venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Pedro Sanchez ‘rompe’ con Zapatero
Pubblicato il 26-11-2014


Pedro-SANCHEZ-PSOELa mossa politica di Pedro Sanchez segretario dei socialisti spagnoli è finalmente arrivata. Prima una campagna d’immagine volta alla rincorsa all’eredità politica di Zapatero tutta diritti e valori del socialismo messi in soffitta dalla scellerata gestione Rubalcaba, e poi in un sol colpo l’eliminazione del patto che unì all’epoca dell’ultimo governo socialista, il PSOE al PP nell’approvazione della modifica dell’art.135 della Costituzione, che regola il deficit pubblico secondo i trattati sottoscritti in sede europea.

Una mossa dal  profondo significato politico, perché se da un lato il segretario del PSOE cerca dopo quattro mesi dall’elezione l’emancipazione dal proprio passato e mira a recuperare quei socialisti delusi dalla rettifica dell’art.135, realizzata nel 2011 da un governo Zapatero allo sbando; dall’altro, Pedro Sanchez tenta di liberarsi dalla pressione mediatica più che politica di Podemos e da Sinistra Unita (Iu) rinvigorita dal nuovo segretario Alberto Garzón Espinos, che citano quella riforma come prova lampante che Pp e Psoe sono due facce della stessa medaglia.

SANCHEZ-SpagnaCambiare rotta politica così rapidamente ha sorpreso molti anche all’interno dello stesso PSOE un rischio inevitabile per tentare la strada del cambiamento. In molti anche all’interno della maggioranza del POSE, già prime linee dei governi Zapatero credono nel pericolo che tale mossa possa però togliere credibilità al partito. La stessa formazione politica che ha sostenuto il discorso secondo cui abbassare le tasse è qualcosa di sinistra e la stabilità di bilancio non può essere separata dalla stabilità del welfare, ora lancia messaggi contrari, e promette di dare la priorità alla spesa sociale sopra ogni cosa.

Nel 2011 l’allora premier socialista Zapatero agì dopo essere stato invitato dalla Banca centrale europea (Bce) ad intraprendere “misure urgenti” per restituire alla Spagna la credibilità sui mercati, a seguito dello scoppio della bolla immobiliare, e per questo negoziò una riforma costituzionale con l’allora leader dell’opposizione Mariano Rajoy. Ora, il PSOE cambia idea in un contesto finanziario meno teso ma con una forza parlamentare in sufficiente per correggere quello che era stato fatto. Una scelta mediatica più che politica quella di Sanchez che ha rubato le prime pagine all’annuncio di Artur Mas Presidente della Catalunya di indire elezioni anticipate.

Nel corso della seduta odierna al parlamento regionale, Mas ha affermato che “non mi preoccupa che ci sia un’unica lista, ma il risultato deve essere chiaro e comprensibile a tutti, cioè che le forze in campo siano a favore dell’ indipendenza”. Decisamente critico il segretario dei socialisti catalani, Miquel Iceta, favorevole a una Spagna federalista che ha accusato Mas di confondere il proprio interesse personale con quello della Catalogna. Nella prima ‘road map’ tracciata dopo la consultazione simbolica del 9 novembre, Mas prevedeva elezioni anticipate, con una lista unitaria – che punti all’indipendenza – di tutti i partiti favorevoli al referendum, per raggiungere la maggioranza assoluta nel Parlamento catalano. Il governo così eletto avrebbe un mandato di 18 mesi per negoziare la forma e la struttura del futuro Stato catalano e convocare elezioni ‘costituenti’, nelle quali i catalani sarebbero stati chiamati ad esprimersi sull’indipendenza della regione.

Se Sanchez taglia i ponti col passato e in Catalunya si respira aria di elezioni, il Presidente del governo Mariano Rajoy che si avvia all’ultimo anno di legislatura, sta valutando di trasferire il Senato di Madrid a Barcellona, nell’ambito di una serie di misure per contrastare l’indipendentismo catalano, secondo fonti ufficiali citate dall’agenzia Bloomberg, ma più che di traslochi Rajoy dovrebbe preoccuparsi delle 43 richieste di rinvio a giudizio per undici reati, arrivate ieri dal giudice Pablo Ruz che ha chiuso la principale istruttoria dell’inchiesta sul ‘caso Gurtel’, la rete di corruzione che coinvolge alti dirigenti del Partido Popular.
Il magistrato ha considerato la ministra alla Sanità Ana Mato, pur non essendo indagata, tra i beneficiari degli affari illegali attribuiti a suo marito.
Coinvolgimento che in serata ha portato alle dimissioni della ministra “ho deciso di rassegnare le dimissioni”, ha spiegato in una nota “non voglio, in alcun caso, che il fatto di restare al mio posto possa essere utilizzato per arrecare danno al governo spagnolo, al suo Presidente o al Partito Popolare”
Prosciolto invece l’ex ministro degli interni, Angel Acebes, che tuttavia resta imputato in uno stralcio dell’istruttoria sulle cosiddette ‘carte Barcenas’, relative alla contabilità occulta del Partido Popular.

Sara Pasquot

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