sabato, 23 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Moncler, il crollo in Borsa
non è tutta colpa di Report
Pubblicato il 06-11-2014


Oche spiumate vive-MonclerPer 48 ore i principali quotidiani nostrani hanno taciuto la notizia del famoso marchio di abbigliamento di lusso che – secondo quanto denunciato – non rispetta il codice etico nella spiumatura delle oche vive e delocalizza la produzione nell’Est europeo per ragioni di riduzione di costi. In quelle stesse 48 ore sulla Rete si scatenava una violenta indignazione degli utenti che invece il nome della marca lo facevano eccome, avendo sicuramente alcuni capi nell’armadio, da boicottare, almeno a parole.

Tutto nasce dalla messa in onda, domenica sera (2 novembre, ndr) del servizio “Siamo tutte oche” realizzato dalla giornalista Sabrina Giannini che, oltre a documentare il trattamento crudele di spiumatura delle oche, svelava che il costo medio di produzione di un piumino Moncler è di circa 30/40 euro, mentre il prezzo finale si aggira tra gli 800 e i 1200 euro. Immediato e violento l’impatto che il servizio ha avuto sui principali social network: su Facebook la fanpage ufficiale di Moncler – forte di più di un milione di sostenitori – ha ricevuto attacchi, offese e critiche al trattamento riservato agli animali e alla scelta di produrre all’estero.

“Le reazioni a ogni post del brand sono letteralmente schizzate alle stelle, passando da una media di 30 commenti al giorno nei post di ottobre a un picco di più di 1.800 per quello pubblicato il 2 novembre” rileva “Caffeina”, la Digital Company che supporta brand e aziende nella rivoluzione digitale. Anche su Twitter le conseguenze sono state esplosive: i cinguettii contenenti la parola “Moncler” sono aumentati da poche decine al giorno a più di 3.000, con frequenti richiami al boicottaggio.

Mocler andamento titoloSul fronte della débâcle del titolo in Borsa – che all’indomani dell’inchiesta ha perso oltre il 5% – in molti hanno pensato che gli investitori, invece di essere rassicurati dal silenzio della stampa imperante, si siano fatti influenzare dalla furia del popolo della Rete. Come a dimostrare quanto quest’ultima sia in grado di diffondere consenso e dissenso così consistenti da avere conseguenze serie sul mercato degli Affari.

In realtà, il titolo della prestigiosa azienda guidata da Remo Ruffini “da quando è stato collocato, lo scorso dicembre, ha perso circa il 33% del suo valore” ha spiegato Paola Pili, amministratore delegato della 3P SIM. “Mi sembra riduttivo pensare che la perdita in Borsa sia determinata dalle critiche ricevute in seguito alla trasmissione di RaiTre. Il titolo è sceso anche per i giudizi non positivi espressi dalla banca francese BNP Paribas, che ha fatto alcune valutazioni sulla sua sostenibilità” ha aggiunto Pili. “Si tratta di un titolo che sta scendendo ininterrottamente senza possibilità di appello. Non credo che i fondi d’investimento, che aiutarono il marchio di lusso nella sua fase di rilancio, domenica abbiano seguito Report”.

Silvia Sequi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento