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Opinioni e commenti
 

M5S, due espulsioni. Pizzarotti: inquisizione
Pubblicato il 27-11-2014


Grillo-espulsioni-Artini-Pinna

Una fettina per volta, tra addii, fughe e sospensioni, il gruppo dei parlamentari 5 Stelle (108 alla Camera e 54 al Senato, ma siamo già a -19) rischia davvero un logoramento che non è più solo politico, ma anche numerico.

I prossimi ad andarsene, perché sotto processo per “violazione del codice di comportamento sulla restituzione di parte dello stipendio”, sono Massimo Artini e Paola Pinna. Grillo ha dato la parola agli iscritti per valutare il capo d’imputazione e decidere per l’espulsione o meno. E il mitico web ha deciso: espulsi.

L’onorevole Pinna si è inutilmente difesa spiegando che “quanto apparso sul blog di Grillo è falso. Per non parlare di quella che è una vera e propria sospensione dello stato di diritto. Il sondaggio sull’espulsione è una violazione delle regole perché non passa dall’assemblea, perché si danno informazioni false e perché c’è solo una versione”. “Non è vero che mi son tenuta i soldi”, ho versato la parte prevista “dell’indennità parlamentare” e pure i risparmi sui rimborsi forfettari di soggiorno a Roma. “Sul sito www.tirendiconto.it abbiamo deciso (in 18 ndr) di non pubblicare” il resoconto delle spese parlamentari, “perché ci sono troppi dubbi sulla gestione e attendiamo delle risposte. Tutti abbiamo pubblicato i rendiconti sui nostri blog”.

Gli fa ha fatto eco Massimo Artini: “Le dichiarazioni sulla mia rendicontazione sono false e del tutto tendenziose”.

Nel capo d’accusa Grillo ha spiegato agli iscritti che “chi non restituisce parte del proprio stipendio come tutti gli altri non solo viola il codice di comportamento dei cittadini parlamentari M5S, ma impedisce a giovani disoccupati di avere ulteriori opportunità di lavoro oltre a tradire un patto con gli elettori. I cittadini deputati Massimo Artini e Paola Pinna stanno violando da troppo tempo il codice di comportamento dei Parlamentari M5S sulla restituzione di parte dello stipendio liberamente sottoscritta al momento della loro candidatura senza la cui accettazione non sarebbero stati candidati».
Grillo non ha dubbi perché per lui si tratta di «un comportamento non ammissibile in generale, ma intollerabile per un portavoce del M5S. Quindi valuta: Sei d’accordo che Pinna e Artini NON possano rimanere nel Movimento 5 Stelle? Vota ora!».
La questione però copre a stento un malessere che è tutto politico e che fin dall’inizio del cammino parlamentare serpeggia nel Movimento. Ancora una volta, tra chi gli dà voce, c’è stato il Sindaco di Parma. «Spero che qualcuno riprenda lucidità – scriveva su Twitter Federico Pizzarotti – e si fermi in tempo. Non ho sacrificato parte della mia vita per vedere accadere tutto questo». E poi aggiungeva nella sua pagina di Facebook: “Pretendiamo il rispetto delle regole. E allora, a maggior ragione, dovremmo essere noi i primi a rispettarle. Se la votazione in corso non verrà revocata, come in altre occasioni è stato fatto, voterò convintamente No. Artini e Pinna rendicontano ogni spesa come si evince dai loro siti personali, che sono andato a visionare per farmi un’idea oggettiva. Forse il loro grosso errore, in realtà, è aver fatto autocritica dopo le elezioni Regionali. La critica si sa, fa male a chi ne ha paura, ma ha sempre fatto bene a chi vuole crescere e progredire. Ma ancora più grave è che chi si è arrogato il diritto di decidere le loro espulsioni, non sta rispettando regola alcuna che questo Movimento si è dato in Parlamento. Le votazioni dovrebbero infatti passare prima da una decisione delle Camere unite, e solo successivamente dal Blog. Non mi risulta che ci sia stata questa votazione o che ci sia un verbale in cui verificarlo. Sarebbe inoltre doveroso, oltreché corretto, fare esporre le considerazioni e le opinioni di Artini e Pinna a fianco della critica. Considerazioni che non hanno trovato spazio sul Blog. Inoltre la votazione senza la possibilità della replica e con informazioni parziali (“conoscere per deliberare!”), non ha nulla di democratico, ma assume gli aspetti più biechi dell’inquisizione in piazza. Sulla base di tutto questo mi chiedo: esiste un’Autorità con il potere di decidere oltre le regole che si sono dati i Parlamentari del MoVimento della Repubblica italiana? Chi è quest’Autorità e come possiamo chiedere che ci renda conto delle sue azioni cosi lontane dall’imparzialità?”.

La vicenda ha dato il via a riunioni ed incontri tra i parlamentari del M5S, tutti nel più stretto riserbo, anche per la ben nota idiosincrasia nei confronti della stampa e dei giornalisti. “Stiamo pensando di dare una risposta comune ma c’è grande confusione”, ha confessato uno dei partecipanti ad una riunione alla quale nel pomeriggio hanno preso parte 17 parlamentari. “Ci stiamo contando. Dovremmo essere una trentina e Grillo non ne sa nulla. Sul blog può scrivere chiunque”.

Intanto c’è qualcun altro che fa i conti e spiega che solo un parlamentare sui 143 cinquestelle di Camera e Senato ha presentato la rendicontazione delle proprie spese fino al mese di ottobre. È il deputato Vittorio Ferraresi, una mosca bianca, visto che, escludendo Filippo Gallinella ed Emanuele Cozzolino, fermi ad agosto, per quasi tutti i deputati e senatori del M5S le rendicontazioni on line sul sito “tirendiconto.it” risalgono allo scorso giugno mentre per altri 16 le tracce di perdono ad aprile.

C’è insomma materia sufficiente per dare credito alle critiche di Pizzarotti e prevedere che fughe, addii ed espulsioni proseguiranno ancora.

A parte le due espulsioni previste di Artini e Pinna, c’è da segnalare anche che nei giorni scorsi la componente Socialisti-Liberali della Camera sì è arricchita di un nuovo ingresso. Il parlamentare, Ivan Catalano, 28 anni, eletto nel M5S, si è iscritto al PLI e ha portato così la componente guidata da Marco Di Lello, con 6 membri, ad essere la più numerosa del Gruppo Misto della Camera.

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Commenti all'articolo
  1. I Deputati e Senatori del FiveStars non sanno nemmeno loro perchè sono in parlamento, e l’artefice principale della loro comparsata è l’accoppiata GrilCasal. Come per quasi tutti i Forzisti il loro mentore è l’ex cav.. Infatti la stargrande maggioranza di costroro, non sapendo chi li ha votati, scollati quinda da una base politica, sono indiscutibilmente nullatenenti dal punto di vista eletttorale e politico. Alla mercé dei loro presunti sponsor, che li comandano a bacchetta e se deviano pagano la loro ininfluenza in tutti i sensi. E questa la chiamano democrazia rappresentativa? ma noooooo è solo la rappresentazione cinica del potere che la finanza. Rappresentano lo spettacolo della democrazia su un palcoscenico, con degli attori d’accatto, dei poveri disgraziati senza cultura politica e senza l’etica della rappresentanza, e a noi chiedono ancora di votarli, ma il giochino è stato scoperto ed il 65% degli italiani, non vuole più giocarci conquesti mentitori d’accatto, con buona pace della rappresentatività democratica.

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