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Opinioni e commenti
 

Macchi: “Dal Socialismo alla “Nuova Democrazia”
Pubblicato il 24-11-2014


Luigi MacchiE’ da poco in libreria l’ultima fatica dello storico socialista ragusano Giuseppe Micciché sulla figura di Luigi Macchi, pioneriere del socialismo siciliano, avvocato penalista, oratore facondo, socialista gradualista di area “defeliciana“, consigliere comunale e assessore di Catania, parlamentare e antifascista, sempre attento alla causa del lavoro.

Fra i grandi storici siciliani di area socialista, come Corrado Barbagallo e Giuseppe Giarrizzo, un posto di particolare rilievo occupa Giuseppe Micciché, per il contributo originalissimo da lui dato alla storiografia contemporanea sulla Sicilia e in particolare sulla presenza socialista nell’isola, di cui questo libro è ulteriore conferma.

E’ noto come il socialismo italiano delle origini, movimento essenzialmente nordico, fosse espressione della nascente classe operaia del futuro triangolo industriale, e non fosse sempre altrettanto attento alle problematiche del Meridione e della Sicilia. Ciononostante nell’isola si sviluppo´ parallelamente un movimento rivoluzionario che aveva il suo nucleo nel bracciantato agricolo, stagionale e sottopagato, asfissiato da una società con forti caratteristiche feudali, la quale tardivamente ed opportunisticamente aveva aderito al movimento di riscatto nazionale.

Luigi Macchi-MiccicheAnche allora la Sicilia espresse dirigenti socialisti di grande carisma, veri pionieri dell´Idea, come Rosario Garibaldi Bosco che presiedette il congresso costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani e che ebbe sempre chiaro il problema del proletariato agricolo:  …bisogna francamente riconoscerlo: noi non potremo completamente trionfare se gli agricoltori, che in Italia costituiscono la maggioranza degli sfruttati, non si uniranno a noi.

Il lavoro di divulgazione e di organizzazione del socialismo isolano fu opera soprattutto di intellettuali provenienti dal radicalismo garibaldino o dal rivoluzionarismo mazziniano, con qualche reminiscenza anarchica. Una magnifica e ardita pattuglia, quella dei pionieri del socialismo, sparsi nelle varie realtá comunali, che seppe esprimere il grande movimento unitario dei Fasci dei lavoratori, poi travolto dalla reazione crispina. Di quella pattuglia di generosi che, per la loro fede politica, seppero pagare anche prezzi altissimi, fece parte il catanese di adozione Luigi Macchi, la cui vicenda politica e umana oggi ci racconta Micciché.

Una vicenda fatta di entusiasmo, di impegno, di dedizione, di passione, di lavoro; ma anche di dubbi, di esitazioni, di debolezze ed anche di contraddizioni. Una vicenda umana, appunto. Prima costretti dalla reazione di fine secolo XIX su posizioni rigorosamente classiste, pagate con anni di galera, molti di quegli intellettuali, e Macchi con essi, nel decennio giolittiano,  si schierarono con la corrente riformista del PSI, auspicando graduali, ma concreti miglioramenti per i braccianti e i minatori siciliani vessati dai baroni e sfruttati anche dalla vorace borghesia abbarbicata al potere comunale. Coerenti con questa impostazione, essi si batterono per il suffragio universale e si schierarono a favore del popolarismo, cioé del dialogo con le frange democratiche della borghesia, al fine di facilitare la conquista di amministrazioni comunali e di seggi in Parlamento, onde potenziare l´incidenza della loro azione. Ma quando la maggioranza del PSI  fu conquistata dalla corrente intransigente rivoluzionaria, molti di essi da socialisti riformisti del PSI, divennero socialriformisti del PSRI, fondato da Bissolati e dalla destra riformista. Ma non si trattava a quel punto solamente della scelta tra politica delle alleanze e purezza  rivoluzionaria. C´era anche un altro punto di forte differenziazione dai socialisti „ufficiali“, che portò i socialriformisti alla sostanziale accettazione della guerra di Libia, considerata come possibile valvola di sfogo per la manodopera bracciantile disoccupata. Colonialismo evidentemente ben lontano dal famoso grido di Andrea Costa: Né un uomo, né un soldo per la guerra! E, da una guerra all´altra, i socialriformisti finirono per accettare anche l´altra, quella mondiale del ´14-´18, in nome dell´interventismo democratico. Ma, quasi scherzo del destino, essi si trovarono a lottare dalla stessa parte di Mussolini, di colui che aveva presentato l’o.d.g. per l´espulsione di Bissolati e dei suoi dal PSI!

 A quel punto il passo dal socialriformismo alla democrazia sociale era assai breve e fu fatto. La fatale contaminazione di socialriformisti e nazionalisti, data la comune battaglia  per l´intervento nella carneficina bellica,  in alcune coscienze spezzo´ anche il confine netto che separa il patriottismo e l´irredentismo dal nazionalismo e dall’imperialismo e molte di esse, nel dopoguerra, per vigliaccheria, per opportunismo, per livore antisocialista, vacillarono fino a finire in braccio alla conservazione ed anche alla reazione.  Vanno a merito dunque di Luigi Macchi la sua scelta democratica, come testimonia la sua partecipazione all’Aventino, che pagò con la decadenza da deputato, e il suo dignitoso antifascismo.

Una biografia densa, la sua,  della cui conoscenza dobbiamo essere grati a Micciché, che col suo linguaggio scorrevole e corposo nello stesso tempo, nel raccontarci la vicenda personale del suo personaggio, ci dá anche uno spaccato della società siciliana a cavallo del ´900, riuscendo a coniugare scorrevolezza del testo e rigore scientifico, fatti locali e politica nazionale. Un lavoro il suo, suffragato da un´imponente bibliografia, che riempie parecchie lacune storiche, che ci sorprende per la disinvoltura e la padronanza con cui l´autore si muove fra mille personaggi e mille situazioni e per il ritmo del racconto, come sempre accattivante  e coinvolgente, che cattura ed affascina il lettore. Grazie, Micciché.

Ferdinando Leonzio

Giuseppe Micciché   LUIGI MACCHI – dal Socialismo alla „Nuova Democrazia“. Centro Studi  “Feliciano Rossitto“   Ragusa 2014 – euro 15,00

 

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