mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Nencini: “La crisi dei partiti oggi più grave che nel ’92”
Pubblicato il 11-11-2014


Convegno-Psi“La ragione madre della crisi dei partiti è da ricercarsi nella crisi della società e del suo associazionismo”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi, ha esordito al convegno di Mondoperaio “Modelli di Partito e Riforma della Politica”.

Secondo Nencini “da questa crisi politica sono tre i tipi di partiti che ne sono usciti: i comitati elettorali, ovvero le alleanze governative, il partito di tipo localistico come la lega e quello leaderistico come nel caso di Monti”. E avverte: “Questo è il periodo peggiore del ’92, almeno allora c’era aria di rinnovamento, speranza. Adesso invece non ci troviamo di fronte a corpi intermedi reattivi”.

Il problema dei Partiti e del partitismo è un problema che circola nella crisi della rappresentanza e quindi della Democrazia. Oggi il modello dei Partito che si è imposto è quello del “Partito del leader”, dove come rilevato da Gennaro Acquaviva la “tendenza al consenso enfatico è tipica degli italiani, da Garibaldi in poi” e proprio la forma del Partito-stato è un’eredità che si sono divise in egual misura Dc e Pc, più del Partito Fascista.

Il problema generale, del Partito del leader, è quello di una rappresentanza “sostituita dalla testimonianza fisica”, e attualmente “viste le crescenti tensioni politiche si ha bisogno di un partito che sappia far politica oltre che testimonial e comunicazione e che si assuma le sue responsabilità”, secondo Giuseppe De Rita.

“Manca in Italia il principio di responsabilità”, afferma Cesare Pinelli. Un’altro fattore del partitismo tipicamente italiano è il ricatto dei piccoli partiti sui grandi.
La denuncia che fa Mario Ricciardi è quella del provincialismo politico italiano, anche nel rifarsi a modelli europei e anglosassoni che conoscono solo superficialmente. Molto decantato – ha spiegato – è il modello del Labour inglese; è vero che il pluralismo di questo partito è tale che vi approdano politici con idee contrapposte a quelle dell’animo del Partito, ma se il Labour ha resistito è perché ha il grande merito di essersi riallacciato alle origini, di non aver mai abbandonato nessuna anima al suo interno.

La differenza per quanto riguarda l’altro modello, quello americano, è che lì non ci sono ideologie di fondo, ma vige la responsabilità di fronte all’opinione pubblica che è il vero asse portante del sistema politico d’oltreoceano, “la politica ha la controparte di votazioni e sondaggi continui, i partiti non possono permettersi il letargo”, così come rileva lo storico Giuseppe Mammarella.

Un Partito che alla fine si è adeguato al modello del Partito del leader è oggi quello del Pd, che era l’unico schieramento, quello della sinistra, o meglio del centro- sinistra, a reggersi su alleanze senza una vera e propria forma di Partito. “Dalla sua nascita, sette anni fa, il Pd è nato per l’esigenza di non essere al centro dello scontro di coalizioni così come avvenne con Prodi”, ha affermato Giorgio Tonini. La necessità è stata quella di prendere esempio dal fallimento dell’Ulivo per mancanza di una leadership seria, la necessità di un riformismo necessario contro la veterocrazia e la sua vocazione maggioritaria.

Anche in un sistema come quello francese, con Partiti molto simili ai nostri, ogni leader non ha motivo di esistere senza un Partito dietro “soprattutto senza un partito nessun politico arriva alla presidenza”, rileva Michele Marchi.
Insomma i Partiti sono dei “sistemi strutturali da cui la politica non può prescindere”, secondo Gaetano Quagliariello.
Non si può quindi che essere d’accordo con le deduzioni dell’incontro organizzato da Luigi Covatta con il mensile Mondoperaio, la crisi dei Partiti è lampante, ma se ne ha ancora bisogno per una questione identitaria, per l’anima stessa di una democrazia altrimenti inconsistente e in ultima analisi, se tutte le democrazie occidentali prevedono forme di rimborso elettorale un motivo ci sarà.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Si sono distrutti tutti quegli organismi che servivano per la formazione del cittadino non soltanto i partiti. E’ rimasta solo la chiesa con i parroci a fare formazione, infatti i boy-scouts imperversano. Il nostro partito, benché piccolo, potrebbe fare cose egregie anziché nascondersi dietro renzi a livello nazionale e dietro le liste civiche a livello locale, ma i posti sono posti no?

  2. Un grazie ad un intellettuale come Covatta. Ma Mortati lo aveva già previsto ” La costituzione materiale” ( 1940)
    Si pensi ai pregevoli saggi di Duverger e agli studi del De Martino sulla costituzione della Repubblica Romana.
    Il problema è ribadire la cogenza di Statuti identitari e democratici, senza un Direttorio espressione di influenze localistiche. Insomma, oligarchiche. grazie.

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