mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

‘LuxLeaks’, Juncker l’anatra zoppa della UE
Pubblicato il 07-11-2014


Juncker-UE

È subito diventato un caso politico europeo la conclusione dell’inchiesta internazionale denominata ‘LuxLeaks’ (fuga di notizie sul Lussemburgo) che mette sotto accusa il Granducato per pratiche fiscali a favore di 340 società multinazionali, tra cui 31 italiane. Due i motivi. Il primo riguarda il particolare momento economico: l’ampiezza dell’evasione fiscale e la condotta di alcuni Stati tra cui il Lussemburgo stridono con la condizione dei cittadini e delle imprese “normali” sottoposte a terapie di bilancio ora solo leggermente ammorbidite dopo anni di stretta. Il secondo motivo riguarda l’effetto politico delle rivelazioni: premier del Lussemburgo è stato per 18 anni consecutivi Jean Claude Juncker, da sabato scorso presidente della Commissione europea, guardiano delle regole sugli aiuti di Stato, che dovrà decidere anche su inchieste aperte proprio contro il Lussemburgo per accertare se ha favorito alcune multinazionali, moltissime italiane tra cui la Fiat).

L’incanto con una parte considerevole del Parlamento europeo si è subito rotto: solo il Ppe lo difende. La Commissione fa quadrato, ma il colpo per Juncker è molto forte e la sua credibilità potrebbe uscirne seriamente indebolita. Juncker viene definito dalla stampa internazionale come un’”anatra zoppa”. Definizione che viene respinta dal portavoce Margaritis Schinas: “Non credo che la situazione del presidente corrisponda a questa definizione – ha detto rispondendo – Juncker è completamente impegnato nel lavoro sul piano di investimenti da 300 miliardi”, che presenterà al vertice di dicembre, “e nella preparazione del G20 di Brisbane” al quale guiderà la delegazione Ue assieme al presidente Herman Van Rompuy.

Dopo quanto è emerso è necessario che “Europa assuma una forte azione politica”, si legge in un documento del PSE, il Partito socialista europeo. “L’Europa – continua il documento – è stata chiamata da tempo a costruire una politica forte nel combattere l’evasione e la frode fiscale, nonché i paradisi fiscali. Le finanze pubbliche sono state messe sotto pressione a causa della perdurante crisi economica e finanziaria”. “L’evasione e la frode fiscale – si legge ancora – aumentano il divario e difficoltà degli Stati membri ad attenuare gli effetti della crisi”. Il presidente del Pes Sergey Stanishev ha sottolineato che “ogni anno l’Europa perde circa mille miliardi di euro: questi soldi invece devono essere recuperati e investiti nel’economia per la creazione di nuovi posti di lavoro. Per far questo deve essere sviluppato un quadro normativo adeguato in grado di ripristinare la giustizia fiscale perché l’Europa oggi più che mai ha bisogno di sistemi fiscali equi e redistributivi. Il Pse – ha concluso Stanishev – è in prima linea nella lotta contro l’evasione. Attraverso il nostro Coordinamento politico abbiamo ampliato il campo di applicazione per lo scambio automatico di informazioni, ma molto resta da fare per affrontare in modo efficace il problema”.

La rivelazione cade in un momento particolare. A giugno la Commissione europea (responsabile antitrust lo spagnolo Joaquin Almunia) ha aperto tre inchieste per sospetti aiuti di Stato illegali contro Irlanda, Olanda e Lussemburgo per verificare che le imposte pagate rispettivamente da Apple, Starbucks e Fiat Finance Trading erano giuste oppure inferiori a quanto dovuto. Sotto tiro le “tax rulings”, quel meccanismo per cui certe imprese beneficiano di “importanti riduzioni di imposta – sostiene Bruxelles – accordate attraverso decisioni anticipate in materia fiscale utilizzate per gli accordi sui prezzi fatturati per le transazioni commerciali tra diverse entità dello stesso gruppo, in particolare per i beni venduti o dei servizi forniti da una filiale a un’altra dello stesso gruppo”. Se i prezzi sono di mercato nessun problema, se non lo sono ecco la traccia di un aiuto di Stato illegale.

Per il capogruppo socialista, Gianni Pittella al Parlamento europeo “la credibilità di Jean Claude Juncker come nuovo presidente della Commissione europea è in gioco. Deve mostrare da che parte sta. È dalla parte dei cittadini o degli evasori fiscali delle aziende?” si chiede. Mentre il capogruppo del Ppe, Manfred Weber, durante una visita alla Sinagoga di Roma ha affermato che “è chiaro che la Commissione Europea deve investigare sulla situazione del Lussemburgo. Juncker ha detto chiaramente che sarà imparziale e non interverrà. La Commissione darà risposte appropriate”.

Un commento arriva anche dal Ministro dell’Economia Padoan per il quale la credibilità di Juncker non è a rischio, la vicenda LuxLeaks è “il risultato di un clima in cui c’è molta più trasparenza, come dimostrano le decisioni prese con l’adozione dello scambio automatico di informazioni”, ha detto il ministro.

Redazione Avanti!

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