venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’ULTIMATUM
Pubblicato il 11-11-2014


Renzi-Berlusconi-ultimatumAl vertice di maggioranza di ieri sera, al termine del consiglio dei Ministri, si è parlato soprattutto di legge elettorale anche se l’accelerazione imposta all’iter della legge elettorale piace a pochi. Renzi avrebbe ottenuto dagli alleati un impegno scritto sui temi caldi al centro dell’agenda: legge elettorale, ddl costituzionale, Jobs act e delega fiscale. In cambio avrebbe concesso un’apertura sulla soglia di sbarramento che scenderebbe al 3%.

Una percentuale ben al di sotto dell’8% chiesto da Silvio Berlusconi e del 5% proposto inizialmente dal premier come punto di mediazione. Una scelta che sembra fatta apposta per far crescere la ‘pressione’ sul Cavaliere e dare corpo all’ultimatum. Una sfida che si può tradurre nel proposito di andare avanti comunque, “anche da soli”, con le forze di maggioranza, se Forza Italia non darà una risposta positiva.

Attesa ora la risposta di Berlusconi nella riunione di oggi con i gruppi parlamentari. Intanto il M5S si sfila da possibili accordi e annuncia un esposto-denuncia alla Procura di Roma per “accertare esistenza e contenuto del Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi”. Il tutto mentre si consolidano le voci su una imminente decisione del presidente Napolitano sul suo futuro al Colle.

A dirla chiaramente ci pensa il presidente del Pd Matteo Orfini: il Patto del Nazareno “può saltare se Berlusconi fa finta, o cerca di tergiversare. In quel caso, come abbiamo sempre fatto ci rivolgeremo al resto del Parlamento e troveremo altre forze con cui fare le riforme”. A Berlusconi, dice ancora Orfini, “abbiamo detto che è finito il tempo dei rinvii, bisogna passare alla concretezza degli impegni e, quindi, fare anzitutto la legge elettorale che è più rapida, e poi continuare il percorso delle riforme” . Insomma un vero e proprio ultimatum.

Il timore di molti è che Renzi voglia andare al voto a primavera nel momento in cui sa di godere del vento a favore e prima che la crisi economica metta a nudo le difficoltà del Paese. Vedi gli ultimi non confortanti dati economici di oggi. L’impianto elettorale proposto da Renzi all’ex Cavaliere nell’ultimo incontro a palazzo Chigi prevede alcune modifiche all’Italicum votato dalla Camera lo scorso marzo (otto mesi fa): la soglia per accedere al premio di maggioranza al primo turno sale dal 37 al 40 per cento. Inoltre il meccanismo delle liste bloccate di 3-6 nomi in piccole circoscrizioni dovrebbe essere sostituito da un sistema misto: 30% di parlamentari eletti in liste bloccate e 70% con le preferenze (chieste a gran voce da Ncd, M5s e sinistra Pd). Il premio di maggioranza non più alla coalizione ma alla lista che prende più voti.

Al tavolo della maggioranza c’erano Alfano, Quagliariello, De Girolamo e Sacconi per il Nuovo centrodestra, che ha chiesto la convocazione del vertice. L’Udc era rappresentato dal segretario Cesa, mentre non è stato invitato Mauro, leader di Pi, di recente esplicito nel dire “non farò il reggicoda di Renzi” e di fatto già sfilatosi dalla Costituente Popolare con Ncd-Udc prima ancora che vedesse la luce. ‘Per l’Italia’ i capigruppo al Senato e alla Camera Romano e Dellai; per Scelta Civica i presidenti dei senatori Susta e dei deputati Mazziotti. Il Psi era rappresentato dal segretario Riccardo Nencini e dal presidente del deputati Marco Di Lello. I socialisti presenteranno le loro idee in tema di diritti civili e giustizia.

“Maggioranza coesa e decisa a portare a conclusione importanti riforme, necessarie per il  rinnovamento e la stabilità dell’Italia. Da oggi – ha commentato il segretario del Psi, Riccardo Nencini – il rapporto con le opposizioni su riforme elettorali e riforme costituzionali diventa corale, come deve essere quando si affrontano nodi istituzionali così rilevanti. Quanto alla legge elettorale sono state recepite le nostre indicazioni sia in merito all’innalzamento della soglia al 40% per accedere al premio di maggioranza, che sulla parità di genere. La scelta giusta”.

Tra i ‘piccoli’ della maggioranza si è lavorato attorno a un documento comune, che sarebbe stato dunque  accolto da Renzi, con la richiesta di una soglia di sbarramento non superiore al 3%. Una posizione che Renzi potrebbe ‘spendere’ nella trattativa con Berlusconi. Al Cavaliere – che oggi riunisce il comitato di presidenza chiamato a dare una risposta definitiva al premier sulla legge elettorale – basterà fare due conti per capire che ai suoi 130 parlamentari azzurri si para di fronte l’esercito forse un po’ variegato ma altrettanto numeroso dei ‘piccoli’ della maggioranza.

Berlusconi si trova stretto tra la fronda di Raffaele Fitto e gli ultimatum di Matteo Renzi. Il voto della settimana scorsa sulla Corte Costituzionale ha certificato che i numeri della fronda interna non sono trascurabili mentre Renzi ugualmente deve fare i conti con la sinistra del Pd sempre più scontenta e agguerrita. Insomma i numeri per la legge elettorale non solo per niente scontati. I centristi non voteranno mai uno sbarramento del 5% o superiore, e il premio di maggioranza assegnato alla lista vincente e non alla coalizione. Sarebbe come chiedere al condannato a morte di piantare l’albero dove impiccarsi. Lo stesso vale per Forza Italia che rivendica il “patto” già stilato con Renzi sulla legge elettorale. “Se Renzi – spiega Brunetta – ha tanta fretta sulla legge elettorale, che porti in Aula al Senato, già mercoledì prossimo, l’Italicum come è uscito dalla Camera. Noi siamo pronti a votarlo, anche con la fiducia. Se invece Renzi vuole cambiare quel testo se ne deve discutere, come prevede il Nazareno”.

Berlusconi non è pronto. L’incontro della settimana scorsa con Renzi è stato senza risultati facendo fare un passo indietro al “patto” congelato da un ex Cavaliere spaventato dalla voglia di Renzi di andare al voto. Berlusconi non ha certo forza sufficiente per porre condizioni ultimative; può solo minacciare Renzi con lo scenario che alle prossime elezioni si voterà con questa legge. E qui potrebbe entrare in gioco Grillo che dopo il caso Consulta potrebbe trovare nuovi punti di incontro per poter continuare, insieme a Renzi, ad apparire come colui che ha lavorato per buttare fuori il vecchio. Anche se nei fatti dai 5 Stelle di novità, oltre  a qualche comparsata goliardica, non se ne sono viste molte.

Daniele Unfer

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