sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Petacco e Matteotti
Pubblicato il 26-11-2014


A volte Petacco scade nella banalità. Riscoprendo l’antica teoria del “cui prodest” egli rivela che Mussolini non aveva nulla da guadagnare dal delitto Matteotti. E dunque non può avere ordinato il suo omicidio. Mussolini era al potere da meno di due anni, aveva appena stravinto le elezioni del 1924, non solo grazie alla violenza e alla sopraffazione, tentava di dimostrare che il fascismo non era solo olio di ricino e squadracce. Petacco ne trae la conseguenza che Mussolini sia stato estraneo al delitto. Dunque che Cesare Rossi, segretario particolare del duce, sia stato un volgare mistificatore con quel suo documentato memoriale, e che Giovanni Marinelli abbia organizzato forse solo una punizione senza cercare la morte del rapito. Orbene tra la scelta consapevole di Mussolini di eliminare quel suo coraggioso, anzi temerario, contendente, e quella di volergli solo impartire una lezione che la banda Dumini (secondo l’ammissione dello stesso fatta al figlio di Matteotti Matteo fu il milanese Amleto Poveromo a uccidere Matteotti con una serie di pugnalate sferrate poco dopo il suo rapimento) si è inserita recentemente un’altra motivazione che farebbe anche piazza pulita del “cui prodest” di Petacco. Matteotti, quando venne prelevato in via Arnaldo da Brescia, dai suoi rapitori, aveva con sé una borsa che conteneva la documentazione di un’interpellanza che avrebbe dovuto rivolgere al governo sulle tangenti pagate ad ambienti governativi e anche vicini alla corona dalla società petrolifera Sinclair. Uno scandalo che avrebbe, forse ancor più delle denunce sulle irregolarità delle elezioni, fatto traballare il governo e forse anche la corona. In questo caso sarebbe risolto anche il “cui prodest” di Petacco che non può non conoscere le rivelazioni su questa vicenda. E trincerarsi dietro un dubbio che è dovere degli storici accertare non solo con la banalità, ma con la ricerca.

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Commenti all'articolo
  1. Matteotti è un martire pacifista socialista del fascismo…Questo fatto dà fastidio a molti. Mussolini socialista interventista ben conosceva e temeva Matteotti, al pari di Nenni. Sapeva per essere stato socialista e per averne tradito gli ideali che, solo un grande partito socialista poteva ostacolarlo, e per questo ne decapitò i pensatori più importanti. Perchè anche Coccia ed i fratelli Rosselli in Francia fecero la stessa fine di Matteotti….Petacco approfondisca meglio la storia fascista e vedrà che le prove tornano per accusare il duce…

  2. Io tuttavia prendo atto delle rivelazioni contenute nelle stesse ricerche di Matteo, figlio di Giacomo, poi fatte proprie dallo storico De Felice, che ritiene fondata la pista Sinclair, che ho citato e ritiene altresì plausibile la responsabilità diretta del re Vittorio Emanuele III, coinvolto personalmente nelle società senza sborsare una lira per un’operazione in Tripolitania, che avrebbe poi corrotto con una cospicua tangente di 150 milioni, per l’epoca enorme, De Bono, Cesare Rossi, Marinelli e Filippelli, poi inquisiti per il delitto. Questo accordo venne invalidato dal governo e Matteotti, che nel 1924 sarebbe stato in Inghilterra ospite della massoneria inglese, avrebbe avuto i documenti che provavano il coinvolgento della corona nell’affare. Dunque, in questo caso, i promotori dell’assassinio sarebbero il re e De Bono, con la copertura di Cesare Rossi e di Marinelli. Resterebbero anche in questo caso le responsabilità delle coperture e delle indagini sviate da parte del governo e dello stesso Mussolini. Questo per amore di verità.

  3. GRAZIE ALESSANDRO BRAVI. Fà bene il DIRETTORE a sviscerare tutti i misteri d’Italia..Ma….di converso non fù lo stesso re a favorire Benito Mussolini quando organizzò la marcia su Roma nel 1922, e poi lo fece arrestare quando vide che non gli era più utile e funzionale…

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