venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Italicum deraglia, Berlusconi cambia abito
Pubblicato il 11-11-2014


Legge-elettoraleLa partita non è ancora chiusa e sarà il nuovo incontro domani tra Renzi e Berlusconi a dire se il patta del Nazareno è vivo, se è morto, oppure se è diventato, cosa più probabile, un’altra cosa.

A discuterne oggi il comitato di presidenza di Forza Italia che ha tentato di spostare tutto il peso politico dallo scontro sulla legge elettorale a quello sulle altre tematiche a cominciare dalla legge finanziaria. Berlusconi insomma smette gli abiti del ‘collaborazionista’ e si prepara a intensificare l’opposizione alle misure economiche del governo mettendo la sordina a un Italicum che non riesce più a condizionare. Ne è prova l’accordo che avrebbe raggiunto col ‘ribelle’ Fitto, basato su un ‘forte e vero’ rilancio del partito. Rifiuto dei ‘diktat’, ma anche il rilancio con una proposta alternativa sulla legge elettorale in nome della ‘governabilità’, quanto basta per non far vedere che non può ingoiare le ultime modifiche imposte da Renzi.

Nel documento abbastanza generico approvato, Berlusconi incassa dal ‘parlamentino’ azzurro il mandato a negoziare ancora, ma esso non contiene alcun riferimento ai dettagli tecnici delle modifiche alla riforma elettorale.
Nel documento viene anche ribadita la linea di opposizione nei confronti delle politiche economiche del governo e, in particolar modo, si avallano le proposte emendative di Forza Italia (in particolar modo quelle dell’area fittiana) alla Legge di Stabilita’.

Domani alle 21 è stata convocata la direzione del Pd e da qui potrebbe arrivare dunque l’addio all’accordo con Berlusconi e il via definitivo alle possibili modifiche della legge elettorale così come concordate con le altre forze di maggioranza nel vertice di ieri sera. Il nuovo Italicum, da riportare dunque alla Camera, verrebbe ritoccato con l’attuale maggioranza di governo (Pd, Ncd, Scelta Civica, 14 voti su 27 in commissione Affari Costituzionali al Senato), inserendo le preferenze, abbassando la soglia di accesso per i piccoli partiti al 3 per cento e inserendo il premio di lista e non di coalizione.

Non si sa però ancora – e non è cosa da poco, bensì un perno della nuova legge elettorale – come funzionerebbe il gioco di equilibrio tra listini e preferenze; lo stratagemma delle pluricandidature dei capilista indicati dalle segreterie dei partiti (leggi dai leader) in più collegi è potenzialmente in grado infatti di svuotare di significato l’indicazione della, o delle preferenze, sulle schede elettorali e di trasformare anche il prossimo in un Parlamento di ‘nominati’ contro le indicazioni della Corte Costituzionale e, soprattutto, del buon senso. Il combinato-disposto delle riforme istituzionali con un Senato ridotto a passerella di consiglieri regionali e depotenziato, di una Camera in gran parte formata da ‘nominati’ dai capi, la cancellazione progressiva dei partiti come luogo di elaborazione della politica, forse garantiranno il futuro di una ‘classe’ politica di terza scelta, ma convinceranno sempre più i cittadini della ‘inutilità’ della democrazia parlamentare e del rito delle elezioni, con conseguenze tanto prevedibili quanto nefaste.

Almeno una parte di Forza Italia sembra preparare intanto il terreno di un nuovo modo di condurre l’opposizione. “Il patto del Nazareno – mette in chiaro il capogruppo azzurro alla Camera Renato Brunetta al Gr1 – prevedeva la riforma della legge elettorale secondo quanto abbiamo approvato alla Camera nell’Italicum. E noi a quella siamo rimasti. Se Renzi con la sua maggioranza ha deciso di cambiare tutto e di buttare quel testo e di scriverne un altro non c’è più il patto del Nazareno”.

La replica del Pd, a strettissimo giro, è affidata al sottosegretario Luca Lotti. “Se le parole di Brunetta sul patto del Nazareno – avverte – interpretano il pensiero di Berlusconi e Fi , allora non c’è neanche bisogno di incontrarsi domani. Se la linea di Fi è quella di Brunetta, come successo altre volte in questi mesi, mi chiedo a che serva l’incontro”.

“Le reazioni scomposte” e “irritate di Lotti e Serracchiani – è la controreplica dell’ex ministro di Fi – sono il segno inequivocabile di una verità che il premier tenta di celare. Se Forza Italia decidesse di non accettare le imposizioni leonine di Renzi sull’Italicum, il nostro caro presidente del Consiglio resterebbe senza partner per portare avanti le riforme. Resterebbe da solo, con la sua traballante maggioranza di governo. E le poco serene parole dei suoi colonnelli ne sono la prova lampante”.

C. Co.

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