lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nasce l’Alfanellum
col vincolo del 3%
Pubblicato il 12-11-2014


Sarà perché è numero perfetto. “Omne trinum est perfectum”, recitavano i latini. E un mio distratto compagno di Liceo tradusse maccheronicamente: “In ogni treno c’è un prefetto”. Ma siamo ancora di fronte al vincolo del tre per cento. Quello europeo tra deficit e Pil pare sia stato inventato per la Francia di Mitterand da un anonimo suo collaboratore, poi ripreso dall’Unione europea per misurare il tasso di credibilità economica dei vari paesi. Ritorna lo stesso numero per fissare, nella nuova legge elettorale, lo sbarramento della rappresentanza delle liste in Parlamento. Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.

Vi è un inevitabile intreccio tra la possibilità di varare una legge elettorale e quella di tenere insieme una maggioranza politica. Renzi si è esposto col patto del Nazareno, ma non può dimenticarsi di quello che gli garantisce Palazzo Chigi. E siccome la maggioranza si è raggiunta grazie ai voti del cosiddetto Nuovo Centrodestra è evidente che non lo si può cancellare per legge con uno sbarramento alto. Dunque si è scesi dal 5, al 4, al 3 per cento. Berlusconi però non può lavorare apertamente per far sì che Alfano e Renzi possano governare insieme. E poiché il suo tasso di renzismo deve fare i conti con una minoranza che dal mugugno é passata ormai alla contestazione, alza la voce e anche l’asticella.

Tutto ruota sul ruolo di Alfano. Personalmente ho sempre pensato che un partito che si chiama Nuovo centrodestra non possa stare eternamente con il Centro sinistra. E dunque o cambia nome, e il tema pare anche all’ordine del giorno, o dovrebbe rompere prima delle elezioni del 2018 senza arrivare al termine della legislatura col Centro sinistra per poi contestarlo, senza alcuna credibilità, con le elezioni. Il premio alla lista, eliminando le coalizioni, risolve anche questo problema. Alfano può presentarsi da solo, non coalizzato, e tornare alla Camera con qualche amico. Basta superare il 3 per cento. Per evitare che la minima barriera venga contestata da Berlusconi oggi Alfano gli manda segnali di pace e di disponibilità a ricomporre la vecchia alleanza.

C’è solo un piccolo particolare. E cioè che col premio di lista non ci sarà nessuna alleanza, perché non serve a nulla, se il 3 per cento varrà per tutte le liste. La rivoluzione non è di poco conto. Serve ad Alfano (soglia al 3% e premio alla lista che elimina le coalizioni), più che a tutti gli altri. È gradita al Pd per la sua vocazione maggioritaria, lo è anche a Vendola che potrebbe non coalizzarsi e superare il 3%. Non capisco cosa ci guadagni il Centro destra. Le promesse del figliol prodigo Alfano sono senza consistenza, Forza Italia è stimata al 15% e solo coalizzandosi con la Lega e Fratelli d’Italia, ed eventualmente Alfano, potrebbe nutrire una piccola speranza di vittoria. Ma senza coalizioni Forza Italia dove va?

Questa legge servirebbe al Paese? Diciamo la verità, l’Alfanellum è meglio dell’Italicum. Introduce le preferenze, fuoriuscendo da quel mostro che è il Parlamento dei nominati e la soglia del premio di maggioranza passa dal 35, poi 37 al 40%. Elimina le coalizioni che sono il virus della governabilità dell’Italia premiando la prima lista. Più difficile capire a quale modello si ispiri l’Alfanellum. A tutelare i piccoli, a dare il potere a un partito solo, a stabilire per legge che alla fine una lista, al primo o al secondo turno, vincerà. Se esistessero ancora i partiti, però. Già non esistono più, se pensiamo che si dovrebbero trasformare in liste pigliatutto, ci vengono fondati dubbi. In Italia questi partiti, e ancor di più le future liste, saranno in grado di assicurare la governabilità? Ne dubito…

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Commenti all'articolo
  1. Forse stiamo perdendo di vista il cuore del problema: Renzi sta costruendo una legge elettorale per il bipartitismo. In sé il bipartitismo non è l’inferno. esiste in molti Paesi e funziona. Ma in Italia lo si può imporre per legge? Il rischio è che tanti alle urne – i socialisti ad esempio – messi di fronte alla scelta Renzi o Berlusconi, perché né Grillo, né Vendola, né tantomeno Alfano sono ipotesi credibili di governo – non voteranno. Chissenefrega dirà Renzi, tanto conta la percentuale non il numero di italiani che votano … Sbagliato, perché come i socialisti, tanti altri elettori gireranno schifati le spalle alle urne e così il Parlamento – che sarà di ‘nominati’ salvo una piccola parte di eletti con le preferenze – rappresenterà solo una parte minoritaria del Paese. Insomma si allargherà la forbice tra Istituzioni e cittadini, tra potere e democrazia. E quanto può durare tutto questo prima che le forze extraparlamentari non mettano in crisi, per davvero, il ‘patto sociale’ che regge insieme tutto l’ambaradam dello Stato? L’ambizione di questi leader politici è tanto esasperata quanto irresponsabile. In nome della ‘governabilità’ si dà l’ultima spallata a un Italia a democrazia liberale parlamentare.
    Italicum con premio di lista, soglie, liste semibloccate, ecco dimostrato come al peggio non c’è mai fine. Ma allora non era meglio discutere seriamente di presidenzialismo? Ma davvero dobbiamo dire di sì a tutto quello che ci propone Renzi?

  2. Se riusciamo a portare a casa questa legge, introducendo ovviamente il premio alla coalizione e non alla lista, suddividendo anche i seggi del premio in proporzione ai voti di ciascun partito che abbia superato la soglia del 3 per cento, si sarà ottenuto un grande risultato non solo per noi ma per la democrazia italiana. spero che Renzi non anteponga FI ai suoi alleati di governo.

  3. La si può giudicare come si vuole. Ma questa ipotesi di legge elettorale è rivoluzionaria. Nel senso che cambia tutto. Finisce l’era delle coalizioni e inizia quella delle liste integrate. Il premio alla lista porterà al rafforzamento delle liste maggiori con inserimenti esterni, perché si deve superare il 40. Col premio di maggioranza anche col tre cento di sbarramento ci saranno problemi per chi non compete. Alfano ha fatto il massimo per se, ma deve stare attento alla conseguenza della reductio a due.

  4. Questa probabile legge elettorale mi sembra che migliori leggermente le cose, sono per le preferenze , anche se comportano dei problemi, per una soglia bassa di accesso al parlamento, perchè è più democtaico, e sono anche per governi di coalizione, ma soprattutto credo che il male generale sia dovuto a puntare ad avere due partiti, tipo america, questo due un contro l’altro armato è un residuo paleo civile…

  5. Rispetto alla prima proposta mi sembra migliorativa sia rispetto alla soglia del 40% che, come sembra, alla parità di genere. Bisognerebbe introdurre solo una piccola modifica prevedendo il premio alla coalizione e non alla lista ed in proporzione ovviamente i seggi questo credo, è democratico. L’Italia non è un paese bipartitico.

  6. La nostra idea originaria era quella della opzione maggioritaria con la elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il bipartitismo va in questa direzione, ma manca dell’elezione presidenziale. In prospettiva il PSI potrebbe ambire al 3%. Ma se, come dice Mauro, non garantisce la governabilità, sarà un bel problema. Ma…

  7. Renzi pensa di bissare il 40% delle europee, ma a mio avviso, si illude. Ritorneremo di fatto al proporzionale. Sistema da me sempre auspicato ma che inciampa nella litigiosità italiana che rompe sempre patti appena conclusi.

    Il parziale ritorno alle preferenze è la “foglia di fico” con la quale ci illudiamo di aver reintrodotto la democrazia elettorale. Ma chi ha mai deciso le liste elettorali. Cioè chi entrerà in lista. I partiti che, lo sappiamo, hanno, al loro interno, un tasso molto basso di democrazia e di partecipazione.
    Siamo seri. Guardiamo i fatti per quello che sono.

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