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Opinioni e commenti
 

Palestina. Mozione del Psoe per il riconoscimento
Pubblicato il 17-11-2014


Palestina-riconoscimento

Il Parlamento spagnolo discuterà domani una mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, presentata dal Psoe e alla quale il Pp ha presentato un emendamento. Il testo è stato negoziato tra tutti i gruppi politici.

Secondo la proposta, la Moncloa esorterà il governo a “promuovere il riconoscimento della Palestina come Stato, soggetto di diritto internazionale, riaffermando la convinzione che l’unica soluzione possibile per il conflitto è la coesistenza di due Stati, Israele e Palestina.

Il passo del Parlamento spagnolo fa seguito ad altri due importanti passi nella stessa direzione, quello della Gran Bretagna e quello della Svezia.

Una mozione per il riconoscimento, presentata da laburista Graham Morris, è stata approvata alla metà di ottobre con 274 voti a favore e solo 12 contro. Il voto inglese, di pari passi alla decisione del premier svedese Stefan Loefven di una settimana prima, come quella spagnola, segnala un’importante cambiamento di atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti della causa palestinese anche, e probabilmente soprattutto, come conseguenza del fallimento dei colloqui di pace tra Israele e Palestina e dell’ultimo conflitto a Gaza nel quale più di 2000 palestinesi – tra cui circa 500 bambini – hanno perso la vita e oltre 11 mila sono stati feriti a fronte di 66 soldati israeliani, 5 civili, tra cui un bambino, uccisi e 469 soldati e 837 civili feriti.

La questione si intreccia strettamente col problema dei Territori Occupati perché continua a crescere senza soluzione di continuità il numero degli insediamenti di coloni israeliani. Morris, al momento del voto sulla sua mozione, ebbe a dire che il riconoscimento sarebbe “un messaggio chiaro e giustificato che la Gran Bretagna ed altri Paesi riconoscono i diritti dei Palestinesi e che il progetto delle colonie illegali non ha validità”.

Anche in Italia si discuterà presto del possibile riconoscimento della Palestina. Una mozione in questo senso è stata avanzata dai parlamentari socialisti, prima firmataria Pia Locatelli, e altre due mozioni sono state presentate da SEL e M5S.

Già il 29 luglio 2014 Pia Locatelli era intervenuta in Aula a Montecitorio, nel dibattito seguito all’informativa della ministra degli Esteri Mogherini sulla crisi israelo-palestinese, per affermare che a fronte del massacro di civili non era più possibile restare inattivi “accettando che domini la forza, che è inefficace prima ancora che moralmente sbagliata”. “Dobbiamo cercare soluzioni nuove, coraggiose, che aiutino le parti ragionevoli ad arrivare all’accordo di pace basato sulla soluzione di due Stati come sempre richiesto dall’ONU” aveva aggiunto, suggerendo che l’Unione Europea facesse propria la proposta del riconoscimento della Palestina.

Secondo Tel Aviv, la posizione favorevole al riconoscimento rappresenta una scelta che “mina le possibilità di raggiungere una pace reale”, ma in molti in Europa sono di parere opposto.

Il valore di queste mozioni è per ora solo simbolico, è un messaggio al governo israeliano, ma soprattutto ai cittadini di Israele, che l’Europa crede ancora nel negoziato e non vede alternative percorribili a quella della coesistenza pacifica.

«Il riconoscimento della Palestina non è un’alternativa ai negoziati, ma è un ponte per riaprirli». Così laburista britannico Ian Lucas, aveva commentato le proteste contro il voto alla Camera dei Comuni per il riconoscimento della Palestina.

Dal 2012 la Palestina è ufficialmente annoverata dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 67/19, appoggiata dall’Italia, come Stato osservatore permanente e complessivamente sono 134 i Paesi che, in epoche diverse, hanno riconosciuto la Palestina come Stato tra cui Paesi europei come Polonia, Norvegia e Islanda.

L’Unione Europea da parte sua ha condannato ripetutamente la politica degli insediamenti che Israele continua a portare avanti nei Territori Occupati, rendendo sempre più difficile la realizzazione del progetto dei «due popoli e due Stati» che è l’unica opzione praticabile sul terreno, accettata dall’Autorità Palestinese e da tutti i paesi membri della lega Araba.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha recentemente sottolineato che le «radici della violenza sono dovute all’occupazione lunga mezzo secolo, alla negazione dei diritti palestinesi e alla mancanza di progressi nelle trattative».

Armando Marchio

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