mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

PROVE DI AUTUNNO CALDO
Pubblicato il 03-11-2014


Centri sociali-Renzi-scontri

Cortei, fumogeni, lancio di uova, cori, proteste e cariche della polizia. Per il Presidente del Consiglio, dopo la Leopolda, nulla sarà come prima e a Brescia, all’Assemblea degli industriali, dopo gli scontri di Roma, se n’è avuta la conferma: soffia il vento dell’autunno caldo.
Le premesse ci sono già tutte: economia in crisi profonda e lontana dalla ripresa, fabbriche che chiudono, sindacati in rotta col governo.

Lo scontro con il maggior sindacato, la CGIL, con la minoranza interna, con la ‘sinistra’ intesa come un ‘mondo antico’ che non solo non serve più, ma che addirittura  può impedire al Paese di uscire dalla crisi, ha aperto ufficialmente uno scontro che si spera resti solo sul piano politico. Gli incidenti di Roma della scorsa settimana, con le botte della polizia agli operai delle acciaierie di Terni, hanno dato il là: ora la sinistra antagonista ha un bersaglio ben più corposo e interessante della TAV e non sarà facile per la sinistra ‘normale’ mantenere il confronto con la maggioranza di governo sul piano delle idee. Difficile non venir stritolati nella tenaglia ‘o con me o contro di me’. Fa comodo a troppi spaccare il Paese, emarginare, radicalizzare.

L’intervento di Matteo Renzi all’assemblea confindustriale alla fabbrica Palazzoli, è stato accompagnato all’esterno dagli scontri con i centri sociali, Cobas e movimenti studenteschi, che hanno poi occupato il centro di Brescia mentre le forze dell’ordine tentavano di tenerli lontani con cariche e manganelli. Gli agenti sono stati bersagliati da uova, fumogeni e anche qualche pietra con un bilancio di un carabiniere e un poliziotto feriti.

Proprio all’esterno della Palazzoli, circondata da carabinieri e poliziotti in tenuta antisommossa, si era riunita anche la Fiom di Brescia per un’assemblea contro il Jobs Act. Su uno striscione ad accogliere il Presidente del Consiglio c’era scritto:  “Renzi non hai mai lavorato giù le mani dal sindacato “.

Così Renzi è stato accolto al suo arrivo dai fischi e dalle urla di protesta di alcune centinaia di lavoratori. Proprio nei giorni scorsi il sindacato aveva denunciato come la Palazzoli fosse una delle aziende bresciane che viola lo Statuto dei lavoratori impedendo assemblee retribuite. A gettare benzina sul fuoco anche la notizia che la visita di Renzi sarebbe costata la sottrazione di una giornata di lavoro dal monte ferie dei dipendenti. L’azienda avrebbe infatti deciso di sospendere la produzione per un giorno costringendo i dipendenti alle ferie forzate «per poter ospitare più gente possibile nello stabilimento» in occasione della visita del Presidente del Consiglio. Insomma il clima della Leopolda sembra davvero aver stimolato gli ‘animal spirit’ del capitalismo italiano un clima che ha spinto i manifestanti a tentare di unirsi all’assemblea della Fiom, tentativo subito respinto dal sindacato che, evidentemente, conosce la storia degli ultimi decenni e sa evitare i pericoli di una saldatura con le frange più estreme.

Parlando agli imprenditori Renzi ha spiegato che “si è aperta un’opportunità pazzesca e non coglierla sarebbe un errore gravissimo “.  “Se facciamo ciò che siamo in grado di fare, l’Italia dei prossimi anni sarà la locomotiva in Europa. Ma bisogna aver coraggio di dire che è finito il tempo dei si farà: ora o mai più. Ecco il senso dell’urgenza che muove me e il mio governo “.

Il Presidente del Consiglio ha poi addossato alla minoranza del suo partito e ai sindacati, ma senza mai nominarli, la volontà di radicalizzare lo scontro:  “Dobbiamo evitare un rischio pazzesco – ha detto –  c’è un disegno per dividere il mondo del lavoro “. Ma  “non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: c’è un’Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro “.  “Se vogliono contestare il governo – ha detto ancora Renzi – lo facciano “ senza fare del mondo del lavoro  “un campo di gioco di uno scontro politico “.

“Si affrontino le questioni del Jobs act. Se si vuole attaccare il governo ci sono altre strade, senza sfruttare il dolore dei disoccupati “.  “Il clima fuori è cambiato: tre mesi fa eravamo una banda di ragazzini – ha detto ancora – ora che stiamo facendo le riforme siamo diventati la quintessenza dei poteri forti, la longa manus di chissà quali disegni, gli uomini soli al comando. Ma non c’è un uomo solo al comando, c’è un popolo che chiede di cambiare per sempre (replicando all’editoriale di domenica del fondatore de la Repubblica Eugenio Scalfari” Per il premier Matteo Renzi, tra gli strumenti del cambiamento c’è pure la riforma della legge elettorale, il famigerato Italicum che è forse peggiore della legge Acerbo. Sapere chi vince – ha detto – non deve essere “più un terno al lotto”. “Anch’io non sono stato eletto dai cittadini, ma sono qui nel rispetto della Costituzione”.

Renzi ha poi parlato anche di uno dei punti più caldi della crisi, quello della vertenza delle Acciaierie di Terni. “Credo che a Terni si possa arrivare a una soluzione recuperando la capacità di dialogo. Per mia esperienza quando il sindacato fa il sindacato e si occupa dei lavoratori credo sia una funzione fondamentale e faccio di tutto perché sia difesa”.

Per il Presidente del Consiglio, Squinzi ha avuto le consuete parole di apprezzamento:Lei si è assunto il pesante fardello di far uscire l’Italia dalle secche di regole e culture sorpassate che sappiamo ci condurrebbero a un lento ma inarrestabile declino. Di questo arduo impegno non possiamo che esserle grati. Se ne sentiva la necessità”. E dalla CGIL sono arrivate altrettanto scontate le critiche: “C’è molto nervosismo nelle parole del presidente del Consiglio che ancora una volta evoca fantasmi e complotti, lancia invettive e ammonimenti, ma evita accuratamente di dire come si crea lavoro e come si rilancia il Paese”. “Quella imboccata non è la strada giusta. Al contrario, è proprio quella che divide il Paese”.

Renzi comunque non sembra aver nessuna intenzione di modificare la rotta che sembra intenzionato a mantenere a colpi di voti di fiducia (siamo a un vero record, già 28 con quella di oggi sulla riforma del processo civile) compresa questa, davvero ‘eccezionale’, sul Jobs Act,che è una legge delega, e infatti in un’intervista al Tg5, ha spiegato che “le dinamiche parlamentari le vedremo alla Camera nelle prossime settimane, nei prossimi giorni. Se ci sarà bisogno di mettere la fiducia la metteremo. L’importante è che la fiducia non la perdano quelli che devono creare lavoro in Italia”.

Armando Marchio

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