lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Meno tensioni
con la cogestione in fabbrica
Pubblicato il 21-11-2014


La notizia degli ultimi giorni è l’adesione della UIL alla dura protesta ed allo sciopero della CGIL. Gli scioperi sembrano essere l’unica arma in mano ai lavoratori ed ai cittadini. Una sorta di ritorno al sindacalismo rivoluzionario del primo novecento, quello dell’arcangelo sindacalista Filippo Corridoni.

Poco si parla però dell’assetto societario e proprietario delle aziende. Gestite o cogestite? Proprietà pubblica o privata? Nessuno ne parla. Eppure riguardo la struttura societaria delle grandi aziende italiane o multinazionali in Italia salta agli occhi il fatto che poche aziende e multinazionali prevedano l’adozione del sistema duale di governance e quindi la costituzione di un Consiglio di Sorveglianza come previsto in via opzionale dal Codice Civile.

Spesse volte quello che accade all’estero, dove i lavoratori partecipano perfino al Consiglio di Sorveglianza delle aziende, financo delle capogruppo, non viene minimamente preso in considerazione in Italia, dove i lavoratori hanno una capacità di influire sulle decisioni societarie meno incisiva e debbono ricorrere spesso alla forma estrema dello sciopero. Questo significa che i lavoratori ed i rappresentanti dei sindacati  hanno diritto di eleggere – in Germania per esempio – i membri del Consiglio di Gestione (equivalente al Consiglio di Amministrazione) oltre al potere di votare ed incidere sulle decisioni strategiche dell’impresa.

In Germania infatti alcune decisioni strategiche non possono essere adottate senza il voto favorevole del Consiglio di Sorveglianza, dove siedono in misura varia i lavoratori ed i rappresentanti del sindacato. Questa costruzione giuridica composta da un sistema duale di governance (Consiglio di Gestione + Consiglio di Sorveglianza) assieme alle leggi sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione della azienda (Mitbestimmung) fanno sì che le informazioni siano scambiate anche coi lavoratori e, soprattutto, che le decisioni siano prese a maggioranza (anche qualificata) e che un piano di chiusura di una azienda non sia possibile se, nel caso, la maggioranza del Consiglio di Sorveglianza sia contrario.

Alla questione della governance si aggiunge quella della proprietà. Infatti proprio nel settore siderurgico spesse volte – in Germania ancora – nel Land dell’ex Cancelliere Schroeder, lo Stato detiene più del 20% di una impresa siderurgica di rilievo nazionale.

Quanto sopra esposto solleva varie questioni. Sarebbe opportuno che le aziende italiane, e anche quelle multinazionali con aziende in Italia, optassero per la forma societaria duale, consentendo la formazione di un Consiglio di Sorveglianza che possa eventualmente – su base negoziale – accogliere rappresentanti del territorio o dei sindacati, dato il trascorso conflittuale tra proprietà e lavoratori in determinati casi. Oppure basterebbe introdurre per legge la Mitbestimmung, nelle imprese con almeno 500 dipendenti.

Tutto ciò non eliminerebbe i difficili negoziati tra proprietà e lavoratori in caso di chiusura di aziende, impianti o delocalizzazioni o riduzioni del personale, ma potrebbe facilmente evitare in determinate situazioni l’esasperazione, consentendo un dialogo e uno scambio di informazioni tra proprietà e lavoratori all’interno dell’organo decisorio.

In Germania la Mitbestimmung è vista come un freno alla capacità di attrarre investimenti, dai liberali e dai conservatori. Credo tuttavia che in Italia gli investitori ne apprezzerebbero la capacità di smussare i conflitti sociali che sono uno dei veri freni agli investimenti.

Leonardo Scimmi

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Commenti all'articolo
  1. Se la Mitbestimmung é un freno all’ingresso di capitali in Germania non lo so. Prendiamo peró atto che la Germania é il paese con la maggior presenza industriale d’Europa. Inserire rappresentanti sindacali nei consigli di sorveglianza sarebbe buona cosa. C’é peró bisogno di far capire che le aziende non sono enti di beneficenza ma una struttura che deve aver il giusto profitto per stimolare altri investimenti e per remunerare correttamente il capitale impegnato. Allora le cose potrebbero cambiare nell’interesse di tutti.

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