese. Crisi quest’ultima – ha concluso Locatelli – che a detta di tutti i nostri interlocutori è la vera origine di tutti i conflitti dell’area”.

Il che in parte è vero e in parte, però, è anche un comodo alibi.

Cecilia Sanmarco

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