domenica, 20 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UE, Muv e Ssm: svolta
o fumo negli occhi?
Pubblicato il 10-11-2014


APPROFONDIMENTO-BCEA pochi giorni dall’entrata in funzione del cosiddetto Meccanismo unico di vigilanza bancaria (Muv) sembra che la Bce intenda includere, sotto il suo stretto controllo anche banche che non fanno parte dei grandi gruppi, andando oltre la distinzione relativa alle “dimensioni” degli istituti. L’Eurotower ha infatti preparato un provvedimento – che circola in bozza in Banca d’Italia – con il quale intende riformare ampiamente il sistema delle segnalazioni di vigilanza, ossia le informazioni che gli istituti di credito sono tenuti a inviare a Francoforte.

All’interno del Muv, entrato in vigore lo scorso 4 novembre, il Single Supervisory Mechanism (SSM) ha come obiettivo congiunturale quello di contribuire a spezzare il legame negativo tra la fragilità dei sistemi bancari e il rischio sovrano. Il suo avvio rappresenta senz’altro “un fatto positivo” spiega Paola Pili, amministratore delegato della 3P SIM: “Era necessaria l’armonizzazione delle procedure per monitorare le banche, basata sull’uniformità di criterio e di controllo, eppure non si può parlare dell’inizio di una nuova era bancaria poiché questo unico organismo di supervisione arriva in notevole ritardo rispetto all’ultima crisi del credito avvenuta nel 2008. Nel frattempo, gli stress test eseguiti sul sistema bancario, a mio parere, non sono stati eseguiti con criteri sufficientemente severi”.

In Italia l’SSM controllerà 15 istituti bancari e, tra questi vi saranno – non solo quelli che gli stress test hanno individuato come fragili da un punto di vista patrimoniale – ma anche colossi come Banca Intesa e UniCredit. “La riflessione sorge spontanea” fa notare Pili: “Oltre agli istituti di credito, sotto osservazione della Bce non ci sarà anche l’insostenibilità del debito sovrano di alcuni paesi presente, in grande ammontare, nel portafoglio delle banche? Se il sistema vigila direttamente senza intermediazione della Banca d’Italia, la preoccupazione riguarda non solo la fragilità del sistema bancario, ma dell’intero sistema Paese. Basti pensare che le sofferenze bancarie sono pari a 166 miliardi di euro perché la riflessione si trasformi in un allarmante dubbio che sfiora l’idea si possa trattare di un altro commissariamento dell’Italia”.

Nella sua essenza lo stress test delle banche è una valutazione della riserva di capitale per determinare se le organizzazioni bancarie dell’Ue hanno capitale sufficiente a reggere l’impatto di un contesto economico più difficile rispetto a quanto attualmente previsto. A tale riguardo Pili ribadisce che “bisogna tenere bene in considerazione che gli ultimi stress test si riferiscono a dati relativi al 31.12.2013 e che, pertanto, non includono nessuno scenario deflativo, caratteristico invece del 2014. Di recente, lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha affermato che il nostro Paese è in deflazione: i prezzi crollano e i consumi si contraggono”. Finora infatti si era parlato solo di ‘bassa inflazione’. La componente deflativa avrà dunque un impatto sicuramente negativo all’interno dei prossimi stress test che verranno eseguiti poichè dovranno prendere in considerazione uno scenario di crescita zero prolungata.

Nonostante i risultati dei recenti test, resta molto alto il livello di tossicità degli istituti italiani, dipeso dalla presenza di bad loans (prestiti cattivi, ndr) che si traducono in sofferenze bancarie. Inoltre, la tossicità insita nel sistema bancario europeo è legata anche “all’esposizione sul mercato dei derivati delle banche europee, ossia operazioni in derivati non quotati sui mercati regolamentati che nel 2008 hanno fatto sì che molte realtà si vaporizzassero in poco tempo” ricorda l’a.d. della 3P SIM. “Oggi, un caso fra tutti, il fatto che Deutsche Bank sieda su un’esposizione di derivati dell’ammontare di 55 triliardi di euro a fronte di 522 miliardi di euro di depositi, dovrebbe sollecitare grande preoccupazione perché si tratta di un’esposizione pari a 5 volte il Pil dell’Europa, e uguale a più o meno l’intero Pil mondiale. Eppure questa banca ha correttamente superato gli stress test. Credo piuttosto, considerata l’assenza – per troppo tempo – di un sistema di regolamentazione severa delle banche e della loro operatività, che siamo dinanzi ai prodromi di una nuova e più pesante crisi finanziaria che caratterizzerà il prossimo triennio. A nulla varranno le eventuali e ulteriori misure di immissione di liquidità delle banche centrali perché si tratterà solo di spostare il rischio nei bilanci delle banche centrali stesse, senza risolvere il problema del rischio sistemico stesso”.

Silvia Sequi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento